Elezioni Politiche 2001

13 Maggio:Spartiacque del movimento rivoluzionario e comunista italiano

- Massimo Meloni -

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Le elezioni che il 13 maggio 2001 hanno sancito la "conquista" del parlamento italiano, e dunque del governo della nazione, ad opera della sedicente "Casa della Libertà" devono essere oggetto di attenta analisi da parte delle comuniste e dei comunisti italiani. Tali elezioni sono state infatti un vero e proprio terreno di lotta, a prescindere dalla maggiore brutalità del centro destra rispetto al centro sinistra, fra le comuniste e i comunisti da una parte (siano essi nel Prc o no) e la coalizione dell’Ulivo; i politici appartenenti a questa coalizione (peraltro borghese) hanno scatenato nei confronti di tutti i rivoluzionari una vera e propria guerra per il semplice motivo che questi decidevano di non appoggiare la coalizione che sosteneva Rutelli, nonostante i suoi ideatori affermassero la necessità di dare il voto all’ex sindaco di Roma per non consegnare il paese alle destre. Occorre riconoscere che il bersaglio maggiormente colpito dagli attacchi del centro sinistra è stato il PRC, nonostante i massimi dirigenti di questo partito, con il loro segretario in testa, non hanno mai espresso una volontà definitiva di rompere con l’Ulivo al quale hanno più volte proposto accordi per un’alleanza che potesse avere anche solo minimamente natura politica; la superbia dei massimi esponenti del centro sinistra è stata tale da precludere qualsiasi alleanza con il Prc, che chiedeva in cambio di una maggiore disponibilità nei confronti di Rutelli nient’altro che l’abolizione delle famigerate liste civetta… Risultato delle elezioni, al termine di una campagna elettorale dove gli esponenti dei due poli borghesi si sono divertiti a mostrarsi gli altarini a vicenda? Alla camera, la Casa delle Libertà ha ottenuto 368 seggi contro i 242 dell’Ulivo (in realtà 250 considerando quelli ottenuti dai Rutelliani con la SVP) mentre Rifondazione Comunista ha avuto 11 seggi (frutto del 5% di consensi che il partito Bertinottiano ha avuto con i voti della quota proporzionale); al Senato la coalizione Berlusconiana ha 177 seggi contro i 125 dell’Ulivo (ai quali ne vanno aggiunti però altri 3 ottenuti con il SVP), 3 li ha piazzati il Prc, 2 Democrazia Europea mentre 1 lo hanno Di Pietro, la SVP, le Liste autonomiste ed "Altri" Il risultato che spicca è ovviamente il grande vantaggio numerico in termini di seggi esistente fra il Polo e l’Ulivo, ma anche il fatto che alla Camera Il PRC è l’unico partito non facente parte dei due poli borghesi ad avere ottenuto seggi (segno questo che l’invito al cosiddetto voto utile non ha tirato più di tanto) giacché Democrazia Europea così come la Lista Di Pietro non hanno superato la famigerata soglia del 4% per ottenere seggi alla Camera con il meccanismo di attribuzione proporzionale. Tuttavia vi sono anche forze politiche interne ai due poli che hanno preso, "gareggiando" alla ripartizione proporzionale dei seggi alla Camera, risultati prossimi allo 0% che hanno sancito la totale mancanza di autonomia di tali forze rispetto ai due poli borghesi: ci riferiamo alla Lega (che ormai non può che consumarsi nel suo verbalismo nazional padano senza avere il potere di ricatto sul governo Berlusconi che ebbe nel ‘94), allo SDI e ai Verdi (il cui Girasole non è neanche nato, 2% circa è la percentuale di questi due partiti messi insieme) e ai Comunisti Italiani di Cossutta e Diliberto (persi ormai nell’Uliveto di D’Alema, Veltroni & C.). Una novità assolutamente da segnalare è, infine, l’affermazione della Margherita fra le forze politiche del centro sinistra; la coalizione fra Democratici, Lista Dini e Popolari prende il 14% dei voti e si candida direttamente alla guida dell’Ulivo per le prossime elezioni. E’ indubbio che con i DS che perde più di 2000000 di voti (passa da circa il 20% dei consensi a poco più del 16%) la direzione moderata dell’Ulivo non dico tanto che ha finalmente vita, ma che si consolida; fino ad oggi infatti i DS hanno sempre cercato, in quanto partito più forte della coalizione del centro sinistra, non tanto di dare una direzione coerente di sinistra (seppur moderata) alla coalizione ulivista, ma di inseguire (condizionati in questo anche dalla natura del sistema elettorale maggioritario oltre che dalla natura squisitamente borghese ormai acquisita da tale partito) l’elettorato moderato ai fini di una vittoria elettorale che dopo la caduta di Prodi diventava sempre più improbabile. Ora, con il fallimento di tale operazione e la conseguente corsa degli Amato e dei D’Alema di turno per trasformare definitivamente i DS in un grande partito socialista dove chiunque lo voglia (Cossuttiani e Rifondaroli compresi) potrà trovar posto, non solo l’Ulivo ha natura