Reportage - Cronache del xx° secolo -
LA MORTE DI STALIN
IL XX CONGRESSO DEL PARTITO COMUNISTA DELL'URSS
La morte di Stalin
XX Congresso del Partito Comunista Sovietico
Nel 1953, il 5 marzo, si verificò un avvenimento di grandissima importanza storica, che intervenendo direttamente nel rapporto tra i due blocchi (USA/URSS) era destinato a modificare in profondità la situazione creatasi nel dopoguerra: la morte del Compagno Stalin.
La scomparsa del grande dirigente sovietico, successore di Lenin, diede il via, all'interno del gruppo dirigente dell'URSS, a una dura, aspra lotta politica, e questo perchè, come con grande lungimiranza aveva analizzato Stalin, la lotta tra le due linee, l'una quella rivoluzionaria (marxista-leninista) e l'altra quella reazionaria (borghese-revisionista), si sarebbero inevitabilmente scontrate. L'atteggiamento meno intransigente, ossia di abbandono dei principi del marxismo-leninismo che, purtroppo, caratterizzò la politica estera sovietica dei successori di Stalin portò pertanto sin dall'inizio a risultati molto appariscenti, che se all'inizio apparvero positivi, in seguito risultarono essere effimeri e nelle successive condizioni addirittura deleterie, per il mantenimento delle conquiste fatte con il Socialismo. Un primo risultato si ebbe infatti nel 1953 con la pace in Corea, ma... l'ultimo ed oggi inconfutabile risultato è stato l'aver permesso di destabilizzare e quindi dissolvere l'Unione delle repubbliche Socialiste Sovietiche.
Ma il fatto nuovo più sostanziale della politica (interna) sovietica, al tempo, fu l'aspra, diffamatoria requisitoria contro Stalin, tenuta nel 1956 dal nuovo primo ministro Kruscev durante il XX Congresso del Partito Comunista dell'Urss. Egli criticò duramente la direzione politica di Stalin, accusando il Compagno Stalin di aver istituito a proprio vantaggio una sorta di "culto della personalita", contrario alle dottrine socialiste e alle tradizioni proletarie. L'eco nel mondo fu grandissima, sia nell' Occidente capitalistico come nei paesi del Campo Socialista e in tutti i Partiti comunisti dell'Occidente.
In Ungheria, dove il Partito Comunista era ancora saldamente diretto da onesti dirigenti comunisti, fedeli al Marxismo-Leninismo, si verificò nell'ottobre 1956 un tentativo di golpe controrivoluzionario per rovesciare il governo della Repubblica Popolare, che fu poi sventato dall'intervento dell'Armata Rossa (nonostante l'aperta ostilità e gli intrighi dei revisionisti kruscioviani). Indubbiamente i revisionisti kruscioviani non erano ancora del tutto padroni del campo!
Nonostante, questa, purtroppo, dolorosa esperienza ungherese e le asprezze della guerra fredda, si venne consolidando la politica del disgelo e della coesistenza pacifica (del resto, Stalin, a questo impegno dedicò gran parte della sua vita - fondò anche un movimento pacifista- quello dei Partigiani della Pace, il cui simbolo era una colomba bianca- Stalin e Roosveelt furono spesso rappresentati assieme ad una colomba - ricordiamoci che la guerra fredda è iniziata con Truman e si è inasprita in seguito, a causa della politica espansionista di Kruscëv e alla conseguente costruzione del muro di Berlino), si passò in pochi anni all'idea che, nonostante il contrasto di fondo tra i due tipi di societa' che USA e URSS rappresentavano (Capitalismo da una parte e Socialismo dall'altra), queste potessero coesistere e mantenere la pace nel mondo.
CRONOLOGIA DEL FAMIGERATO CONGRESSO
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Il XX congresso si svolse a Mosca nel gran palazzo del Cremlino dal 14 al 25 febbraio 1956.
Il Congresso del PCUS , che non si riuniva dal 1952, è il primo dopo la morte di Stalin.
