In risposta al documento della compagna Letizia Magnani:
Ritrovare la politica per rifondare la società
Riceviamo dall' Istituto di Studi Comunisti K.Marx - F.Engels di Napoli
Il documento elaborato pone un problema di fondo. La compagna deve decidere che cosa vuole.
Non si può avere la società borghese i valori borghesi, le idee e le teorie borghesi e la società socialista. L’intero documento, pregevole in molti punti, che mostra una conoscenza ampia dei processi politici italiani, evidenzia due correnti di pensiero: il cristianesimo sociale ed il repubblicanesimo. Se la compagna non decide un asse strategico le diventa difficile orientarsi.
Il marxismo è innanzitutto la teoria delle classi e della lotta delle classi, se questo non viene recepito diviene difficile comprendere la situazione politica attuale e si finisce per ridurla a Berlusconi, Rutelli, Fini, ecc. e non vedere questi come espressione dialettica delle classi e la lotta che li contrappone lotte delle classi e di fazioni e frazioni della classe della borghesia, lotta tra indirizzi diversi sulla base dei settori del capitale di cui si è espressione, ove ciascun settore richiede una particolare forma di riproduzione e quindi una specifica politica in funzione di quella riproduzione e quindi del profitto. Se non si sceglie l’asse strategico della scienza del marxismo, si finisce per leggere la lotta di classe come lotta tra ricchi e poveri e si finisce così per ridurre Marx ecc. a poveri. Ed è questa poi la lettura del cristianesimo sociale della realtà che non è quella del marxismo. La visione che domina il documento inerente la democrazia è la concezione di fondo della democrazia borghese, ossia della teoretica sulla democrazia che la classe borghese ha elaborato nel corso dei secoli. La teoretica progressista elaborata tra il Seicento e l’Ottocento è una teoretica ideologica, mistifica cioè gli interessi della classe borghese e ritaglia i valori e le teorie e le procedure democratiche sulla base degli interessi di fondo della classe della borghesia.
E questo ci introduce di fatto all’URSS.
L’URSS per quanto attiene la democrazia elabora tutta un’altra teoretica espressa dalla Costituzione del 1936 e dalla politica economica dei piani quinquennali. L’asse centrale della democrazia sovietica è non il ‘ cittadino’ ma il produttore e consequenzialmente la via per il superamento della finzione giuridica, ossia la via di costruire le condizioni per la parità giuridica, che non ha come base l’assunto dell’uguaglianza astratta borghese ma che ha centro la diversità [ a riguardo si può vedere " Critica al Programma di Gotha" di Marx e "Stato e Rivoluzione" di Lenin ] , ossia le pari opportunità. Il sistema elettorale per esempio non è sulla base circoscrizionale, ma ha alla base le realtà produttive e questo consente l’individuazione esatta della base elettorale che elegge un deputato e quindi la possibilità della revoca del mandato. Questa per esempio della revoca del mandato è un punto di chiaro discrimine contro cui si sono scagliati tutti i teorici della democrazia borghesia, in Italia per esempio Bobbio, ed altri. Io credo che una rilettura di quella costituzione del 1936 sarebbe molto istruttiva in questa fase. I piani quinquennali consentivano la crescita dell’intera società non solo da un punto di vista economico ma anche sociale, civile, e quindi! della democrazia. La democrazia va coniugata con lo sviluppo sociale e civile della società, altrimenti è l’astratta democrazia borghese. L’URSS nel 1938 raggiunge livelli di stato sociale che nessuna società socialdemocratica: svedese o.. ha mai raggiunto. L’assistenza sanitaria totale e gratuita per tutti, il sistema delle garanzie sulla sicurezza del lavoro, della previdenza sociale, dei livelli retributivi e del sistema di ferie e di riposo; le garanzie per la donna: non solo l’emancipazione formale ma anche quella sostanziale: asili nidi, pari opportunità di accedere a tutti i livelli e gradi della società. La politica culturale punta decisamente sul superamento della scissione campagna-città con uno sviluppo maggiore di cinema, biblioteche, teatri, scuole a tutti i livelli nelle campagne tale da equilibrare il rapporto. [ Su questo possono essere forniti dati statistici ].
E’ indubbio, ed è anche giusto, che la classe antagonista nasconda tutto questo e tenti di presentare l’URSS come l’inferno. E da un certo punto di vista era tale, era tale per quella classe borghese che tentava di restaurare il regime zarista: esattamente come ora è l’autentico inferno per i popoli sovietici e per i popoli dei Balcani.
Ma se la compagna Letizia non sceglie un asse strategico finisce per cogliere la complessità e per rimanere in superficie.
Ora il punto non è scegliere il marxismo, ma scegliere in maniera netta e chiara un asse strategico, questo le consentirà di verificarne la bontà ed attuare un bilancio e quindi scegliere, ecc.
Il documento della compagna riveste a parte quanto detto una importanza decisiva.
Io personalmente l’ho letto con grande attenzione, cercando di sforzarmi di comprendere quali erano gli assi di orientamento ed il processo di formazione, il vissuto della compagna, che poi la porta a scrivere il documento. Io lo ritengo di grande importanza, proprio per quella onestà intellettuale che lo caratterizza decisamente, consentendo di comprendere quali sono i processi di formazione e di rottura in atto oggi in una parte dei compagni e le vie attraverso le quali confluiscono, accedono, giungono al marxismo. Indubbiamente in una prima fase è il marxismo, il socialismo, letto e filtrato dalle lenti del loro vissuto, dei loro percorsi e delle singole sensibilità: ma mostra che c’è un movimento sotterraneo, profondo, forte che con gran fatica viene in superficie; e mostra che è un movimento molecolare e perciò stesso forte e contraddittorio: ma c’è.
Si tratterà di vedere come questo movimento si configurerà alla fine e come interagirà con il più complessivo ed oggettivo movimento di trasformazione della società.
E’ stato giusto darne pubblicizzazione, la speranza è che ve ne saranno molti altri di questi lavori.
Fraterni saluti,
Calabria Antonio
Napoli, venerdì, 6 aprile 2001