mobili del bassanese

Storia dei mobili del bassanese

I mobili del bassanese sono mobili di stile in legno massello, in grado di rappresentare tutta l’essenza e l’autenticità del legno, mantenendone intatte tutte le caratteristiche. Mobili classici e moderni, mobili in arte povera, complementi, assolutamente di stile.
L’essenza del noce, è la principale protagonista dei mobili del bassanese, è ricca di tradizione, nelle varietà noce nazionale (Juglans Regia) e noce canaletto (Juglans Nigra). Anche il ciliegio, esteticamente più “caldo” rispetto al noce, viene utilizzato, soprattutto per produrre mobili in legno vecchio; insieme anche il rovere e l’olmo.
Il noce è l’essenza più utilizzata per la produzione di mobili destinati a durare nel tempo, insieme al ciliegio, il legno pregiato dai toni caldi.
Il legno massiccio dei mobili del bassanese, rispetta tutte le caratteristiche di “materiale vivo”, questo significa che continua a vivere anche dopo la sua fine biologica. Per questo le piccole fessure che possono manifestarsi nelle parti in legno massello non sono imperfezioni ma testimoniano, insieme alle venature, tutta la naturalità del materiale utilizzato e rendono unico e pregiato il mobile del bassanese.

Patto per lo Sviluppo del Mobile d’Arte di Bassano

La Legge Regionale del 7 Aprile 2000 ha disciplinato il “Marchio Doc” del Mobile d’Arte del Bassanese, in quanto produzione tipica meritevole di tutela. Quando si parla di Mobile d’Arte si fa riferimento a quel particolare prodotto dell’artigianato artistico di costruzione e restauro dei mobili ad imitazione degli stili settecenteschi.
La storia del Distretto di Bassano del Grappa, infatti, nasce con i primi restauratori che intraprendono l’attività di riparare mobili d’arte del ‘600 e ‘700 presenti nelle numerose ville del territorio. In queste falegnamerie, grazie alla capacità lavorativa del titolare, che raggiunge una perfetta conoscenza del mobile nelle sue caratteristiche costruttive e nelle diverse varietà dei legni impiegati, si realizzano perfette riproduzioni dei mobili originali. Il Mobile d’Arte di Bassano è la riproduzione di un mobile nello stile originale di un tempo, sia nei suoi elementi portanti sia nella capacità di renderlo simile nella tinta, nell’invecchiamento, nelle macchie, nelle bruciature e ammaccature.
I mobili del bassanese sono oggi una riconferma e lo dimostra il mercato, una vera e propria tendenza nel design, in particolare nel settore cucine. Un’eccellenza non solo fra tutti i marchi italiani ma soprattutto fra quelli esteri.
Chi crede nei valori e nella qualità crede sicuramente nell’arredare casa con i mobili del bassanese, una filosofia legata ai mobili d’alto pregio che arricchiscono la casa e la sanno rendere unica. Merito della grande scuola mobiliera bassanese che ha dato vita a veri e propri capolavori e che oggi è in grado di offrire al pubblico un’eccezionale testimonianza di un’arte non a caso celebre in tutto il mondo. Dalla zona giorno alla zona notte, le proposte risultano estremamente affascinanti rivestendo tutti gli stili legati alla classicità.
Sono proprie le essenze a rendere i mobili del bassanese unici in tutto il mondo, essenze tra le piu’ pregiate, dal Noce nazionale al Noce americano, dal Toulipè al Ciliegio, così da offrire alla casa il calore del legno nobile e di alta qualità esaltate dalle finiture e le anticature (in gommalacca o con la migliore cera d’api) in grado di donare un ulteriore fascino a questi mobili. Passando per le tinte naturali in grado di esaltare tutte le caratteristiche di splendore e bellezza originarie del legno.

donne-della-repubblica

I 5 volumi di storia più letti

donne-della-repubblicaDonne della Repubblica

Editore: Il Mulino

33 ° nella classifica Bestseller di IBS Libri – Storia d’Italia

Il libro parla delle lezioni storiche politiche del 2 giugno 1946, quando per la prima volta furono chiamate al voto anche le donne. Un momento memorabile, una rivoluzione, un passaggio indimenticabile che vide affermarsi il “sesso debole” come il nuovo protagonista nella società italiana. A restituirci la portata simbolica e politica di quella conquista, quattordici biografie esemplari di donne che con diversi talenti, in vari campi, che hanno contribuito alla nascita della Repubblica e a cambiare l’immagine della donna. Non solo le politiche, che fin dai tempi del fascismo si erano battute per la democrazia, come Camilla Ravera, Teresa Noce, Lina Merlin, o le donne della resistenza, Tina Anselmi, Nilde lotti, Teresa Mattei, Marisa Ombra, Ada Gobetti, ma anche scrittrici come Alba de Céspedes, Fausta Cialente, Renata Vigano, un’attrice come Anna Magnani, la famosa sarta Biki, e la leggendaria Dama Bianca compagna di Fausto Coppi. L’introduzione è a cura di Dacia Maraini. Lo trovate su IBS, ma se volete risparmiare sull’acquisto, potete scaricare un buono sconto sul sito bestshopping.it.