ancora più moderata ma si apre in prospettiva la possibilità che alla lunga i Poli borghesi si possano sfrangiare proprio in corrispondenza delle loro appendici "moderate" e centriste, seppure una tale prospettiva sia sul breve periodo da scartare, essa è da prendersi in considerazione sul medio e lungo periodo anche perché mai il progetto di un ritorno al Grande Centro è stato scartato da un Berlusconi così come dagli epigoni vecchi (e nuovi?) della DC. Si tratta sempre di vedere se il grosso della borghesia vedrà di buon occhio, e soprattutto come spendibile sul lungo periodo, la prospettiva di una coalizione centrista che senza troppe brutalità di facciata ne sappia perpetrare di poco visibili (non di facciata) ma assai efficaci per gli interessi del capitale. L’ascesa all’interno dell’Ulivo di una forza politica come la Margherita deve essere forte elemento di riflessione per i comunisti e le comuniste fuori e dentro Rifondazione: al momento attuale la natura borghese e moderata dell’Ulivo risulta accentuata rispetto al passato, così come abbiamo visto non sia da escludere la possibilità (difficile da realizzarsi ma non impossibile) di una coalizione o di un partitone centrista, che se si affermasse affosserebbe il bipolarismo (se non il sistema maggioritario)…un quadro politico simile deve rafforzare e non indebolire le ragioni che hanno portato il PRC a presentarsi alle elezioni senza entrare in coalizione con un centro sinistra con il quale francamente era praticamente impossibile, per dei Comunisti, allearsi. Come trovare d’altronde un accordo con un coacervo di forze politiche che avevano fatto la guerra imperialista in Serbia, privatizzato gran parte del patrimonio economico nazionale, dato vita a finanziarie lacrime e sangue, incarcerato compagni in virtù del famoso reato, contemplato dal Codice Rocco, di "sovversione e partecipazione a banda armata" ed infine abolita la gratuità dei processi contro i licenziamenti senza giusta causa? Osservando le vicende pre elettorali come quelle direttamente legate alla campagna elettorale stessa è facile comprendere che il 13 maggio è stato uno spartiacque per tutti i sinceri comunisti e per il movimento rivoluzionario italiano e se i dirigenti del PRC smettessero di ammiccare ai D’Alema di turno abbandonando la convinzione che si possa spostare a sinistra un partito borghese solo coi richiami all’etica comunista e al buonismo si potrebbe davvero lavorare seriamente (anche con il Prc) alla costruzione di un serio Movimento Comunista, marxista leninista, per la Rivoluzione Socialista. Momentaneamente il gioco borghese del bipolarismo è rotto e con la rottura di tale gioco sono poste le condizioni per lavorare sulle contraddizioni della borghesia (i suoi due poli non sono compatti, d’altronde il trasversalismo ha fatto il bello ed il cattivo per tutta la passata legislatura) e per essere realmente sponda degli embrioni di movimento che ci sono e che possono crescere solo se diretti verso lo scopo politico del Socialismo. Gli sconfitti (borghesi) di queste elezioni faranno di tutto per sconfiggere a loro volta Berlusconi e soci: riattiveranno i sindacati di regime (scandalosamente zitti durante tutto l’interregno del centrosinistra), si ergeranno a difesa dei poveri (come fatto dal Polo nella passata legislatura) e muoveranno le masse popolari su uno scacchiere dove in realtà, lo si voglia o no, si gioca (già da parecchio tempo) sulla loro pelle. Le comuniste e i comunisti possono e (devono) lavorare su questo esplosivo quadro politico, ma perché si possa lavorare bene occorre rompere con le ambiguità legate alla ricerca di un rapporto con il centro sinistra per instaurare un più fruttuoso rapporto dialettico con quei lavoratori che incominciano ad organizzarsi per difendere i propri diritti senza delegarli alla "triplice borghese" (arrivando in alcuni casi a lottare anche per il Socialismo) …tutto ciò non esclude affatto che si possano avere accordi tattici con i DS in alcune e specifiche situazioni (di volta in volta da valutare anche in rapporto alle possibilità di esercitare egemonia sull’elettorato di questo partito), tuttavia è ormai chiaro che, anche in virtù delle elezioni del 13 maggio, il processo reazionario in Italia è ormai ad un altissimo grado di sviluppo che non potrà essere spezzato da alleanze fittizie con un partito borghese come i DS (e tutti i suoi satelliti), magari in nome di una comune provenienza politica …se l’ala economicista del PRC riflettesse su ciò sarebbe la volta che Rifondazione potrebbe essere davvero e pienamente definita una "forza politica comunista. Bertinotti, Mantovani, Giordano & C., dovrebbero ricordare lo slogan di una vecchia pubblicità sulla birra: "Meditate gente, meditate".

Iglesias, lì 25 maggio 2001

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