" 14 FEBBRAIO
- Mosca -Si apre il XX congresso del Pcus - L'ingresso dei dirigenti del partito, capeggiati da Kruscev e Bulganin che si recano in tribuna dominata dalla statua di Lenin, viene salutato con una calorosa ovazione da circa 1600 delegati. Fra questi il Segretario del Partito Comunista Italiano, Palmiro Togliatti .L'assemblea ha quindi reso omaggio a Stalin
e agli altri dirigenti scomparsi, poi Kruscëv ha pronunciato un lungo discorso nel quale ha proceduto ad un profondo esame di tutti i problemi di politica interna ed estera. Così ha sintetizzato il principali obiettivi della politica estera dell'Urss:1) rispettare la politica leninista della coesistenza pacifica;
2 ) rafforzare le fraterne relazioni con le Repubbliche a democrazia popolare (campo socialista);
3 ) consolidare l'amicizia con i popoli d'India, Birmania e Afghanistan e "con i paesi che non vogliono aderire ai patti aggressivi dell'imperialismo";
4 ) adoperarsi per il miglioramento dei rapporti con gli Stati Uniti d'America, la Gran Bretagna. e la Francia in tutti i campi e specialmente in quello economico, tecnico e culturale;
L'oratore ha quindi sottolineato che si presenta la possibilità di uno sviluppo del socialismo fuori dell'ambito di un singolo paese e di una sua trasformazione in un sistema di portata mondiale. L'oratore ha accennato al fatto che il trionfo del socialismo potrebbe avvenire per le vie parlamentari, purchè necessarie forze conquistassero la maggioranza nei diversi paesi. "Il capitalismo - ha detto - si è rivelato incapace di impedire questo processo storico". A sostegno di ciò egli ha fatto presente che l'U.R.S.S fin d'ora occupa il secondo posto nel mondo per il volume totale della sua produzione industriale; essa ha superato Francia, Gran Bretagna e Germania occidentale ed è in procinto di raggiungere gli Stati Uniti d'America.
(Comun. Ansa, 14 febbraio 1956, ore 18.50).
I Kruscioviani si tolgono la maschera ed iniziano a calunniare Stalin
"17 FEBBRAIO
- Mosca - "Nel discorso pronunciato ieri al congresso, SUSLOV, membro del presidium si è scagliato contro il dogmatismo e i "falsi filosofi del partito" che hanno permesso il "culto della personalità". (Ib. 17 febbraio, ore 12.47)"18 FEBBRAIO
- Mosca - Come riferisce la Pravda, nel suo discorso, Anastas Mikoyan ha espresso per la prima volta una aperta critica all'opera e alla figura di Stalin. "Il principio della direzione collettiva è elementare in un partito di tipo leninista - ha detto Mikoyan- ma questa vecchia verità deve essere messa in rilievo perchè in realtà per circa 20 anni noi non abbiamo avuto direzione collettiva ed è fiorito il culto della personalità, esercitando un'influenza estremamente negativa sulla situazione e sull'attività del partito"(Ib. 18 febbraio, ore 14.27)
"23 FEBBRAIO
- Mosca - Uno dei più "eminenti storiografi sovietici" Pankratova (evidentemente già ben addestrato alla parte che doveva sostenere), ha posto in evidenza davanti al XX congresso, la profonda crisi di cui ha sofferto per circa trent'anni la storiografia sovietica a causa del grande numero di argomenti resi dalla dirigenza Staliniana (secondo la sua opinione) "tabù". Gli interventi nella storiografia sovietica cominciarono in maniera sistematica nel 1929. In quell'epoca, quando Stalin dirigeva il partito, secondo, quanto afferma lo storico (revisionista) egli ordinò di far sparire dalle biblioteche e dai musei tutte le opere e i documenti che ponevano in risalto il ruolo di primo piano che i suoi rivali e avversari ebbero durante la rivoluzione. Nella stessa epoca Stalin - afferma lo storico - fece introdurre il "culto della personalità" nella stampa e nella letteratura, le quali si videro obbligate a pubblicare periodicamente i suoi ritratti e i panegirici a lui indirizzati da varie personalità e collettività, attribuendogli, nella condotta della rivoluzione e della guerra civile, una parte molto importante di quella che in realtà egli aveva svolto.(
Alquanto non degne di fiducia e considerazione queste rivelazioni postume, giacchè erano ben conosciuti e documentati i contributi alla lotta rivoluzionaria di Stalin. Quel Stalin, definito dallo stesso Lenin: - Quel magnifico georgiano!)Lo storico continua affermando che - Stalin reclamò una completa revisione dei testi che trattavano la storia del partito da parte degli storiografi, e fece riscrivere la storia della guerra civile, facendo apparire Trotzkij come un agente degli imperialisti.
(Ib. 23 febbraio, ore 16.53)
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Eppure erano ben note le diversità di pensiero e di come condurre la lotta per la costruzione del Socialismo che esistevano non solo tra Stalin e Trotzkij, ma ancor prima tra Trotzki e lo stesso Lenin. ndr)Il discorso che terrà Kruscëv sarà poi conosciuto come - il "Rapporto Segreto" su Stalin.
Krusciov consegna agli imperialisti le menzogne su Stalin, ordite dai nemici del Socialismo.
16 MARZO - "New York - Il "New York Times" pubblica un articolo di H. Salisbury, ex corrispondente del giornale a Mosca, il quale, dichiarando di aver attinto le sue informazioni da fonti diplomatiche, scrive che nel corso del recente Congresso, Nikita Kruscev ha fatto ai delegati dichiarazioni relative a Stalin che non sono state rese pubbliche. Kruscev avrebbe spiegato i motivi per cui si è voluto togliere Stalin dal piedistallo, svolgendo tutto un processo critico nei confronti di lui e facendo un "quadro sensazionale" degli avvenimenti dell'ultimo periodo staliniano. Dopo aver detto che Stalin "era soggetto a forme di fobia circa supposti tradimenti da parte di quelli che gli stavano vicini", Kruscev avrebbe dichiarato che negli ultimi anni Stalin "non era più lui" e che in quel periodo Mosca era una capitale oppressa da complotti, controcomplotti e intrighi, nei quali nessuno sapeva che sarebbe stato la prossima vittima". (Comun. Ansa, 16 marzo 1956, ore 11.35).
