( Liberazione) LA MEMORIA


Per difendere le serrate e spezzare gli scioperi era pratica corrente sparare sugli operai e sui braccianti

LA STAGIONE DI SCELBA E DI DE GASPERI

Morti di Modena, Morti annunciati. Quando Terracini, nella drammatica relazione che svolge davanti ai parlamentari dell'opposizione convocati d'urgenza il giorno dopo la strage, parla di "omicidi premeditati, eseguiti a sangue freddo", non fa altro che sottolineare un dato di fatto che, pur nella sua enormità, non è per niente "nuovo". Quello è l'anno delle serrate, e quelli sono i mesi nei quali aprire il fuoco su operai e braccianti, al Nord e al Sud, è un metodo barbaro ma consolidato. Un evento che succede, succede spesso.

Sono passati 50 anni. Un libretto sbiadito, un vero instant-book, messo in circolazione dalla Cgil nemmeno un mese dopo l'eccidio come supplemento al n.3 di "Lavoro", riporta su pagine di carta povera i fatti e i documenti, le foto e le testimonianze dal vivo di quei giorni cruenti, lontani ma non troppo.

Nel solo 1948, l'anno del 18 aprile e della Dc trionfante, sono 17 i lavoratori uccisi, centinaia i feriti, 14.573 gli arrestati (tra essi 77 segretari di Camere del lavoro). L'impiego della polizia nelle vertenze sindacali è una prassi costante; il ministro-mitra, che di nome fa Mario Scelba, mantiene il proposito espresso al momento dell'insediamento del governo De Gasperi: "Farò seguire un 18 aprile sindacale".

E' lo "scelbismo; ogni agitazione di lavoratori vista come la lunga mano della cospirazione comunista in agguato e le "forze dell'ordine" chiamate a sparare sui braccianti intese come difensori della minacciata libertà italica. E' lo"scelbismo", quasi una guerriglia.

Nei soli due mesi prima di Modena, ci sono tre eccidi - Melissa, Torremaggiore, Montescaglioso - poveri braccianti stroncati dal piombo sul lungo, sanguinoso cammino della occupazione delle terre. Ma non ci sono metodi meno pesanti nel Nord delle industrie, sono considerati illegittimi e perseguibili a colpi di fucile anche gli scioperi a scacchiera o a singhiozzo, il picchettaggio delle fabbriche "serrate" dai padroni, persino la propaganda sindacale. 185mila militi tra poliziotti, carabinieri, guardie di finanza sono pronti in campo, 50mila in più che sotto il regime fascista.

Uno stillicidio cruento

Durante la lotta dell’Agro romano, La Camera del lavoro di Roma è posta in stato d'assedio la stessa vigilia di Natale a San Giovanni Persiceto "durante lo sciopero, la polizia batte i campi in jeep e motociclette.. Chi non riesce a fuggire viene caricato sulle camionette... I braccianti, uomini e donne, vengono trasportati dieci o dodici chilometri lontani dalle loro abitazioni, si tolgono loro le scarpe e poi vengono abbandonati in aperta campagna. Nel corso dello stesso sciopero, la polizia ha arrestato 32

( lavoratori, ne ha feriti 505 e ha distrutto 155 biciclette" (già, nella guerra dei poveri in corso, sono in campo anche distruttori di biciclette, gli sterminatori di abitazioni formate da un solo locale per dieci persone, le spedizioni punitive in luoghi dove la gente non possiedi nulla di nulla).

Volti di operai e contadini trucidati ci guardano da queste pagine che sembrano sepolte. C'è una prefazione di Giuseppe Di Vittorio, qui vogliamo presentare, dice, " una esposiziope serena e documentata dei fatti". E i fatti - i fatti che annunciano Modena - sono una sequenza lunghissima di violenze soprusi, sparatorie, rnorti e feriti, operai e contadini colpiti solo nell’ultimo anno ; nella lista Gravina, Cosenza Andria, Rovigo, Pistoia, Ferrara, Molinella di Bologna, Cremona, Brescia, Sulmona, Salerno,Ostia, Marsala, Sesto S. Giovanni, Catanzaro, Urbino, Ancona, Pesaro.