Storia di una sconfitta

Basil H. Liddell Hart

Editore: BUR Biblioteca Univ. Rizzoli

Questo libro tratta l’argomento spinoso della Seconda guerra mondiale, quando sul finire dei combattimenti si presenta un’occasione storica che mai più si avrà a verificare durante gli anni successivi: i generali e gli ammiragli di Hitler caduti prigionieri degli Alleati vengono interrogati e rispondono a caldo su come e perché sono stati battuti e costretti alla resa senza condizioni. Ne approfitta Liddell Hart, storico dell’arte militare del nostro tempo. Le campagne di Francia, di Russia, d’Africa, dei Balcani, i campi di battaglia in Occidente e in Oriente vengono così ripercorsi nella particolare ottica di quell’esercito che non riuscì a vincere la guerra. Quali errori? Perchè la sconfitta dopo una dittatura senza precedenti e quali sono stati i tradimenti invece della diplomazia politica, chi ha davvero annichilito i grandi strateghi?

Lawrence d’Arabia

Parliamo di un libro che poi è diventato film, pubblicato nel 1935, il cui autore è Basil Liddell Hart.

Siamo nell’anno 1917 e l’Inghilterra voleva conquistare Arabia e sull’Egitto. Thomas Edmund Lawrence, ufficiale inglese innamorato dell’Arabia e del deserto, diventa amico di alcuni capi arabi e riesce a metter d’accordo popoli diversi fra loro e a conquistare Aqaba, porto strategico sul mar Rosso. È un’impresa enorme, e gli viene riconosciuta, ma al momento opportuno, quando si tratta di mantenere le promesse, i capi si tirano indietro. Liquidato dall’esercito Lawrence muore, ancora giovane,in un banale incidente di moto. Quando entra il gioco la fatalità e la debolezza degli uomini.

The German Generals Talk

1 set 1971

da Basil H. Liddell Hart (Autore)

Parlano per la prima volta, i soldati vicini al regime tedesco. Era Hitler il genio della strategia? Perché i suoi generali lo hanno tradito? Perché Hitler ha permesso l’evacuazione Dunkirk? Un libro di interesse attuale, che si concentra sui  pareri dei generali tedeschi dell’Armata Rossa come forza di combattimento. Cosa fecero i russi che sembravano essere dalla parte tedesca? E quali sono stati i vantaggi e gli svantaggi in base al quale gli eserciti del dittatore controllavano la lotta? Un libro che risponde a molte domande.

Sir Basil Henry Liddell Hart

Meridian , 1991

“Il libro più importante da una delle autorità militari eccezionali del nostro tempo.” – Library Journal

Questo è il classico libro sulla guerra come la conosciamo. Nel corso della sua lunga vita, Basil H. Liddell Hart era considerato uno dei pensatori militari più importanti del mondo – “. Clausewitz del 20 ° secolo” un uomo generalmente considerata come la strategia è un lavoro seminale di storia militare e la teoria, un compagno perfetto per Sun-tzu L’arte della guerra e di Carl von Clauswitz della guerra.

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La storia del tavolo

la-storia-del-tavoloLa storia del tavolo risale al mondo greco-romano e qui veniva utilizzato in diversi ambiti, dal culto, all’industria passando per il commercio, fino alla vita domestica. La sua forma più antica è quella utilizzata dai greci, che lo descrivevano rettangolare, su tre piedi, un modello che si diffuse in tutto il bacino del Mediterraneo. Dalla Grecia arrivò a Roma, qui si utilizzava un tavolo a gamba centrale divisa in tre parti, e per la sua forma veniva definito mensa delphica, definizione che parrebbe derivare dal tripode delfico. Erano tavoli molto lavorati, originali anche anche i supporti che si rifacevano alla dedizione agli dei, a zampe di animali, ma anche con figure umane e mitologiche. Anche la fascia che nascondeva l’attacco delle gambe era molto ornata. I materiali preferiti per costruire i tavoli erano legno, marmo e bronzo. In Egitto e in Babilonia era anche in uso una tipologia di tavolo rettangolare, a quattro gambe. Spicca una tipologia di tavolo di lusso in uso a Roma, con le gambe riunite a due a due, sempre molto decorate, e anche il tavolo  a gambe incrociate in uso in Egitto e soprattutto a Roma, in genere di legno o di marmo. Esistevano poi anche modelli in legno raro, thuia o cedro, detti mensae citreae, arricchiti da piedi d’avorio, d’oro, d’argento, di rame argentato, di bronzo e incrostati di pietre preziose.