Conferma dalla Germania Occidentale
16 MARZO - Bonn - Secondo notizie provenienti da fonti autorevoli e giunte oggi a Bonn, Kruscëv, in un discorso pronunciato, a porte chiuse, alla fine del XX Congresso del Pcus, avrebbe lanciato un violento attacco contro Stalin, accusandolo di responsabilità per massacri e terrore durante i 30 anni in cui fu a capo dello stato sovietico. Durante questa riunione del 25, che sarebbe durata fino alle 4 del mattino, Kruscev avrebbe fornito ai delegati un vivido quadro del regime di "sospetto, paura e terrore" con il quale Stalin aveva governato specialmente negli ultimi anni della sua vita. Sempre secondo le stesse fonti, la decisione di rivelare tali segreti dell'epoca staliniana è stata presa perchè ritenuta la sola maniera per spazzare via il "culto di Stalin" imposto ai sovietici per 30 anni"
(Ib. 16 marzo, ore 21.35)
"Kruscëv avrebbe detto che prima dell'attacco tedesco contro l'Unione Sovietica, tutti si rendevano conto che stava scoppiando la guerra ad eccezione di Stalin, il quale si rifiutava di crederlo per il solo fatto che aveva concluso un trattato di non aggressione con la Germania.
(Sono famosi (famosi?) gli avvertimenti di Churchill (quali?), cui Stalin non voleva mai credere fino al giorno precedente. Fin quando alle 2 di notte del 22, quando Hitler iniziò "l'operazione Barbarossa" lo stesso Churchill gli diede la drammatica notizia sulla "linea rossa" (Linea rossa? E con quali mezzi di comunicazione? Telefonici o Radio? Indubbiamente il Sig. Kruscev, visto che quella linea (il famoso telefono rosso) lui effettivamente l'aveva attivata, dal Cremlino alla Casa Bianca, ha pensato fosse lecito affibbiare un precedente a Stalin! ), "Stanno arrivando, adesso sono sicuro che ci crederai" (?) "Durante la guerra - avrebbe affermato Kruscev- Stalin controllava le operazioni servendosi di un mappamondo di quelli che si usano nelle scuole (?), senza sapere mai veramente che cosa fosse una vera carta militare" (Questo passo pretende addirittura di far passare per un imbecille ed un idiota il Compagno Stalin. Incredibile davvero!) "Dopo la guerra Stalin divenne particolarmente sospettoso. Perfino i membri del Politburo avevano paura quando erano convocati da Stalin. (Cosa avevano da nascondere?). Essi non sapevano mai se avrebbero fatto ritorno". Kruscev avrebbe infine affermato che Stalin era dominato nello stesso tempo da mania di persecuzione e megalomania.(Ib. 16 marzo, ore 23.58)
"4 LUGLIO
- Washington - Il dipartimento di Stato americano ha pubblicato stamane sotto forma di un fascicolo di 58 pagine "la copia di un documento definito come una versione del discorso che Nikita Kruscev ha pronunciato nel corso del XX congresso del partito il 25 febbraio 1956"(Ib. 4 luglio, ore 17.26)
"4 LUGLIO
- Washington - Come appare dalla copia del documento pubblicato oggi dal Dipartimento di Stato- Kruscev afferma- Stalin in numerose circostanze dette prova di intolleranza, di brutalità e di abuso di potere. Egli spesso sceglieva la via della repressione e dello sterminio fisico contro uomini che non avevano commesso alcun delitto contro il partito e il governo sovietico. Stalin sarebbe l'autore del capo d'accusa "nemico del popolo". Questo termine, avrebbe precisato Kruscev, eliminava la possibilità di qualsiasi divergenza ideologica. In realtà, la sola prova di colpevolezza alla quale si ricorreva era la "confessione" ottenuta per mezzo di pressioni fisiche esercitate contro l'accusato. Nel suo discorso, Kruscev si sarebbe lungamente soffermato a parlare delle epurazioni all'attivo di Stalin. "Il 70 per cento dei membri del Comitato centrale e dei candidati eletti al 17° congresso sono stati qualificati "nemici del popolo". Kruscev avrebbe poi attribuito la liquidazione politica dei trotzkisti sotto Stalin all'impiego del terrore di massa contro i quadri del partito". "Se Stalin fosse rimasto ancora per qualche mese al potere -avrebbe dichiarato Kruscev- Molotov e Mikoyan molto probabilmente non avrebbero preso la parola al XX congresso" ..."Opporsi? Stalin aveva liquidato eminenti personalità del partito per cause di minore importanza".( Ib. ore 23.40)
C'è da chiedersi quali innate e superiori capacità politiche, possedesse il Sig. Kruscev, se riuscì allora a mantenersi vivo e vegeto, essendo sempre a così a stretto contatto con con lui che, oggi, alla luce del suo rapporto, sappiamo considerava essere un tirranno? La verità è che Krusciov è stato uno spudorato mentitore ed è e resta il più grande scissionista in seno al movimento Comunista e operaio mondiale e come tale và ancora oggi combattuto e denunciato! Costui è stato l'artefice del revisionismo moderno, l'inizio della futura liquidazione di tutte le grandi conquiste del potere Sovietico!
