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Lezioni private, costano 10 milioni l’anno

Nei giorni scorsi una notizia d’agenzia, ripresa da molti giornali, calcolava in dieci milioni la spesa sostenuta dalle famiglie per le lezioni private degli alunni rinviati alla seconda sessione. II calcolo partiva da una premessa: che 700 mila ragazzi (450 mila delle medie e 250 mila degli istituti superiori) a giugno non sono stati promossi in tutte le materie. Il ministero della Pubblica Istruzione non è in grado di sapere il numero degli alunni rimandati a settembre sia di quest’anno che degli anni precedenti, né lo annuario dell’istruzione dell’Istat riporta questi dati.

Nel momento in cui si sta per abolire la sessione di riparazione, che comporta la adozione di una serie di provvedimenti, il ministero non conosce questo dato fondamentale. Tuttavia, una cifra approssimativa si può ricavare rifacendosi ai dati in possesso del Provveditorato agli studi di Brescia: quest’anno i rimandati di tutte le scuole della provincia ammontano a 56 mila e, poiché la popolazione scolastica rappresenta il 10 per cento di quella nazionale, si possono calcolare intorno ai 500 mila gli alunni non promossi a giugno. Quasi certamente quella del settembre 1970 è l’ultima sessione di riparazione. I partiti, i sindacati e gli stessi professori sono persuasi dell’inutilità del rinvio a settembre; in alcune settimane non si possono colmare lacune gravi che hanno determinato la decisione del rinvio da parte del consiglio di classe. Inoltre, ora c’è un dato certo: in questi due anni l’abolizione degli esami di riparazione alla licenza media e alla maturità non ha portato sostanziali . variazioni al numero dei bocciati.

Tra i provvedimenti che il ministro della Pubblica Istruzione intende presentare entro la fine dell’anno figura l’abolizione anche per le classi intermedie: verrà così soddisfatta la proposta avanzata oltre sette anni fa dalla commissione d’indagine sulla scuola, di cui facevano parte parlamentari ed esperti. Il problema delle lezioni private, però, rimane e va affrontato. Nel corso dell’anno molti genitori vengono consigliati dagli stessi professori di mandare a ripetizione i loro figli, qualche volta subito dopo la fine del primo trimestre; il sacrificio per tante famiglie è notevole: la spesa di una lezione va dalle duemila della scuola media alle cinque, seimila delle superiori. Occorre, quindi, affrontare questo non trascurabile problema giungendo alla soluzione da tempo adottata in moltissime nazioni, cioè prevedendo in ogni scuola appositi corsi per gli alunni che hanno bisogno di avere un aiutò.

E’ stato calcolato che in Italia le ripetenze e gli abbandoni raggiungono percentuali altissime: il 23 per cento nei licei ginnasi, il 24 per cento negli scientifici, il 33 per cento negli istituti magistrali e il 39 per cento negli istituti tecnici. Appare subito evidente che le percentuali di questi ultimi due tipi di scuole sono altissime; si tratta, infatti, delle scuole che accolgono gran parte dei giovani appartenenti a famiglie meno abbienti. Il fenomeno, oltre che scolastico, è sociale. Nelle altre nazioni la percentuale delle ripetenze non arriva al 10 per cento; in alcune, come gli Stati Uniti, non esistono bocciati; dalla prima elementare all’ultimo anno della scuola secondaria, si passa automaticamente da una classe all’altra. Si tratta di problemi che devono essere risolti nel contesto di una riforma scolastica che trasformi radicalmente l’attuale sistema.

Non è solo questione di cambiamento delle strutture, si devono affrontare gli altri problemi strettamente col lesati. E’ soprattutto la scuola a pieno tempo che può eliminare molti degli attuali inconvenienti, quella scuola di cui già si parla nello stato giuridico dei docenti. «Gli obblighi di servizio degli insegnanti — dice lo statuto dei docenti — devono essere determinati nella prospettiva di realizzazione della scuola integrata, aperta alle esigenze della società ». Ma i risultati saranno limitati fin quando non sarà risolto 11 problema che sta alla radice di tutto: quello della scuola materna. I figli dei lavoratori non frequentano la scuola pre-scolastica, iniziano l’iter scolastico in condizioni di inferiorità. In Italia, soltanto la metà dei bimbi fra i 3 ed i 5 anni la frequentano, e nel Sud si scende al 40 per cento.

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