DUE
PESI E DUE MISURE
Domenica
11 novembre è stata una giornata drammatica per il calcio italiano:
un tifoso laziale è stato ucciso da un agente di “pubblica
sicurezza” dal grilletto facile nel parcheggio dell’autogrill
Badia al Pino, vicino ad Arezzo - pare per cercare di sedare una
presunta, e non confermata, rissa tra tifosi laziali e juventini - e,
nel corso della giornata, ci sono stati episodi di violenza da parte
di molti gruppi ultras in varie parti d’Italia. I tafferugli di
maggiore entità si sono verificati a Bergamo, Milano, e soprattutto
Roma, dove, in serata, si è assistito ad un vero e proprio assalto
alle “forze dell’ordine” con l’incendio di ben tre
commissariati da parte di esponenti di tutte e due le tifoserie
capitoline coalizzate per l’occasione.
Il
giovedì successivo è arrivata la decisione del ministero
dell’Interno in merito ai fatti: trasferte vietate alle tifoserie di
Atalanta, Catania, Milan, Roma, Sampdoria, Torino e forse Parma.
Ci
piacerebbe sapere con quale criterio sono state scelte le tifoserie da
punire, visto che tra queste non risultano né la Lazio né la
Juventus, quelle che si sarebbero affrontate all’autogrill della
tragedia, mentre si colpiscono gli ultras del Torino e del Catania
che, per protesta, hanno deciso di lasciare vuoto il settore a loro
riservato, senza provocare alcun problema di ordine pubblico.
Come
al solito assistiamo alla politica dei due pesi e due misure (sarà
mica anche sudditanza psicologica verso gli Agnelli e verso Fini?) che
porta il solo risultato di esacerbare gli animi: e poi dicono di voler
combattere la violenza negli stadi.
Stefano
Ghio
Torino,
16 novembre 2007