Ma allora perchè nessuno ha reagito?
5 LUGLIO - In una dichiarazione pubblicata oggi dalla Pravda, il Comitato centrale del Pcus risponde alla domanda " Come il culto di Stalin ha potuto svilupparsi nel paese dei Soviet"
Si deve tener conto - afferma il rapporto- da un lato delle condizioni storiche in cui è stato edificato il socialismo nell'Urss e, dall'altro, della notevole personalità di Stalin. La Russia sovietica fu la prima a tentare l'edificazione di una società socialista. Durante un quarto di secolo essa è restata come "una fortezza assediata" e la minaccia che incombeva si aggravò dopo l'assunzione del potere, in Germania, da parte di Hitler" - "Il XX Congresso e tutta la politica dopo la morte di Stalin mostrano con evidenza che in seno al Comitato centrale esisteva un nucleo di dirigenti comunisti che si rendevano conto.
(Di cosa si rendevano conto? Delle lotro trame?)Ci si potrebbe chiedere perchè questi uomini non si sono apertamente levati contro Stalin, perchè non l'abbiano allontanato dalla direzione.(
Dirigenti riconosciuti del tempo, marxisti-leninisti come il Compagno Enver Hoxha, hanno chiesto invece cosa stessero tramando questi traditori ed hanno apertamente denunciato le infamie dei revisionisti kruscioviani. Controllate il discorso che Enver Hoxha tenne a Mosca, nel 1960 alla conferenza degli 81 partiti comunisti e operai che svolse i suoi lavori dal 10 novembre al 1 dicembre 1960. Essa fu convocata in una situazione molto complessa del movimento comunista internazionale come conseguenza della diffusione del revisionismo moderno e soprattutto dell’attività disgregatrice antimarxista della direzione sovietica con alla testa Krusciov.)(Ib. ore 09.48)
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... Ed eccoli dunque i revisionisti kruscioviani al bivio, sono confusi, incerti, cadono nella aperta contraddizione - Stalin era dunque amato dal popolo, lo confermano le dichiarazioni dello stesso kruscëv, ma questo sincero sentimento che si esprimeva anche con lo sfoggiare le sue effigi e inneggiare al suo nome, i revisionisti kruscioviani lo definiscono culto della personalità ed l'immenso amore di un intero popolo per un grande maestro e condottiero proletario come Stalin, lo rifiutano, in quanto non è da tenersi in considerazione! A loro dire sarebbe stato un sentimento forzato!) (sic!)LENIN LO AVEVA GIA' INTUITO (?) ... MA IL FAMOSO TESTAMENTO POLITICO E' VERO, OPPURE E' UN FALSO?
Kruscëv e i suoi accolliti costruiscono le fondamenta del nuovo corso (Revisionismo moderno) continuando ad infangare la figura e l'opera di Stalin!
19 MAGGIO 1956 - Parigi - "Grazie al giornale Komsomolskaia, il popolo sovietico conosce finalmente l'essenziale dei giudizi dati da Lenin nel suo "testamento politico", tenuto nascosto per 34 anni.
Il 25 dicembre 1922 Lenin si andava riprendendo dal suo primo attacco di paralisi; con un appunto dettato alla sua segretaria, tenne ad esprimere al Comitato la sua apprensione che Stalin, nominato nel 1921 segretario generale, abusasse del potere che gli veniva da tale carica. Dava un giudizio molto duro su di lui, raccomandandone l'allontanamento puro e semplice dal posto di segretario.
Il 4 gennaio Lenin aggiungeva all'appunto questo post-scriptum: "Il compagno Stalin ha concentrato un immenso potere nelle sue mani e io non sono sicuro che egli ne sappia sempre fare uso con sufficiente prudenza. D'altra parte il compagno Trotzki si distingue non soltanto per le sue capacità eccezionali ma anche per una eccessiva fiducia in se stesso. Queste caratteristiche dei due dirigenti più notevoli potrebbero condurre a una scissione." Stalin è un uomo abbastanza rude e questo "difetto", pienamente sopportabile tra noi comunisti, diviene intollerabile nella funzione di segretario generale. Ecco perchè io propongo ai compagni di riflettere sul modo di allontanare Stalin da questa carica e di nominare al suo posto un uomo che sia più paziente, leale, gentile, meno capriccioso. Questa circostanza può sembrare un'inezia insignificante, ma io penso che per impedire una scissione, considerati i rapporti tra Stalin e Trotzki, non si tratti di un'inezia".