Il massacro di Modena è pero come una deflagrazione che scuote tutta Italia. Le Fonderie Riunite sono il cuore della città operaia, e il padrone, il conte Adolfo Orsi, ex boss fascista, pezzo grosso della Confindustria, proprietario di altre fabbriche metalmeccaniche, di grandi imprese commerciali, di cave nel Bresciano, di vasti possedimenti terrieri, è un vero padrone delle ferriere.

Vuole mano libera di cacciar fuori tutti i 565 dipendenti e assumerne quanti gli pare e piace e quando vuole lui; la Commissione interna non gli va' e non la vuole; i sindacalisti devono stare fuori dai piedi; la lettera di licenziamento per tutti parte il 3 dicembre, e il 5 dello stesso mese con un'altra missiva fa presente che ne riassumerà nemmeno la metà. Il 19 gennaio parte lo sciopero provinciale, i cortei degli operai marciano con le bandiere, le Fonderie Riunite in "serrata" sono presidiate dalla Celere in armi 800 militi di rinforzo sono stati chiamati da Bologna).

SEI MORTI E 50 FERITI

"Affoga nel sangue il governo del 18 aprile", titola a tutta pagina "l'Avanti!" del giorno dopo. Il governo del 18 aprile: quello dell'atlantismo, della divisione sindacale, della soggezione agli usa, della crociata anticomunista. Il fondo a firma di Pietro Nenni (Psi e Pci sono ancora legati da una Giunta di intesa, sì scioglierà (di lì a pochi anni), è un violentissimo attacco, politico e morale "il governo cattolico di De Gasperi e Scelba non ha neppure la comprensione umana e sociale di un Giolitti. La logica interna della sua politica di fame, di odio, di paura lo ha ormai condotto al delitto in permanenza".

Il servizio da Modena è gridato con gli stessi accenti di esecrazione. "il gonfalone del Comune di Modena, medaglia d'oro della lotta di liberazione, sventola a mezz'asta dal balcone del palazzo municipale. il più brutale massacro che sia avvenuto dopo la liberazione, massacro paragonabile soltanto agli indiscriminati eccidi compiuti dai nazisti, ha gettato nel lutto la popolazione modenese".

E Fernando Santi (socialista, segretario generale della Cgil) dalle stesse colonne non esita a dichiarare:

"la verità è che a Modena - centro proletario per eccellenza - da due anni le autorità stanno svolgendo un'azione di intimidazione e di illegalità allo scopo di indebolire quel formidabile schieramento proletario". Dietro quelle bare di operai si celano molte verità. L'esecutivo della Cgil si incontrad'urgenza con Scelba, i deputati e i senatori dell'opposizione senza eccezione sono convocati a Modena per il giorno successivo, gli statali sottoscrivono per le vittime, proteste e scioperi si susseguono in moltissime città grandi e piccole (a Torino, Firenze, Palermo, Venezia, Livorno, Milano, Bari, Alessandria, Genova, Verona); Roma è in piedi - 100mila persone accorreranno al comizio in piazza SS. Apostoli - l'intera Cgil è mobilitata in tutta Italia, solo la Cisl "non ha voluto perdere l'occasione per dichiarare che essa non si associa".

L'italia si ribella

"Tutta l'Italia si leva contro il nuovo eccidio!"; è il titoto a 8 colonne dell'Unità dello stesso giorno, 10 gennaio. Lo sciopero generale è in atto in tutta Italia, i metallurgici di tutta Italia sono in sciopero per 24 ore, informa il giornale; e il fondo di Pietro Ingrao, sotto il titolo accusatore "Premeditazione" ha questa conclusione: "Bisogna fermare la mano degli assassini e far intendere a chi ne fosse tentato che sulla strada di Crispi e di Mussolini non si torna. I pazzi sono avvertiti".

Si ferma per 24 ore il compartimento ferroviario di Bologna, la Fgci è mobilitata così come l’Alleanza giovanile, il presidente Einaudi convoca De Gasperi d'urgenza, Scelba "con vergognoso cinismo difende gli autori del massacro". Una manchette in alto a destra grida; "Ecco la politica di De Gasperi. Melissa, Torremaggiore, Montescaglioso, Modena: 14 lavoratori uccisi in 70 giorni" la Giunta d'intesa fra Pci e psi si è riunita d'urgenza.

