
ISTITUTO DI STUDI COMUNISTI
KARL MARX - FRIEDRICH ENGELS
Casella Postale 198, Posta centrale, P.zza Matteotti, 80110 Napoli
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Convegno:
" Il ruolo e la funzione della classe operaia nel Novecento
per il progresso sociale, civile, democratico ed economico."
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La Rivoluzione Passiva
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La presente relazione rimanda ai lavori dell’Istituto:
La rivoluzione borghese in Italia 1646-1648, ‘ Masaniello’,
Storia del Capitalismo Italiano,
Storia del Movimento Operaio Italiano,
Gramsci.
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Lunedì, 30. Aprile, 2001 – Hotel Terminus
Il processo rivoluzionario borghese in Italia si caratterizza come " rivoluzione passiva".
Si caratterizza, cioè, come assenza del movimento contadino e del movimento di massa cittadino, per l’assenza della riforma agraria, frammentazione del latifondo nobiliare feudale e formazione della piccola proprietà contadina.
Si caratterizza per l’assenza del movimento rivoluzionario e quindi per l’assenza di una esperienza storica rivoluzionaria e quindi per l’assenza di una esperienza storica rivoluzionaria delle classi subalterne e consequenzialmente di una coscienza nazionale borghese.
La via italiana al capitalismo sarà, allora, come ha indicato V.I. Lenin, " via prussiana": la via, cioè, dove invece dell’abbattimento dei vecchi rapporti di produzione feudali, si ha l’innesto sul vecchio troncone feudale dei rapporti di produzione capitalistici.
Il blocco sociale che ne uscirà e guiderà il Paese è il blocco agrario-nobiliare e nuclei territoriali di borghesia nazionale.
Nasce, così, lo Stato italiano, e consequenzialmente la borghesia italiana, già conservativo, ossia già strumento delle scelte conservatrici del blocco sociale uscito dal ‘ risorgimento’.
Nasce quale frutto del compromesso con le classi reazionarie dell’ancien régime, senza una base popolare e con l’odio e l’ostilità delle masse popolari.
E’, quindi, una borghesia bottegaia nel senso pieno della parola, i cui confini non vanno oltre la propria azienda, " il profittarello", il ‘ particulare’ guicciardiniano e la categoria degli ‘ostinati’ del Guicciardini. La cui cultura, ossia la cui coscienza, non va oltre il populismo demagogico e la roboante retorica, che si coniuga con le idee e concezioni più generali, sciatte ed ovvie: "gli ostinati" del Guicciardini appunto! e dove l’insulso e mentecatto umanesimo retorico ne vorrebbe coprire la coscienza usuraia e parassitaria.
Possiamo ben sintetizzare con F. Engels, lettera a Turati del 26 gennaio 1894:
" La borghesia giunta al potere durante e dopo l’emancipazione nazionale non seppe né volle completare la sua vittoria. Non ha distrutto i residui di feudalità né ha riorganizzato la produzione nazionale sul modello borghese moderno. Incapace di far partecipare il Paese ai relativi e temporanei vantaggi del regime capitalistico, essa gliene impose tutti i carichi, tutti gli inconvenienti. Non contenta di ciò, perdette in ignobili bindolerie bancarie quel che le restava di rispettabilità e di credito.".
Si caratterizza, infine, per il massacro dell’ala rivoluzionaria borghese da parte dell’ala moderata cavouriana:
il massacro della Carboneria prima e delle forze rivoluzionarie di Carlo Cattaneo, poi. Il periodo 1830-1848/49, il cui culmine è la 1a guerra d’Indipendenza e la sconfitta di Novara (1849) la svolta decisiva ed irreversibile – l’ombra di Novara – vede la fine fisica e politica dell’ala rivoluzionaria e delle camicie verdi.
Il danno sul medio e lungo periodo - l’ombra di Novara, appunto! – peserà gravemente su tutta la storia del Paese, giacché la borghesia si priva di forze, intelligenze e tradizioni di pensiero in grado di dinamicizzare i cambi generazionali ed intelligenze in grado di intelligere ed affrontare le sfide dei tempi.
Dovrà così affrontare le sfide dei tempi senza alcun rapporto con le correnti più vive della società, avendole sconfitte e massacrate.