Nonostante le sfarzosità romane, ci perviene che fino al secolo 14°, il tavolo era ancora considerato un elemento essenziale e per tale motivo veniva coperto da una  tovaglia o da un tappeto, e veniva smontato e riposto dopo il pasto; perlopiù consisteva in un asse nudo e stretto, posato su tre sostegni. Verso la metà del 14° secolo il tavolo subisce delle trasformazioni significative, viene infatti realizzato in forme sempre più ricercate, adeguandosi agli stili del tempo.

Il tavolo nel Rinascimento

Con l’avvento del Rinascimento, iniziano i primi veri ed eleganti accorgimenti: le gambe vengono finemente scolpite, ricordiamo ad esempio tavoli a zampa di leone, a chimera, a foglia d’acanto, ecc., e tavoli a  forma architettonica, a balaustro. Particolarmente ornati furono i tavoli ornamentali, creati in svariate forme, a seconda della regione in cui venivano utilizzati e costruiti. Ci pervengono così anche notizie di tavoli davvero molto sontuosi  come quelli realizzati con il piano a intarsi di ebano e avorio, o con pietre dure, tavoli in marmo e pietra. Bisogna arrivare nel periodo barocco per riscoprire le forme più fantasiose, quando si va alla ricerca degli effetti cromatici, sia attraverso la  pittura, sia mediante applicazioni di materie diverse.

Il tavolo in Inghilterra

L’inghilterra è nota per aver dato vita, intorno al 18° secolo, a forme nuove, ci risultano infatti tavoli a cancello, con le zampe incernierate, di cui una metà gira sull’altra mentre anche il piano, diviso in due metà, si ribalta; a nido, con una serie di tavolini di misura decrescente che possono trovar posto l’uno dentro l’altro ecc. Praticamente uno stile che anche oggi è rimasto.

Il tavolo in Francia

La Francia si adeguò presto ai modelli di tavola che venivano realizzati negli altri Paesi realizzando una tipologia molto varia, che spaziava dai grandi tavoli con piano di cuoio e rivestimenti di bronzo dorato (tables ministère), ai piccoli tavolini con un cassetto e zampe a liuto detti guéridons, ai piccoli tavoli da notte detti bonheur du jour ecc.

Il tavolo in Italia

Naturalmente l’Italia non resta a guardare e intorno al 20° secolo crea tavoli di varia tipologia, dallo scrittoio alla scrivania al leggio, al tavolo tondo, ovale ecc. Per influenza orientale, nell’arredamento occidentale entra anche l’uso del tavolo basso collocato davanti a divani o poltrone.

Anche il tavolo ha dato scandalo!

Quello che oggi ci sembra impossibile un tempo non era solo possibile ma era anche “proibito”. Nella sua antica storia, il tavolo ha saputo anche dare “scandalo”. Per capire di cosa stiamo parlando, dobbiamo risalire all’epoca vittoriana. Parliamo di un’epoca in cui la vista di una caviglia femminile scoperta era scandalo e di conseguenza lo erano anche le gambe del tavolo che dovevano essere assolutamente coperte, anche se di legno!

Il tavolo più originale?

Oggi i tavoli più venduti sono a consolle, ma il tavolo in assoluto più originale pare essere stato presentato alla  mostra delle invenzioni svoltasi nel 1988 nell’isola di Taiwan. Parliamo di un  tavolo da pranzo con il piano formato da centinaia di fogli di plastica sovrapposti e aderenti l’uno all’altro: alla fine di ogni pasto era sufficiente rimuovere il foglio più superficiale per avere una superficie pulita. Una grande idea, no?

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La storia dell’amianto

eternitAlcune curiosità

Già all’epoca dei Persiani e dei Romani si utilizzava l’amianto: pare che esistessero manufatti, stoffe e materiali incombustibili con cui si avvolgevano cadaveri da cremare, allo scopo di ricavare ceneri più pure. Sarà poi Marco Polo a sfatare questa leggenda.

Si narra, inoltre, che nel ‘600 il naturalista Boezio avesse impiegato l’amianto per preparare alcune medicine.

Risale, invece, alla fine del 1800 il primo utilizzo dell’amianto in ambito industriale e contemporaneamente l’inizio della produzione di cemento-amianto in Austria.

L’impiego dell’amianto negli anni successivi crebbe in maniera considerevole, fino ad arrivare al periodo di “boom” degli anni ’50 e ’60 che riguardò il mondo intero.

A metà degli anni ’60 cominciarono a divenire evidenti gli effetti dannosi dell’amianto: la formazione di una particolare forma di carcinoma e di una malattia polmonare cronica erano legate proprio all’inalazione delle polveri d’amianto.

Ma cos’è l’amianto? Quali sono le sue caratteristiche? E quando diventa pericoloso?