Il documento, morto Lenin
(affermano i traditori Kruscioviani ndr), fu consegnato dalla vedova (Krupskaya) al Comitato centrale chiedendo che venisse comunicato al Congresso.Costoro
(i Kruscioviani ndr) affermano che si cercò di farlo passare sotto silenzio, poi pare su insistenza della vedova di Lenin, ne venne data lettura nel corso di una seduta ristretta del congresso con il divieto di pubblicarla in seduta plenaria (perchè?).Com'è possibile tutto questo? Com'è possibile che Trotzki
(al tempo delle divergenze con Stalin, in possesso di un arma così formidabile non l'abbia usata per combattere il suo avversario politico?) - come affermano i kruscioviani - non volle che fosse reso pubblico? E' stato dunque veramente seppellito per 34 anni? Oppure è (... anzi è ormai certo, alla luce di quanto si è scoperto ultimamente e di tutto quello che è accaduto in seguito, giungendo sino ai giorni nostri alla distruzione dell'Urss) il documento testamento di Lenin è un grande falso storico. E' ormai chiaro essere stata l'abile montatura orchestrata da Krusciov contro Stalin!Nel corso del XX congresso del PCUS che si tiene a Mosca dal 14 al 25 febbraio, Kruscëv legge il " rapporto segreto" sui crimini di Stalin, attaccando il "culto della personalità"
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Il rapporto di Kruscëv, sottolineando le sofferenze di tanti "comunisti" che appartenevano all'incirca alla stessa generazione di molti delegati del XX congresso, mirava accortamente a conquistare le loro simpatie.Se il Presidium aveva avuto delle perplessità circa l'accoglienza che il congresso avrebbe riservato all'attacco contro Stalin, si può immaginare quali fossero le sue apprensioni per la reazione dei cittadini sovietici.
Alle organizzazioni furono distribuite copie numerate con l'ordine di restituirle.
Ma sembra che le versioni consegnate furono più d'una. E' da ritenere che le organizzazioni meno importanti dovettero accontentarsi di una versione addomesticata (
evidentemente i neorevisionisti kruscioviani temevano la reazione di buona parte dei delegati). Anche i partiti comunisti stranieri furono autorizzati a leggere copie del rapporto, finchè in giugno si arrivò alla sua pubblicazione in Occidente (...meglio dire alla svendita all'imperialismo dell'opera di Stalin).La leadership sovietica non volle confermare l'esattezza di questo testo (
di cui sotto ne riportiamo alcune parti), ma nello stesso giugno rese nota la breve risoluzione con cui il congresso aveva approvato l'attacco al "culto della personalità" (senza mai fare il nome di Stalin - ... dunque i kruscioviani avevano grande timore di ciò che avevano ordito). In questa risoluzione non c'era traccia della drammatica indignazione che aveva permeato le parole di Kruscëv, così come mancavano i clamorosi esempi di torture e falsificazioni imputate a Stalin.(Stalin, vol. 6, di Robert McNeal, Fabbri ed. 1980)
...In Italia
"In Italia il giudizio di Stalin rimase per i comunisti una questione aperta. L'Unità, organo ufficiale del Partito comunista, si astenne dal pronunciare un giudizio definitivo sulla figura di quello che fino al giorno prima era considerato un maestro del proletariato, anche se già andavano affermandosi le menzognere calunnie dei kruscioviani, i quali affermavano che il potere di Stalin era una deviazione dal pensiero di Lenin, e pur riconoscendone le innegabili realizzazioni, lasciarono aperta la questione se gli stessi risultati sarebbero stati raggiunti senza dover imporre al popolo russo (sovietico) gli stessi immani sacrifici, le stesse inenarrabili sofferenze".
- Scrisse Giuseppe Boffa.
Togliatti "Anche se fa di tutto per mostrarsi sereno, il segretario - che fra l'altro non ha mai amato la verbosità sciamannata e un po' confusionaria di Kruscëv - è letteralmente fuori si sè. Dopo aver pilotato il suo partito, il più forte Partito comunista dell'Occidente (... e sono noti i consigli dati da Stalin a Togliatti - su richiesta dello stesso) sfuggendo a un'infinità di insidie e uscendo indenne dalla disfatta del 1948 (vedi anche attentato a Togliatti) e dalla crisi coreana, ora teme che, per l'irresponsabilità di un ucraino chiacchierone, tutto ciò che ha costruito finisca per crollargli addosso. Stalin è e resta per i comunisti Italiani il costruttore del primo Stato Socialista del mondo, e di pari passo le (innegabili) conquiste del Socialismo in Urss sono indiscutibili, e il successo del Pci lo si deve dunque anche a Stalin e alla sua opera. Togliatti, teme (a ragion veduta) che la denuncia del "culto della personalità" - con ciò che ne deriva, in termini politici, la ormai certa possibilità dell'affacciarsi, ancorchè nebuloso, dell'immagine di un regime dispotico- e che questo demoralizzi bruscamente le "masse" a cui il partito ha chiesto e ancora sta chiedendo cospicui sacrifici in nome della speranza in una società senza classi.