Dovrà affrontare le sfide dei tempi senza alcun rapporto con il movimento popolare delle città e delle campagne, avendo in precedenza abbattuto con la violenza tutti i ponti e con quanti potevano fungere da ‘ cinghia di trasmissione’.
Sarà così che nei due momenti chiave: il 1922 ed il 1947 non sarà in grado di operare le scelte migliori.
Il fascismo non era l’unica via percorribile per la borghesia italiana, poteva costituire il momento per liberarsi delle eredità del ’risorgimento’, era invece la peggiore.
Ma per poter operare scelte diverse avrebbe dovuto avere quadri, intelligenze, tradizione di pensiero con cui aveva operato la più violenta, rozza e brutale rottura: il massacro, giacché per la fissità del blocco sociale veniva incementata qualsiasi seria politica di ricambio generazionale.
Non diversamente le scelte De Gasperi-Sforza del 1947: ma anche qui non ha i quadri, le intelligenze, la credibilità per operare scelte migliori e quelle che opererà sarà la peggiore. E dove il punto chiave ed incontrovertibile è dato dal blocco del ricambio generazionale, che dà vita a dinastie borghesi di carattere ‘baronale’: le famiglie, che si riflette su tutto il ricambio generazionale: statale, amministrativo, culturale.
Venivano così al pettine quelle scelte del 1848/49.
L’ombra di Novara – non diversamente dall’ombra di Villabar – si staglia minacciosa e presenta l’amaro conto.
L’ombra di Cattaneo torna minacciosa a ricordare tutta l’inanità e piccineria del 1848/49.
Minacciosa tornava l’ombra del Politecnico Cattaneo!
Con quella scelta del 1848/49 la classe della borghesia si era cioè preclusa la strada per qualsiasi serio sviluppo, autoinchiodandosi ad un ruolo subalterno e mentecatto: "imperialismo straccione" e consegnandosi, così legata, ostaggio delle forze agrarie nobiliari.
E su questo cammino non poteva trovare un Cattaneo o un Settembrini, poteva trovare un Croce ed un Gentile, che di quella sciagurata scelta se ne fecero, invece, sostenitori e teorici dotti, proiettando così tutta una falsa e mendace coscienza ideologica." Filosofia dello Spirito" e " Logica" di don Benedetto ben fermano l’aulica e rarefatta contrapposizione delle scienze umaniste alle scienze naturali, non ritenute degne dell’appellativo di Scienze per la loro natura pratica e per il loro perseguire fini materiali e non della conoscenza in sé; e che costituisce la quintessenza della teoria agrario-nobiliare, di quella cultura agrario-latifondista universalistica, ma non politecnica.
E’ questa esatta, concreta, materiale situazione che si riflette nel movimento operaio italiano, costituendone le tare ereditarie, le stimmate. La classe del proletariato esce dalla classe della borghesia e ne porta le stimmate.
Il movimento proletario italiano nasce, cioè, non avendo un’esperienza rivoluzionaria positiva.
Il movimento rivoluzionario non ha al suo attivo alcuna vittoria, ma solo sconfitte, emarginazione ed umiliazioni: la sua base di partenza è appunto la " rivoluzione passiva"
Il Movimento Operaio Italiano allora per tutto il periodo 1848-1875 dovrà condurre da solo una lotta per trovare una sua strada passando per i cavouriani, i mazziniani, i bakuniniani ed infine i massoni ed i cui tratti, che si porterà fino al 1919, sarà il passare dal massimalismo parolaio al più sconcio evoluzionismo riformistico e la cui carta d'identità sarà il rivendicazionismo spicciolo, l’operaismo esasperato e la subordinazione ideologica ed i cui quadri non andranno oltre i Turati, i Labriola ed i Costa.
Ed in questa battaglia per costituirsi con una sua autonomia di classe, dovrà farsi carico, ed essere soggetto trainante, dei processi di democratizzazione dello Stato e di rinnovamento culturale a cui la classe della borghesia aveva allegramente abdicato.
Ricadrà, cioè, sulle spalle del giovane proletariato italiano il compito di allentare i pesanti vincoli della proprietà agraria e latifondista e della sua ideologia fondante: il clericalismo.