L’amianto, anche definito asbento, è un minerale naturale a struttura fibrosa, che si ottiene da rocce madri dopo macinazione e arricchimento. Si tratta di un materiale dalle tante qualità, quali: l’incombustibilità, la fono assorbenza, l’isolamento al calore, la resistenza meccanica, la resistenza all’azione di agenti chimici e biologici, l’alta flessibilità e la versatilità.

Tra le principali proprietà tecnologiche vi è proprio la consistenza fibrosa, che è però anche la primaria proprietà di rischio per l’apparato respiratorio umano.

È doverosa, quindi, distinguere tra:

  • amianto in matrice friabile: quando le fibre di manufatti e applicazioni sono libere o debolmente legate;
  • amianto compatto: quando le fibre sono legate in una matrice stabile, come nel caso del cemento-amianto.

L’ amianto friabile (che si può facilmente ridurre in finissima polvere) è il più pericoloso tra i due, in quanto la pericolosità risiede nella capacità che i materiali in amianto hanno di rilasciare fibre inalabili.

Il rilascio di fibre di amianto nell’ambiente è probabile nelle circostanze in cui il materiale è particolarmente danneggiato e friabile: correnti d’aria, vibrazioni dell’edificio oppure movimenti di macchine e persone possono indurre il distacco e il rilascio nell’aria di fibre scarsamente legate e facilmente inalabili. Il rischio di esposizione e, quindi, quello di contrarre patologie tumorali non riguarda più solo i lavoratori che operano su materiali a base di amianto, ma anche tutte le persone che vivono o frequentano gli ambienti dove sono presenti manufatti in amianto.

Le restrizioni relative all’impiego di amianto

Alla fine degli anni ’70 dalla Gran Bretagna arrivano le prime regolamentazioni europee sull’uso dell’amianto nei luoghi di lavoro.

In Italia le prime disposizioni che regolamentano l’impiego dell’amianto risalgono al 1986, anno in cui viene imposto il divieto di immettere nel mercato la crocidolite. Con il DPR del 1998 tale divieto viene esteso a tutte le tipologie di amianto utilizzate in alcuni tipi di prodotti.

Ad oggi il quadro normativo in materia di amianto è davvero ampissimo e in continua evoluzione, relativamente alle metodologie tecniche applicative circa la rimozione, ma anche agli incentivi.

Ricordiamo, però, la Direttiva 1999/77/CE che pone il divieto assoluto di utilizzo dell’amianto a partire dal gennaio del 2005 e la Direttiva 2003/18/CE che proibisce l’estrazione dell’amianto, ma anche la fabbricazione e la trasformazione di prodotti in amianto.

Per servizi di rimozione,bonifica e smaltimento eternit in totale sicurezza  è essenziale affidarsi a aziende con esperienza nel settore, come la Canovi Coperture, attiva in tutto il Nord e Centro Italia. (www.canovi.it)

La storia del volantino

volantinoIl volantino conosciuto anche con il nome di flyer, rappresenta la pubblicazione a tiratura limitata di un determinato formato (formato pagina), con stampa su una o entrambe le facciate. E’ un metodo pubblicitario veloce, spesso distribuito porta a porta, che serve ad informare i consumatori di un determinato prodotto, evento, idea, progetto, oggetto. La stampa dei volantini si utilizza quando si inaugura un locale, per informare in merito ad una sagra, festa, concerto, ma viene utilizzato anche dalle agenzie, come le agenzie immobiliari, le case automobilistiche, ecc.  (more…)

corsi ecm fad per psicologi senza frontiere

La formazione in medicina dei partigiani combattenti

Chi lavora nel settore della medicina oggi avrà una vasta scelta di corsi ECM psicologia, potrà sceglierli in base alla propria specializzazione o al proprio grado di interesse; chi lavora nel settore infermieristico potrà aumentare le proprie conoscenze con i corsi ECM FAD più adatti all’ambito lavorativo in cui lavora; i tecnici di laboratorio potranno venire a conoscenza delle nuove tecniche o delle nuove scoperte…

Ma non è sempre stato così nella storia..

Numerosi medici e operatori della sanità italiani, seguendo l’esempio dei loro colleghi europei e statunitensi, iniziarono il loro percorso di formazione ECM a distanza già ai tempi della guerra tramite libri al tempo cartacei. Oggi tutto è cambiato e ci si forma online attraverso percorsi a distanza che, in seguito a delle indagini, lasciano evincere  che chi ha scelto questa strada formativa si è dimostrato più soddisfatto sotto molti punti di vista:

  • poter scegliere tra i corsi di migliaia di esperti
  • studiare quando e dove si vuole
  • non dover modificare i propri impegni e poter sostenere l’esame quando si preferisce non ha eguali!

I corsi ECM FAD oggi aprono un mondo nuovo per una formazione continua, pratica,  precisa e adattabile alle esigenze di tutte le professioni sanitarie.

