SULLA NECESSITÁ DI ACCELERARE IL PROCESSO DI COSTRUZIONE DEL PARTITO


La seguente e semplice riflessione mira a sensibilizzare, qualora ve ne fosse bisogno, ad un più forte impegno all'interno del PRC ed anche fuori ad esso per aggregare le avanguardie e i lavoratori tutti nel percorso di costruzione del nuovo Partito Comunista. L'impressione di chi scrive è, infatti, che sotto la crosta di relativa calma dell'ordine borghese su scala mondiale stiano in realtà maturandosi profondi sconvolgimenti che necessitano di un partito armato delle armi del materialismo dialettico e storico, nonché del marxismo-leninismo, ai fini di organizzare il proletariato e le masse popolari nella lotta che progressivamente appariranno ad esse sempre più come lotta per il socialismo. Chiarisco subito che non è intenzione dell'autore proporre ai lettori pericolose fughe in avanti, bensì, di proporre una più intensa azione sulla strada che già si sta percorrendo poiché sempre più gli eventi sia su scala internazionale che in Italia prendono una piega in virtù della quale occorre che già da adesso ci si organizzi in vista di più difficili lotte[1][*].

Approfondendo ulteriormente il discorso vorrei dire che il mio ragionamento esclude posizioni esclusivamente soggettiviste che rischierebbero di invalidare l'azione rivoluzionaria; semplicemente voglio evidenziare quanto in parte avevo già evidenziato in una mia precedente riflessione[
2][*], e cioè che oggi l'intreccio tra fattori (economici e politici) sovranazionali e nazionali sta ormai raggiungendo dimensioni esplosive seppure soprattutto a livello di peggioramento oggettivo delle condizioni di vita delle masse più che a quello della coscienza che queste al momento hanno delle cause che stanno alla base di tale peggioramento. Proprio a partire dal grado di coscienza che il proletariato ha di se e da quello che di se hanno in generale le masse popolari, dobbiamo avviare
(o proseguire) un dibattito che miri a rendere di nuovo concreto il discorso leninista della coscienza portata alla classe dall'esterno, un discorso questo decisamente attuale non perché i comunisti sono degli "Dei" appartenenti ad una realtà superiore a quella terrena e capaci di imporre la loro volontà di esseri superiori, ma perché non solo l'esperienza politica del passato ma soprattutto quell'attuale sta mostrando come la borghesia sempre di più ricorre alla pervasività delle sue subdole idee dei suoi modelli culturali-ideali per puntellare il suo dominio di classe. Nell'ambito di una tale urgente necessità occorre dunque approfondire, come già alcuni compagni stanno facendo, la conoscenza della situazione economica e politica internazionale, (insieme a quella italiana) non per piangere sulle sorti del proletariato sfruttato che non ha più coscienza di se (luogo comune di certa sinistra interna anche al PRC e a certo "antagonismo") ma per verificare a quali spezzoni di classe ci si può incominciare a rivolgere per fare un discorso politico in cui l'immediato non sia scisso dalla prospettiva della conquista del potere politico; tale discorso rappresenterebbe decisamente un passo concreto nella direzione di un progressivo allargamento del consenso al socialismo, purchè chiaramente si agisca dialetticamente in perfetta aderenza all'avanzare della crisi dell'ordine capitalista (crisi che, come tutta l'esperienza cumulata dal movimento comunista insegna, non è lineare ma risente delle azioni e dei tentativi di bloccarla, che la borghesia stessa pone in essere). Quando pongo l'esigenza di accelerare il processo di costruzione del Partito (a prescindere che si militi nel PRC o no)[
3][*]non suggerisco dunque una semplice e immediata somma delle esperienze politiche rivoluzionarie di oggi che porterebbe (in quanto tentativo velleitario di eludere le differenze teoriche presenti nell'area rivoluzionaria) ad un corpo politico morto in partenza e avulso dai lavoratori che pure vorrebbe rappresentare, pongo la necessità di un terreno comune di elaborazione teorica per i marxisti leninisti tutti che però già da ora abbia verifica nella pratica al di fuori dei luoghi comuni della politica e della cultura borghesi.