Saranno infatti le forze della giovane classe del proletariato italiano che condurranno tra il 1880-1890 la battaglia per l’estensione del suffragio universale maschile, tirandosi dietro frange della borghesia. E sarà la fermezza dei suoi elementi avanzati che determinerà una proficua spaccatura nel fronte borghese pro-suffragio, quella che attraverserà il gruppo Cavalotti e la rivista "Cuore e Critica" da cui fuoriusciranno forze che approderanno al movimento socialista: Turati e la rivista " Critica Sociale".
Sarà infatti la giovane classe delle campagne assieme alla classe dei contadini che inizierà ad incrinare i rapporti agrari con i "Fasci Siciliani" e con l’organizzazione delle leghe contadine e delle prime forme di organizzazione sindacale dei braccianti nella pianura padana, che determinerà spazi nuovi per la penetrazione capitalistica nelle campagne e che spingerà per l’ammodernamento tecnico e delle culture.
La giovane classe del proletariato italiano sin da qui dà prova della sua natura generale: nella sua lotta per liberare se stesso, libera l’intera società civile ed è motore di progresso e civiltà e democrazia per tutti.
E’ il proletariato che con le sue lotte attira nel suo campo le migliori energie intellettuali, spaccando il vecchio archetipo dell’intellettuale retorico umanistico dell’Italia preunitaria ed introducendo elementi rinnovatori, imprimendo dinamismo e vivacità all’ambiente culturale.
L’organizzazione delle masse bracciantili nelle leghe e di masse di lavoratori nei sindacati, assieme allo sviluppo delle cooperative, costituirà quel legame e quella base di popolo, che la borghesia non era stata in grado di costruire, agendo così da possente fattore di trasformazione dell’eversivismo protestatario delle masse in azione politica programmatica. E sarà attraverso quest'azione che si verrà formando, in condizioni diverse, una coscienza nazionale statuale.
Ed è ancora il proletariato che deve farsi carico dell’ammodernamento culturale del Paese, rompendo la plumbea cappa cristianea, che costit6uiva l’intelaiatura ideologica dell’intero blocco sociale, e per nuovi rapporti tra gli uomini. Saranno infatti le forze intellettuali attratte nel campo del proletariato che si faranno carico di critiche alle teorie religiose, spingendo al rinnovamento e che troveranno nella giovane classe del proletariato sostegno, asilo e legittimazione.
Nonostante quest'immensa forza di spinta al rinnovamento, la classe della borghesia opporrà una violenta e sanguinaria resistenza: i cannoni di Bava Beccaris, la violenza dei mazzieri giolittiani prima e fascisti poi vanificano in parte tali spinte rinnovatrici.
L’intero periodo 1848-1919 è allora caratterizzato nel Movimento Operaio Italiano da un lento, faticoso e contraddittorio processo di separazione dalla borghesia e costituzione come forza autonoma di classe. Questo processo avviene all’insegna d'essere forza trainante dell’ammodernamento culturale, civile, e sociale.
E’ un processo maledettamente contraddittorio che presenta due facce:
una borghese, assolve, cioè, a quanto la classe della borghesia non compie, a quanto tale classe abdica ed è spinta dal moto oggettivo di respingere le insopportabili condizioni di vita e di lavoro. Ed in questo processo si salda alla classe della borghesia, divenendo de facto l’alter ego, l’alter ego del rinnovamento. In questa veste e funzione attira nel suo campo forze borghesi oppresse e schiacciate, che trovano, schierandosi in questo campo, il modo di avviare un processo d'ammodernamento.
Una proletaria che cerca di costruire una propria identità distinta, autonoma. Le forme sono allora l’operaismo ed il massimalismo come tratti principali, ma s’intreccia e si sovrappone alle lotte ed all’organizzazione sindacale, delle cooperative e della partecipazione ai consigli comunali, ecc.
La solidarietà di classe, le lotte economiche rivendicative, alla difesa dello sciopero come atto politico, la difesa delle organizzazioni di classe come strumento di lotta costituiscono i momenti dell’affermarsi della propria identità di classe. Saranno queste le linee guide proletarie che lo guideranno nell’indirizzare le lotte per la democrazia, per la Pace e le libertà democratiche.