Con i crediti ecm fad oggi inizia l’era della formazione senza più stress e perdite di tempo!

C’erano una volta il Mercedes D.III e BMW IV…

mercedes IIILe parti meccaniche che interessano le lavorazioni sugli aeromobili, possono essere imbarcate su un aereo ad ala rotante o fissa, sui missili destinati al mercato civile o difesa, o ancora su satelliti. Gli aerei equipaggiati con i sistemi elettrici, possono essere progettati per l’aviazione civile, la tattica e la cassia, o possono essere anche aerei da addestramento.

I materiali speciali e componenti per le lavorazioni meccaniche aeronautiche quali Titanio, Inconel, XD15, Cronidur, 15.5-PH, Avional vengono lavorati in locali controllati termicamente, supportati da complessi software CAD/CAM. Nei laboratori si svolgono analisi metallurgiche, ovvero i controlli distruttivi e non distruttivi. Nell’ambito aerospaziale ed aeronautico sono stati anche implementati componenti come stabilizzatori, azionamenti, dispositivi di atterraggio, chiocciole a ricircolo di sfere, anelli per cuscinetti della turbina e rotanti assiali. In ambito industriale, si realizzano prodotti specifici di alta qualità per macchine utensili per il taglio laser.

Ma questo avviene oggi. La storia inizia quasi un secolo fa. Lo sviluppo di motori per aerei, ha seguito l’evoluzione tecnica dei motori a pistoni che sono stati impiegati nel settore automobilistico. I primi motori utilizzati in questo settore hanno avuto il vantaggio della modularità del progetto, vale a dire, i principali componenti meccanici erano intercambiabili, in questo modo è stato possibile ridurre i tempi di sviluppo. Lo sviluppo tecnico del settore venne reso ancora più importante a partire dai modelli Mercedes D.III o BMW IV che furono utilizzati sugli aerei della prima guerra mondiale. La differenza più marcata era tra motori radiali e di motori in linea. Tutti i motori radiali, aumentando la capacità di aumentare le dimensioni frontali, questo però a scapito dell’aerodinamicità di tutto il velivolo, e i motori in linea, che potrebbero contenere il disordine, migliora anche l’efficienza, utilizzando del liquido di raffreddamento.

La Seconda Guerra mondiale ha rappresentato un momento particolare per il settore: in Europa, le aziende per la produzione di motori sviluppavano entrambi i tipi, mentre negli stati Uniti, si puntava già al motore radiale, perché era considerato il più affidabile, soprattutto nel caso in cui i velivoli venissero colpiti dal fuoco nemico. Dello stesso parere era anche l’aviazione giapponese, questo perché in caso di un colpo ricevuto da uno dei cilindri, il motore non smetteva di funzionare consentendo una possibile manovra di emergenza da parte del pilota. Sempre in questo periodo sono stati messi in produzione i motori radiali a doppia stella e sono stati anche introdotte architetture complesse a V, W e H, ottenuti combinando due o più motori. Successivamente, iniziarono a dotare i modelli aeronautici di compressori, in grado di aumentare la pressione di alimentazione e di mantenerla costante durante il volo; mantenendo così la velocità dell’elica. Durante la seconda guerra mondiale le prestazioni sono state migliorate aggiungendo compressori in più fasi, impianti di raffreddamento di fluidi in pressione, turbocompressori, sistemi di iniezione.

L’omosessualità nella storia

storia dell'omosessualitàDal cinedo di memoria classica fino ai moderni escort gay, la storia dell’omosessualità affonda le sue radici sin dagli albori del genere umano, sebbene il termine omosessuale risalga solo alla seconda metà del secolo diciannovesimo.

Le categorie chiamate ‘omosessualità’ ed ‘eterosessualità’ riflettono una realtà universale e non imputabile a date storiche. Sono costruzioni sociali, in quanto le diverse preferenze sessuali fanno parte della natura delle persone, non sono una scoperta né un’invenzione. Le preferenze sessuali sono insite nell’animo umano e per questo fanno parte della storia sin dalla sua genesi.

Quante volte abbiamo sentito dire che gli antichi greci e romani praticavano l’omosessualità? E’ quasi un luogo comune riferirsi a personaggi storici come Giulio Cesare, Aristotele o, in tempi relativamente più recenti, Leonardo da Vinci, come uomini notoriamente gay.

Ebbene, cosa c’è di vero in queste affermazioni?
Nello specifico dei personaggi citati, la verità è raccontata nei documenti storici che rivelano, nemmeno troppo velatamente, le loro preferenze sessuali.

Ma non serve scomodare nomi altisonanti: il sesso gay tra maschi era una pratica abbastanza comune tra i nostri più lontani antenati. Per loro intrattenersi con i giovani cinedi era una forma di relax che non intaccava la mascolinità o il rapporto matrimoniale con le mogli che li aspettavano a casa. La figura del cinedo presso gli antichi definiva un giovinetto effeminato che concedeva i suoi favori sessuali ai maschi in cambio di denaro: quel che oggi definiremmo un escort gay insomma.

