L'uomo che vide suo
padre calzare
gli uomini e farli camminare
imparò da quell'arte umile e felice
la meraviglia di servire l'uomo.
L'uomo che crebbe nell'esule villaggio
imparò il coraggio di farsi riconoscere
e di crescere non lontano dai potenti della terra.
L'uomo che seppe la guerra e le lotte degli uomini
imparò dal fascino della notte
il chiarore del giorno.
Quell'uomo muore. Attorno attorno
alla ceppaia gigantesca che è
agili frullano i vivai che piantò nel mondo.
Ogni uomo che dà agli uomini amore profondo
e il pane e le scarpe e le case e le macchine
può dire chi era Stalin e la ragione del mondo.
(Portici, 9 marzo 1953, in Margherite e rosolacci ed.1978, pag.
78/79)
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Questa poesia fu dedicata da Rocco
Scotellaro, poeta lucano, nuovo cantore della fatica e della
lotta dei contadini, a Stalin, morto il 5 marzo del 1953.
su Scotellaro vedi anche nel nr.7/03 di Lavoro Politico
http://www.lavoropolitico.it/lpnr7scotellaro.htm
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