Il PSI del periodo 1882-1919 è il crogiolo di queste tendenze e movimenti contraddittori del movimento reale delle classi. nella società civile.
Sostanzialmente la sua vita sarà caratterizzata dalla lotta tra l’ala massimalista e quella riformista, che è per certi tratti non identificabile con quella che all’inizio secolo caratterizzava il Movimento Operaio Internazionale: riforme/rivoluzione.
Il massimalismo non è, qui, tout court, identificabile con la tematica della rottura rivoluzionaria. Era attraversato dalla corrente estrema dell’ammodernamento (mazziniani di sinistra: De Marinis, Massonici: Costa) e dall’ala operaista (Osvaldo Gnocchi Viani, Lazzari, Bignami e la " Plebe") ed all’interno di questa in funzione di pura minoranza Chuno e l’ala marxista.
Il riformismo non era identificabile tout court con il socialriformismo francese, inglese, tedesco, belga se non per la sua ala destra più estrema, caratterizzata più da carrierismo e trasformismo, ma s'innestava su di essa la più generale istanza dell’ammodernamento.
Entrambe trovano nell’evoluzionismo e nella lettura piatta del positivismo la comune base teorica, che li unifica in un solo blocco.
E’ cioè il positivismo evoluzionistico la teoria che anima ed informa l’interno movimento operaio con le sue spinte al rinnovamento, che ben si apprestava con il suo determinismo meccanicistico ad essere ponte per la componente del cattolicesimo sociale,.
Il positivismo, o meglio ‘evoluzionismo, più che l’hegelismo – che costituirà elemento di poco conto, di quell’intellettualità sorta sul terreno agrario nobiliare – sarà la base del movimento operaio
E sarà il piatto evoluzionismo e non il "Politecnico" di Carlo Cattaneo, essendo stata inaridita questa fonte da parte della borghesia, ma a cui il Movimento Operaio Italiano non cercherà mai di saldarsi, finendo così per camminare zoppicando. Sarà questo limite una delle principali cause che impediranno, e continuano ad impedire, al Movimento Operaio Italiano di spiegare tutte le sue energie e potenzialità, che inchioda la classe del proletariato a restare nel guado tra classe egemone e dirigente e classe di trasformazione.
Lo stesso marxismo maturerà nel grembo del positivismo evoluzionistico, anziché nel grembo del Politecnico Cattaneo. Un discorso tutto a parte merita l’associazionismo cattolico operaio, che si salda al più generale movimento operaio sulla base del cristianesimo sociale, sulla base delle teorie egualitari cristiane, saldandosi e rinverdendo quei movimenti ereticali medioevali, che lo attraverseranno costantemente.
Il caso Davide Lazzaretti ed il Movimento del Monte Amiata ne costituisce l'aspetto emblematico e più significativo, ma non è isolato, ma in forme e sfumature differenti attraversa l’interno movimento delle classe subalterne, che va dall’antipretismo al messianesimo sociale.
Ma questo movimento agirà nella direzione della dissoluzione della plumbea cappa vaticanea, imprimendovi modernità, dinamismo ed imponendo al fine mutamenti.
Nei movimenti molecolari sono poi incomprensibili tutta una serie d'orientamenti del vaticano: encicliche, ecc.
Ma è ancora una volta il movimento di lotta del proletariato e dei contadini italiani ad imprimere dinamismo.
Anche in questo caso sarà la giovane classe del proletariato, assieme all’intero movimento delle classe subalterne, ad assolvere quei compiti, elementari compiti che alla borghesia italiana competevano e che alla lunga beneficerà, ma a cui si pose in netta e violenta e brutale opposizione, schierando tutto l’apparato repressivo statale.
E’ dentro questo quadro che vanno iscritti il riformismo ed il massimalismo.
Essi costituiscono, entrambi, momenti del processo di formazione della classe del proletariato, della sua identità ed autonomia.
Lungo questo processo che approderà al 1919, due sono i momenti di svolta, ove le due componenti si divaricheranno ed il riformismo iscriversi nella più complessiva corrente riformista internazionale:
1. il congresso socialista di Rimini,
2. la settimana Rossa e la Repubblica Socialista di Ancona.