Il Paese parla dell'"inaudita strage di Modena" e in un fondo dal titolo "I colpevoli" - il direttore Tommaso Smith spara a zero. "Non vi sono parole che bastino per bollare l'infamia di ciò che è accaduto ieri a Modena...Ornai nessun dubbio è più possibile. La violenza, la strage sono elevate a sistema.. L’Emilia è una terra arroventata da tempo. E' colà che gli ordini di Scelba mantengono viva e drammatica una situazione insostenibile e sempre più pericolosa. Tutto ciò non avviene a caso. L'Emilia è anche la terra dove la coscienza e l'organizzazione operaia rivelano maggiormente la propria forza e la propria compattezza. E' un fortilizio proletario... Fiaccata l'Emilia sarebbe facile al governo aver ragione anche altrove". Ancora un'altra verità che avanza dietro le bare degli operai di Modena. Continua infatti Tommaso Smith: "Per questo da mesi e mesi l'Emilia è tenuta in uno stato d'inquietudine costante, per questo, ieri, a Modena, si è sparato e ucciso". Un altro titolo dice: "Erano tutti inermi".

Non sono soltanto i giornali della sinistra a condannare, Modena è una visione inquietante. Sulla Stampa prendono posizione contro l'eccidio Vittorio Gorresio e Luigi Salvatorelli."Già sentiamo incalzanti - scrive Gorresio - le interpretazioni che ci parlano di piani di agitazioni nella provincia rossa modenese. Sono frusti argomenti che non esauriscono il problema". Rampognato dal Popolo per aver rilasciato nientemeno che una dichiarazione al settimanale comunista "Vie Nuove", Gorresio risponde sul Mondo: "E' un ragionamento da caporali e non da uomini politici. Fu concepito dai caporali zaristi il 9 gennaio 1905, quando spararono contro gli operai davanti al palazzo d'inverno dl Pietroburgo". Gaetano Baldacci sul Corriere della Sera, ha così commentato la pratica delle cariche di polizia: "C'è una realtà disonorevole per il nostro paese: la rivoltante uccisione di contadini affamati, la Celere come capitolo della scienza economica, mentre i proprietari di immense terre se ne stanno a Roma o a Capri, a intrigare con la politica o con l'alta società". E " Il mitra facile e la poltrona comoda"; è il titolo del Giornale della Sera. "Ai vivi in nome dei morti "; così il fondo di Sandro Pertini sull'Avanti il giorno prima dei funerali: "Cristo per opera di costoro è oggi nuovamente crocifisso, perché Cristo è nel lavoratore affamato che cade sotto il piombo del governo clericale".

LA LUNGA GIORNATA DI LUTTO

E' una opposizione frontale, a tutto campo. Togliatti chiede la sostituzione di Scelba, Maurice Thorez manda un messaggio al Pci, è l'Unità a informare che è in atto la protesta di 700 mila metallurgici e che "venerdì De Gasperi presenta le dimissioni" (le quali con Modena non hanno niente a che fare, tanto che Scelba verrà riconfermato agli Interni).

Mercoledi 11 gennaio è il giorno dei funerali. Il quotidiano del PCI invia Gianni Rodari, uno scrittore e un poeta piu che un cronista. "300mila lavoratori ai funerali delle sei vittime"; è il titolo. "La città gloriosa, ammutolita dal dolore e stretta intorno al suoi assassinati del 9 gennaio si è riempita stamani di passi pesanti che popolavano le sue strade, le sue piazze..."Dalle otto del mattino alle 8 di sera, tanto è lunga la giornata del grande lutto di Modena "I sei Caduti allineati l'uno a fianco dell'altro nelle bare avvolte in bandiere; uno per uno essi avevano l'espressione contratta del dolore e dello spaventoso stupore in cui li sorprese la morte. I tre ragazzi di 20 anni sembravano ancora vivi e la terribile espressione dei loro volti sembrava dovuta ad un sogno angoscioso e passeggero.. Sulle fotografie i volti sembravano anche e più giovani. Garagnani e Malagoli avevano una luce quasi infantile".Il discorso di Togliatti muove onde di commozione, si piange tra la fofla. Da Modena, da quei funerali di popolo, si leva l'appello per una nuova politica". 9 gennaio 1950, fuoco sugli operai.

Era un Anno Santo anche quello.

Maria R. Calderoni


Quel gennaio di sangue

Uccisi a sangue freddo