Lo scandalo nell’antica Roma o nell’antica Grecia non era fare sesso tra maschi, ma era nell’attribuzione dei ruoli ‘attivo’ e ‘passivo’. Era considerato disdicevole fare sesso anale da passivo, ma un uomo che sodomizzava un altro uomo mantenendo ruolo attivo dava segno di estrema virilità. Le affettuose amicizie con giovani ragazzi, non impedivano ai maschi romani o ellenici di avere una moglie e dei figli. Questo per dire che non si parlava ancora di omosessualità. Non c’era ancora distinzione od opposizione tra eterosessuali, bisessuali e omosessuali, vi erano solo diversi tipologie di atti sessuali.

Il Cristianesimo condanna l’omosessualità

Fu l’avvento del Cristianesimo a condannare pubblicamente l’omosessualità. Il passaggio dal paganesimo al cristianesimo avvenuto nel tardo impero romano trasformò il sesso gay in reato penale e sancì la nascita della figura dell’omosessuale come persona non gradita.

L’avversione alle pratiche omoerotiche arriva fino al Medioevo. Dall’intolleranza trattata alla pari dell’adulterio o dei rapporti prematrimoniali durante l’Alto Medioevo, si passa ad una forte ostilità che sfocia nella persecuzione degli omosessuali durante tutto il Basso Medioevo, trattati con la stessa ferocia riservata alle streghe, agli eretici e agli infedeli.

La situazione non cambia nemmeno durante il Rinascimento. L’arte classica romana e greca viene riscoperta e porta alla luce l’amore gay in un vero e proprio revival a base di orge omosessuali e festini tra maschi. L’influsso sull’arte di quel periodo fu senz’altro benefico, ma, d’altro canto, questo fiorire delle pratiche omoerotiche provocò una dura recrudescenza della repressione organizzata della sodomia.

Nel Rinascimento, gli incontri sessuali gay avvenivano nella privacy delle case, spesso i matrimoni erano uno schermo di protezione, così come le varie associazioni culturali che con il pretesto di creare club di interessi culturali comuni, davano libero sfogo ai sentimenti omosessuali.

Nella nostra breve storia dell’omosessualità, siamo giunti alla costituzione del Regno d’Italia, 1861. La sodomia era ormai stata cancellata come reato perseguibile, ad eccezione del Regno di Sardegna che per altri tre anni considerò l’amore tra persone dello stesso sesso un atto criminale. Dovremo aspettare fino al 1889 per vedere eliminata la sodomia come crimine penale, grazie al Codice Zanardelli, il codice penale unificato d’Italia.

Ed è così che a cavallo tra il XIX e il XX secolo, l’Italia divenne uno dei rifugi prediletti degli omosessuali cacciati da Inghilterra, Europa del nord e America. Si era creato il mito di un paese bisessuale, dove i giovinetti erano ben disposti ad accoppiarsi con eccentrici signori stranieri; fenomeno rafforzato in Italia a causa della mancanza di una regolamentazione giuridica dell’omosessualità.

Gli incontri omosessuali avvenivano in segreto, c’era un sorta di tolleranza, a patto che nulla venisse allo scoperto. Personaggi come Oscar Wilde, il magnate dell’acciaio tedesco Krupp, William Somerset Maugham e i membri dell’aristocrazia di mezza Europa solevano passare lunghe vacanze nei luoghi più pittoreschi d’Italia, in un connubio perfetto di relax, bei panorami e bei ragazzi disponibili al sesso in cambio di regali, in altre parole: escort gay.

Anche il ventennio fascista, sebbene caratterizzato da una profonda omofobia, non introdusse subito condanne esplicite all’omosessualità. Il concetto primario non era la tolleranza, ma il non riconoscerne l’esistenza. Gli italiani erano troppo maschi per indulgere in atti omosessuali! Solo la prostituzione maschile o l’abuso sessuale gay erano penalmente perseguibili.

Tuttavia, verso il 1930 si verificò uno spaventoso aumento di pressione verso gli uomini chiamati in modo spregiativo ‘finocchi’, ‘ricchioni’, ‘culi’, ‘froci’ o ‘culattoni’. Si rese necessaria una legge: nel 1931 il regio decreto 773 autorizzò misure di pulizia contro chi ridicolizzavano la pubblica morale. Curioso che nel testo di legge non si legga mai la parola ‘omosessuale’: nessun riferimento esplicito, ma di fatto fu usata per reprimere i rapporti tra maschi che si tenevano nei luoghi di incontro gay presenti in ogni città.