L’intero periodo fascista, messo a tacere con la violenza il proletariato, vede il predominio assoluto della borghesia e ne mostra tutta l’inettitudine.
Le scelte di politica economica sono decisamente di basso profilo:
- la costituzione della Banca d’Italia, non comporta un ammodernamento del sistema finanziario italiano, ma solo l’arroccarsi delle posizioni più parassitarie;
la costituzione dell’IRI è solo il salvataggio di aziende fallimentari ed elargizione di denaro pubblico. Poteva costituire un momento di direzione per l’ammodernamento e la centralizzazione di fondi ed intelligenze per la ricerca ed in posizionamento in alcuni punti nevralgici d’avanguardia.
Seppe soltanto disperdere le grandi intelligenze del gruppo di Panisberga!
Le opere di bonifica non si tradussero in una trasformazione del paese da agrario industriale ed industriale-agrario, che avverrò dopo la 2^ guerra mondiale.
I disastri del fascismo non saranno sufficienti per spingere la borghesia a liberarsi di Mussolini e del fascismo. Sarà ancora una volta il proletariato italiano con gli scioperi del marzo 1943, che spingerà la borghesia a porsi il problema del ricambio, ma non ancora l’abbandono del fascismo.
Essa – e non solo essa – appuntò tutte le sue speranze sulla controffensiva tedesca sul fronte di Leningrado del 1 luglio 1943 forte di 1.500.000 uomini da lanciare all’assalto. Dopo gli iniziali e scontati vantaggi dell’offensiva, essa si spense il 2 luglio e tra il 3 e 4 luglio del 1943 le truppe naziste tentarono disperatamente di arginare la possente controffensiva dell’Armata Rossa, finendo per esserne travolte tra il 4 e 5 luglio.
Churchill volerà a Washington per concordare con Roosvelt il "piano Manhattan", mentre in Italia iniziano le grandi manovre per la riunione del Gran Consiglio del 24 luglio 1943.
L’intero periodo 1943-1947 è caratterizzato dalla forte presenza del proletariato italiano, che determinerà lo stop alle politiche conciliatorie badogliane e monarchiche.
Le spinte al rinnovamento portano decisamente le stimmate del proletariato italiano, mentre una borghesia sostanzialmente a rimorchio si legava al carro del vincitore: gli USA.
Anche qui non seppe che raggranellare, diciamo così, l'intellettualità dell’Azione Cattolica e costruire così il suo nuovo gruppo dirigente.
Sarà la forza del proletariato che spinge per l’attuale forma della Carta costituzionale e della forma repubblicana.
L’intera politica degasperiana non andrà oltre gli asfittici orizzonti, che avevano caratterizzato l’intera politica italiana. Anche qui la soluzione adottata da De Gasperi non era l’unica percorribile, Non vengono sfruttati gli spazi nuovi che vengono a determinarsi nel quadro internazionale all’indomani del 1945 e poi del 1949. La borghesia italiana preferirà i tranquilli lidi newyorchesi. Non seppe né volle utilizzare quelle forze che pure si erano andate formando attorno a Giustizia e Libertà ed al Partito D’Azione. Atterrita dal proletariato riperpetuerà il vecchio blocco sociale.
Sarà ancora il proletariato italiano che con le lotte per la terra ridurrà in briciole il vecchio blocco agrario, imponendo l’ammodernamento del Paese ed il superamento definitivo della struttura agrario-industriale a cui la borghesia oppose la più virulente opposizione.
Sarà ancora il proletariato italiano che nel corso degli anni Sessanta e Settanta si farà carico, attraverso l’ampia strategia delle riforme di strutture, dell’ammodernamento dello Stato e della società civile, economica, politica e culturale, che si farà interprete e voce delle nuove istanze che salivano dalla società.
E spetterà ancora alla classe del proletariato negli anni a venire il compito di rompere gli steccati e vincoli, gli ambiti asfittici e plumbei: economici, politici, culturale e sociali con cui la classe della borghesia ha avvinghiato, stretto in una mossa letale, l’intera società in quest’ultimo decennio.
( email dell'Istituto istcom@libero.it - in web per ricerca documentazione http://digilander.iol.it/istcom/istcom )