Ritornato in Italia Togliatti, offre, purtroppo, un'informazione contrastante - in bilico tra il dire e il non dire, e intessuta di allusioni e obliquità - che peraltro non soddisfa gli altri componenti del Cc, come Pietro Secchia (che verrà poi allontanato dalla segreteria) e Giancarlo Paietta. Quando poi il 4 luglio sul New York Times viene pubblicato il "rapporto segreto", è evidente che Togliatti non può più tacere, fingere o sorvolare". Occorre prendere posizione.
In Italia, come tanti altri giornali che hanno ripreso l'articolo del Times anche l' 'Unità del 4 luglio, su nove colonne titola "La risoluzione del Comitato centrale del PCUS sulle origini e le conseguenze del culto della personalità"; cioè una pagina intera interna con un titolo nel quale manca però il nome di Stalin
(dunque i revisionisti italiani sono ancora incerti sul da farsi ndr).Su "Nuovi Argomenti" Togliatti come Segretario del PC italiano, afferma che la critica al culto della personalità non deve significare "buttare a mare" tutto il passato; definisce il "culto" come il sovrapporsi di un potere personale alle istanze democratiche collegiali e lo identifica con l'accumularsi di fenomeni di burocratizzazione, violazione della legalità e degenerazione dell'organismo sociale; afferma che il processo di costruzione della società socialista va nella giusta direzione, anche se gli errori denunciati da Kruscev "non possono non avere seriamente limitato i successi della sua applicazione". Quel "degenerazione" e l'intera intervista suscitò la reazione di Kruscëv che gli fece pervenire una lettera
(resa nota molti anni dopo).L'intervista, il "rapporto", i commenti dall'estero, le polemiche degli intellettuali, gli attacchi, fanno infuriare Togliatti. Un intervento critico sul comportamento del Segretario del deputato Onofri al comitato centrale del PCI viene bloccato, ma si trasforma su Rinascita in un articolo: Un'inammissibile attacco alla politica del PC italiano, e una nota di Togliatti stesso. Onofri sostiene che le difficoltà in cui si viene a trovare ora il Pc italiano, sta nel fatto di avere abbandonato Togliatti, a partire dal 1947, la linea della vita italiana al socialismo (lo dirà anche Amendola). Inoltre Onofri insinua che quella praticata (via italiana al socialismo) in Italia sia stata imposta a Togliatti dai sovietici. Togliatti replica, nega e rimprovera l'insinuazione.
Ricordiamo comunque (per dovere storico) che all'epoca dei grandi processi, Togliatti viveva esule a Mosca e faceva parte del gruppo dirigente dell'Internazionale comunista e condivise le scelte imposte da Stalin. Rientrò in Italia nel 1944. (solo nel 1964 -anno della sua morte - formulò con il suo "Memoriale di Jalta" giudizi severi sul modello sovietico ed espresse ampie critiche ai paesi socialisti).
Non erano ancora cessate le polemiche, quando nello stesso mese, il 28 giugno a complicare le cose, scoppia una rivolta di operai in Polonia. Poi il 23 ottobre ha inizio la cosìdetta rivolta d'Ungheria. Il 3 novembre l'Armata Rossa entra in Ungheria. L'Unità esce con un titolo "Da una parte della barricata a difesa del socialismo" e indica la rivolta come (effettivamente era) "un putsch controrivoluzionario" della vecchia Ungheria "fascista e reazionaria"..."Un complotto del capitalismo internazionale"..."Una propaganda di agenti imperialisti". Passano poche ore, e centouno intellettuali del PCI (l'ala, ormai dichiaratasi, apertamente revisionista del Pci), rivolgono un appello al Comitato del PCI a rinnovarsi; ritengono calunniosa la definizione data alla rivolta; e criticano i metodi coercitivi e illiberali dello "stalinismo" nel "partito di casa". ("Stalinista" è ormai un diffuso aggettivo, usato, dai revisionisti kruscioviani italici, come epiteto capace di troncare ogni discussione, ma che i marxisti-leninisti respinsero da subito).Inoltre nel 1956 la nostra attenzione (quella di noi Comunisti) venne concentrata anche sulla crisi di Suez e non solo sui disordini polacchi e sul tentato golpe fascista in Ungheria, golpe che venne sventato grazie al necessario intervento dell'Armata Rossa.