Il Sessantanove e i diritti Gay

arcigayBisogna aspettare il 1969 per respirare aria di cambiamento. Nascono le prime organizzazioni omosessuali, i gay reclamano i loro diritti e su tutti spicca il nome di Mario Mieli, padre fondatore dei famosi ‘Collettivi omosessuali milanesi’. La sinistra si apre alle rivendicazioni del popolo omosessuale, nasce l’Arcigay che diventa l’associazione paladina dei diritti dei gay, ancora oggi ampiamente attiva e presente. L’omosessualità, anche se ancora oggi persistono pregiudizi e difficoltà, si sta finalmente sdoganando; non a caso siti web come Grinderboy dedicati agli incontri gay non destano più tanto scalpore.

Nel XXI secolo l’omosessualità sta vincendo tutte le sue battaglie. Sempre più lontana dai luoghi comuni e accettata senza pregiudizi dalle nuove generazioni, si sta avviando lungo la strada dell’integrazione e della pacifica convivenza civile. La guerra non è ancora vinta, ma le battaglie principali sì! Dopo bui secoli di repressione, di vite condotte all’ombra della società, oggi, finalmente, sta tornando a splendere il sole.

La storia degli occhiali da vista dalle origini ad oggi

occhiali da vistaIl primo occhiale, o meglio, il primo supporto da vista, risale a circa 700 anni fa, prima di allora non ci fu nessun popolo tra Maya, Egizi, Cinesi, Greci, in grado di inventare qualcosa in grado di salvaguardare la vista. Pensate che ai tempi l’oratore romano Cicerone era infastidito di dover ricorrere agli schivi per le letture, perchè lui aveva problemi di vista, e l’imperatore Nerone, utilizzava uno smeraldo per guardare le sue amate battaglie gladatorie.
La storia ci riporta intorno al 150 d.C, al filosofo greco Tolomeo, il quale fu il primo a conoscere le primordiali leggi della refrazione della luce, ma pensate che ancora di dovettero aspettare ben oltre 1000 anni prima che i matematici arabi e l’astronomo Alazen riuscissero a formulare la legge di rifrazione, una grande conquista per gli studi e le scoperte successive nel campo ottico.

I primi supporti visivi furono sviluppati dai monaci

Furono proprio i monaci italiani, nel XIII secolo, a sviluppare i primi supporti visivi. Riuscirono a creare le prime lenti dalla forma simile all’attuale, che servivano come lenti di ingrandimento.
Queste lenti furono realizzate con il quarzo chiamato beryl. Fu nell’anno 1267 che il monaco francescano di Oxford Roger Bacon fornì la prova scientifica che le lettere piccole potevano essere ingrandite con lenti che erano state tagliate in un modo specifico.

Gli occhiali nascono a Murano

Gli occhiali nascono nei laboratori vetrati di Murano a Venezia. Gli unici, nel XIII secolo, a poter fabbricare il vetro plasmabile. Di lì a poco furono definite le caratteristiche di qualità. Questi occhiali, venivano all’epoca chiamati “supporti di lettura”, ed avevano una lente a base convessa, il bordo in ferro o legno, ed erano fatti in un’unica tipologia, servivano pertanto ai presbiti per poter leggere.

Gli occhiali oggi

I primi veri occhiali, furono realizzati circa 200 anni più tardi dai primi “supporti di lettura”. In questo modo, “gli occhiali da mano”, vennero definitivamente sostituitui con gli occhiali da indossare. L’occhiale per i ricchi era realizzato in ferro o in bronzo.
In Spagna venivano apprezzati le forme grandi, che divennero subito uno status symbol, ma ancora all’epoca, la montatura era considerata un problema, perchè scivolava sul naso, ed era pesante, quindi scomoda da indossare.
Nel 18° secolo, comporavero sul mercato gli occhiali bordati di Norimberga, soprannominati “spacca-naso”, eppure di grande successo per il livello avanzato di comodità. Verso lafine del 18°secolo, gli occhiali con una singola lente chiamati monocoli, divennero alla moda.
Ma solo negli anni ‘20, gli occhiali si trasformarono in ciò che oggi tutti conosciamo, diventando anatomicamente perfetti. Oggi l’occhiale da vista, è anche un accessorio che segue il trend della moda, e non solo importante per gli occhi.
L’evoluzione dell’occhiale da vista è stato davvero geniale e congeniale, di fatto, oltre ai vari modelli proposti in tutte le forme e colori, dai design eccentrici o minimal, vengono anche realizzati occhiali da vista per ufficio e occhiali da vista per computer, indispensabili per svolgere al meglio la propria attività.