L'accelerazione del processo di costruzione del Partito sarebbe così, nel fatto che i compagni e le compagne tutte già da adesso, di fronte all'impennata della crisi dell'ordine capitalistico, lavorerebbero per un recupero della soggettività rivoluzionaria [
4][*](pure già in parte riemersa in questi ultimi tempi) senza la quale ovviamente il sistema borghese (neppure al più alto grado della sua decadenza) crollerà. Dunque, attraverso un dibattito (tra l'altro già avviato) è possibile trovare un terreno teorico e pratico che sia comune almeno ad una parte delle organizzazioni rivoluzionarie; queste, pur nella loro autonomia, avrebbero almeno in parte un agire meno disperso e più unitario che di per se sarebbe già concretamente (se accompagnato da un concreto e radicato agire per le masse e con le masse) un'accelerazione del processo di costruzione del Partito Comunista che non lascerebbe spiazzati i comunisti di fronte alla progressiva reazione borghese corrispondente al proseguio della crisi economica e politica.

Partire dunque da una conoscenza scientifica della destrutturazione di classe operata dai nuovi processi produttivi su scala mondiale, della natura e dei contrasti fra i poli imperialisti (Europa, Giappone, USA), nonché di come la crisi capitalista si manifesta nel nostro paese, tutto ciò va però accompagnato dalla concreta pratica sociale (lotta di classe) che deve impegnare tutti i comunisti in un'azione comune all'interno della quale la dialettica fra essi, fra le loro diverse posizioni, fra essi e la realtà sociale sarà il concreto processo di costruzione del Partito.

Massimo Meloni

Iglesias, aprile 2000


1)[*] Con quanto scritto voglio sottolineare che bisogna ovviamente fare i conti con i mezzi di cui disponiamo e dunque lottare per fare avanzare una prospettiva marxista-leninista in Rifondazione Comunista; bisogna però, secondo me, essere consci che almeno in parte il PRC fa parte dell'arco politico borghese…non nel senso che ha una sua rappresentanza in parlamento ma in quello per cui ne è, intrinsecamente, un'espressione. Da ciò, io penso, deriverebbe una sua spaccatura interna con l'avanzamento della crisi capitalista che sempre più costringerà tutti ad una scelta di campo.

2)[*] Mi riferisco a "Movimento dialettico del reale, marxisti-leninisti, PRC". Senza voler dare carattere esaustivo a questa mia seconda riflessione (sarebbe davvero una gravissima presunzione) cercherò in questa sede di approfondire un poco quanto già in parte scritto nel precedente mio scritto.

3)[*]Sicuramente oggi fra le forze politiche che si richiamano al comunismo il PRC è quella che, nel bene e nel male, gode dei maggiori consensi delle masse popolari; ciò non ci deve fare dimenticare come altre organizzazioni politiche comuniste lavorino per la costruzione del Partito Comunista non considerando tale (comunista) il PRC. Il PRC, o comunque i suoi militanti più sinceri, necessariamente dovrà confrontarsi con queste altre organizzazioni politiche nel processo di costruzione del Partito che se non potrà prescindere da Rifondazione la dovrà superare teoricamente e praticamente.

4)[*] Il recupero della soggettività rivoluzionaria della classe operaia e dei lavoratori tutti si pone come necessario elemento di saldatura fra una situazione oggettivamente incancrenita sul piano d'ogni effettivo sviluppo positivo del capitalismo e una mancante azione globale dei lavoratori, non tanto per la rivoluzione ma addirittura per la difesa di diritti elementari che la borghesia riesce a spazzare via. Da questo punto di vista non solo la borghesia stessa, ma anche buona parte della dirigenza del PRC (anche solo in buona fede) sostiene idee e concetti che lungi dal mostrare al proletariato la sua reale situazione puntellano l'ordine borghese mostrandolo eterno e il migliore che possa esistere…..mai come oggi la categoria marxiana di ideologia come falsa coscienza e rappresentazione deformata della realtà