Da notare che il Compagno Di Vittorio, Segretario generale della Cgil aveva affermato "se non ci fosse un malcontento diffuso e profondo nella massa di operai, i provocatori sarebbero stati facilmente isolati. La gravità della situazione pertanto è data dall'esistenza di quel malcontento ...non da agenti provocatori". Passano pochi giorni e dalla Polonia, Evard Ochab dichiara " La settima Assemblea Plenaria del Comitato centrale tiene il suo consiglio tre settimane dopo i dolorosi incidenti di Poznam. Nella valutazione dei motivi di questi incidenti sarebbe errato richiamare innanzitutto l'attenzione sulle macchinazioni di provocatori o agenti imperialisti. E' necessario prima di ciò indagare sulle radici sociali di tali incidenti, che sono divenuti per il nostro partito un segno e un avviso dell'esistenza di gravi perturbazioni, fra partito stesso e diversi gruppi della classe lavoratrice". Togliatti, da quanto hanno tramandato le fonti stampa ufficiali (insiste e controbatte - dice: Vede lucciole per lanterne!
( Oggi alla luce di ciò che è stato il movimento sindacale 'Solidarnosc', ampiamente foraggiato dal clero polacco e dai consistenti aiuti economici del Vaticano, specialmente dopo l'elezione a Papa del prete polacco Karol Wojtyla (Giovanni Paolo II°), appare evidente, che effettivamente i provocatori, gli agenti della borghesia, i nemici del popolo in seno alla Classe operaia, non erano una invenzione di Stalin.
Indubbiamente il Compagno Di Vittorio, pur sottolineando (giustamente) l'esistenza di carenze, insite nella costruzione del socialismo (l'esistenza del malcontento operaio) non aveva tenuto nel dovuto conto del suo giudizio, l'onnipresente manipolazione del Vaticano negli affari interni dei paesi Socialisti e specialmente in Polonia, paese a prevalenza cattolica.)
Giolitti, Onofri, Diaz, Sapegno, Purificato, Crisafulli e molti altri senza far rumore (e oltre 200.000 iscritti) uscirono dal Pci l'anno seguente, Nergaville fu emarginato
(ma non era quello che volò a Torino per calmare gli operai insorti, dopo l'attentato a Togliatti il 14 Luglio 1948?). Togliatti all' VIII congresso del Pci vince la battaglia contro i suoi critici, depreca i "ribelli" (li definisce "revisionisti di destra"), e tenta di rilanciare la strategia della Via italiana al socialismo (che era poi quella strada revisionista che invocavano Onofri, Amendola, Giolitti ("democrazia progressiva", " effettiva libertà di opinione e di discussione" ). Inaugura il "policentrismo" (centri regionali) e rinnova profondamente gli organi dirigenti (a bocca tappata - non bisogna nutrire dubbi sulla rivolta d'Ungheria- "è lecito l'intervento sovietico", "è stata una dura necessità") . Togliatti si arrocca, non cede, crede di aver chiuso la partita, ma per molti è finito un idillio. Inoltre l'atteggiamento di Togliatti è manna per Nenni che al congresso del PSI con un vibrante discorso mette i paletti con i comunisti, elimina il "sospetto della doppiezza", crea la netta spaccatura a sinistra, e non esclude, anzi ricerca e sollecita l'intesa con quelle forze che faciliteranno al Psi "l'incontro storico" fra cattolici e socialisti e anche la riunificazione dei socialisti democratici (la nascita del futuro centro-sinistra in poche parole).Le conseguenze di questo rapporto e i successivi contemporanei (già sopra menzionati) gravissimi fatti polacchi e ungheresi, fanno subire a tutto il mondo della sinistra italiana -da questo 1956 in poi un profondo mutamento.
Alcune parti del discorso di Kruscev, nel documento pubblicato il 4 luglio dal Dipartimento di Stato americano e subito dopo dal 'New York Times' e dalla rivista 'Life':
"Stalin non operava mediante una chiara spiegazione e una paziente collaborazione con gli altri, ma attraverso l'intrigo con la gente, quali Kamenev e Zinoviev, al tempo in cui stava fondando la propria potenza e imponendo, successivamente, le proprie vedute ed esigendo una assoluta sottomissione ai suoi voleri. Chiunque si opponesse a tali vedute o cercasse di far valere il proprio punto di vista e la validità della propria posizione era destinato ad essere eliminato dagli organi collegiali direttivi e, di conseguenza, ad essere annientato moralmente e fisicamente. Questo si verificò particolarmente durante il periodo che seguì il XVII Congresso del Partito, quando molti illustri dirigenti e membri del Partito, onesti e sinceramente dediti alla causa del comunismo, rimasero vittime del dispotismo di Stalin.
Il Partito condusse una grande lotta politica ed ideologica contro coloro che nei suoi stessi ranghi proponevano tesi anti leniniste e rappresentavano una linea politica ostile al Partito e alla causa del socialismo. Fu questa una lotta tenace e difficile, ma necessaria, perchè la linea politica sia del blocco dei fautori di Troskij e di Zinoviev, sia dei buchariniani, portava in realtà ad una restaurazione del capitalismo e ad una capitolazione di fronte alla borghesia mondiale. Fu Stalin a formulare il concetto di "nemico del popolo". Questo termine rese automaticamente superfluo che gli errori ideologici di uno o più uomini implicati in una controversia venissero provati. Questo termine rese possibile l'uso della repressione più crudele, in violazione di tutte le norme della legalità rivoluzionaria, contro coloro che fossero appena sospetti di intenzioni ostili, contro coloro che non godessero di buona fama. Il concetto di "nemico del popolo" eliminò praticamente la possibilità di qualsiasi forma di battaglia ideologica.