La storia della fotografia in breve

prima macchina fotograficaPossiamo dire che la vera storia della fotografia inizia intorno all’800, affermandosi  nel tempo dapprima come procedimento di raffigurazione del paesaggio e dell’architettura, poi come strumento per ritrarre la nascente borghesia e il popolo. Lo sviluppo maggiore lo ebbe grazie ai musei e nello sviluppo del reportage e del giornalismo. Fu così necessario migliorare anche la tecnologia in grado di migliorare sempre più le immagini e soprattutto catturandone i particolari e le peculiarità. Già nell’antichità Aristotele osservò che la luce, passando attraverso un piccolo foro, proiettava un’immagine circolare, successivamente nel 1515, Leonardo da Vinci, studiando la riflessione della luce sulle superfici sferiche, descrisse una camera oscura che chiamò “Oculus Artificialis” (occhio artificiale),  mentre il veneziano Daniele Barbaro, nel 1568, utilizzò una sorta di diaframma di diametro inferiore a quello della lente per ridurre le aberrazioni.

L’invenzione della fotografia

Nei primi anni dell’Ottocento l’inglese Thomas Wedgwood, ceramista inglese di quel tempo, sperimentò l’utilizzo del nitrato d’argento avvicinandosi il più possibile alla litografia. A questa scoperta si interessò Joseph Nicéphore Niépce, tant’è che decise di approfondire gli studi con un esperimento, su di un foglio bagnato di cloruro d’argento ed esposto all’interno di una piccola camera oscura. Ma la tecnica si sviluppò solo nel 1837, con l’esposizione ai vapori di mercurio. Un bagno in una forte soluzione di sale comune fissava, seppure non stabilmente, l’immagine. Il 6 gennaio 1839 la scoperta di una tecnica per dipingere con la luce fu resa nota con toni entusiastici sul quotidiano Gazette de France e il 19 gennaio nel Literary Gazette. Daguerre pubblicò un manuale (Historique et description des procédés du dagguerréotype et du diorama) tradotto ed esportato in tutto il mondo, contenente la descrizione dell’eliografia di Niépce e i dettagli della dagherrotipia. Con il cognato Alphonse Giroux, Daguerre si accordò per la fabbricazione delle camere oscure necessarie. Costruite in legno, furono provviste delle lenti acromatiche progettate da Chevalier nel 1829. Questi obiettivi avevano una lunghezza focale di 40,6 cm e una luminosità di f/16, il costo si aggirava intorno ai 400 franchi. In Italia i primi esperimenti di fotografia sono condotti da Enrico Federico Jest e da Antonio Rasetti nell’ottobre del 1839 con un macchinario di loro costruzione basato sui progetti di Daguerre. Le prime fotografie italiane sono vedute del Templio della Gran Madre, di Piazza Castello, e di Palazzo Reale, tutte a Torino.

La prima diffusione della fotografia

Nel 1840 l’introduzione da parte di Joseph Petzval, per conto della Voigtländer, di un obiettivo di luminosità f/3.6 e dell’aumentata sensibilità della lastra dagherrotipa mediante l’utilizzo di vapori di bromo e cloro, permisero esposizioni di soli trenta secondi. La fragilità della lamina argentata fu rafforzata dall’utilizzo di cloruro d’oro per opera di Hippolyte Fizeau, che incrementò anche il contrasto generale. Il 1841 fu l’anno dell’evoluzione della sciadografia in calotipia ad opera di Talbot, che intuì la possibilità di terminare la trasformazione dei sali d’argento non solo mediante l’azione della luce, ma con l’utilizzo di un nuovo passaggio chiamato sviluppo fotografico. Tra il 1844 e il 1846 Talbot produsse in migliaia di copie quello che può essere definito il primo libro fotografico, il Pencil of Nature, contenente 24 calotipi. Di lì a poco si sviluppò la moda dei ritratti. Nel 1851 Frederick Scott Archer introdusse un nuovo procedimento a base di collodio che affiancò e infine sostituì tutte le altre tecniche fotografiche. Una particolare applicazione della lastra umida nacque per soddisfare l’enorme richiesta di ritratti. Brevettata nel 1854 da André Adolphe Eugène Disderi, si componeva di una fotocamera a quattro obiettivi che impressionava una lastra con due esposizioni, per un totale di otto immagini da 10×6 cm, stampati a contatto su carta che, a causa delle piccole dimensioni, vennero chiamati carte de visite. Da qui, la necessità di produrre lenti e apparecchiature fotografiche vide la nascita e lo sviluppo di importanti aziende fotografiche. Già nella seconda metà del 1800 furono fondate aziende importanti come la Carl Zeiss, la Agfa, la Leica, la Ilford, la Kodak e la Voigtländer.

La fotografia oggi

Oggi, invece, la fotografia è entrata nel fantastico mondo del digitale e le apparecchiature diventano sempre più sofisticate e precise giorno dopo giorno. Anche le tecniche hanno subito un’evoluzione, e alle fotografie “statiche” e programmate in posa, si è sostituito un filone amante degli scatti naturali, che restituiscono al meglio le emozioni dei modelli/modelle.