Tutti sanno come Lenin fosse implacabile con i nemici ideologici del marxismo, con i deviazionisti della linea ufficiale del Partito. Nello stesso tempo, tuttavia, Lenin, come risulta evidente dal suddetto documento, nella sua azione direttiva del Partito esigeva il più intimo contatto del Partito stesso con coloro che avevano manifestato delle incertezze o un temporaneo non conformismo con la linea del Partito, ma che era possibile riportare sulla via retta. Lenin suggeriva che costoro venissero pazientemente rieducati, senza ricorrere all'applicazione di misure estreme.
La saggezza di Lenin nei rapporti con gli altri risulta evidente nel suo lavoro con i quadri del Partito. Un rapporto del tutto diverso con gli altri caratterizza invece Stalin. Il quale ripudiò il metodo leninista della persuasione e dell'educazione, abbandonò il metodo della lotta ideologica sostituendolo con quello della violenza statale, della repressione in massa e del terrore. Egli agì, su scala sempre più vasta e con sempre maggior arbitrio, attraverso gli organi repressivi, violando spesso, nello stesso tempo, tutte le norme esistenti della morale e della legge sovietica. Disponendo di un potere illimitato egli si abbandonava a gravi arbitri e riduceva la persona moralmente e fisicamente al silenzio. Noi eravamo tutti sottoposti a situazioni, in cui non potevamo esprimere la nostra volontà personale. Quando Stalin diceva questo o quello doveva essere arrestato, noi dovevamo accettare la tesi che si trattasse di un "nemico del popolo". Nel frattempo la cricca di Beria, che dirigeva gli organi della sicurezza dello Stato, superava se stessa nel provare la colpevolezza degli arrestati a validità dei materiali che essa stessa falsificava.. E quali prove venivano offerte? Le confessioni degli arrestati; e i giudici istruttori accettavano tali "confessioni". Come è possibile che una persona confessi dei crimini che non ha commesso? Soltanto in un modo, e cioè in seguito all'applicazione su di lui di metodi di pressione fisica, sottoponendolo cioè a torture, riducendolo a uno stato di incoscienza, privandolo della facoltà di pensare, spogliandolo della sua dignità umana. In questo modo venivano ottenute le "confessioni". La somma dei poteri accumulatasi nelle mani di una sola persona - Stalin - determinò gravi conseguenze durante la grande guerra patriottica. Durante e dopo la guerra, Stalin sostenne la tesi che la tragedia vissuta dalla nostra patria, fu il risultato dell'attacco "inatteso" dei tedeschi contro l'Unione Sovietica. Senonchè, compagni, ciò è assolutamente falso. Appena conquistato il potere in Germania, Hitler si era imposto il compito di liquidare il comunismo
(bolscevismo). I fascisti lo dichiaravano apertamente, e non facevano mistero dei loro disegni. Per il conseguimento di questo loro fine aggressivo, diedero vita ad ogni sorta di patti e di blocchi, come il famoso asse Berlino-Roma-Tokyo. Molti fatti del periodo prebellico stavano a dimostrare chiaramente che Hitler si preparava ad iniziare una guerra contro lo Stato sovietico e che aveva ammassato grandi concentramenti di truppe e di unità corazzate presso i confini dell'Urss. Dobbiamo anche dire che dopo la guerra la situazione si era fatta ancora più complicata. Stalin era divenuto ancora più capriccioso, irritabile e brutale e, in particolare, ancora più sospettoso. La sua mania di persecuzione raggiunse limiti incredibili. Molti collaboratori si trasformarono sotto i suoi occhi in nemici. Dopo al guerra, Stalin si staccò ancora di più dalla direzione collegiale.Compagni! Allo scopo di non ripetere gli errori del passato, il Comitato centrale si è risolutamente pronunciato contro il culto della personalità. Noi riteniamo che Stalin sia stato troppo esaltato. Tuttavia Stalin rese senza dubbio, in passato, grandi servigi al Partito, alla classe lavoratrice al movimento operaio internazionale".
Le contraddittorie falsità sono evidenti, quanto dichiarava Kruscëv nel suo "rapporto segreto" sono chiaramente state costruite con un sapiente artifizio preparatorio - Non dimentichiamoci che lo stesso Kruscëv era membro del Politburo del Pcus (Cc) e che quindi ha avuto a sua completa disposizione tutto il tempo e il materiale necessario per costruire la sua macchinazione ai danni della figura e dell'opera di Stalin. I nemici del popolo e della comunità socialista sono realmente esistiti, altro che invenzione di Stalin! (
ndr)