ORIGINI  della falce e martello

La falce e martello che fascisti e anticomunisti vorrebbero bandire dall'Europa è il simbolo glorioso dei rivoluzionari di ogni epoca e di ogni paese: uniti  indissolubilmente alla bandiera rossa sono l'emblema della riscossa, dell'aspirazione del proletariato e delle masse sfruttate e oppresse all'emancipazione, all'affrancamento dal sistema di sfruttamento capitalistico e al socialismo. E’ stato il simbolo della prima Repubblica Socialista del mondo, vittoriosa in Russia nell’Ottobre del 1917. Il simbolo che ha animato, incoraggiato e sostenuto milioni di combattenti antifascisti e antinazisti durante il secondo conflitto mondiale la cui vittoria è simboleggiata dalla bandiera rossa con falce e martello issata sul Reichstag da un soldato dell’Armata Rossa dopo la caduta di Berlino. Nessun paragone e assimilazione può esser fatta con la svastica nazista. Quanto questa è il simbolo della reazione, della dittatura borghese più feroce, della guerra imperialista e dello sterminio razzista e xenofobo, tanto la falce e martello è sempre stata e sarà per l'avvenire il simbolo della libertà dallo sfruttamento, della giustizia sociale, dell'unità dei popoli e delle nazioni contro lo sfruttamento capitalistico e l'oppressione imperialista, e la reazione. La rinuncia a questo simbolo ha sempre accompagnato l'abiura dell'ideologia, della storia e della pratica del movimento operaio internazionale e nazionale e l'abbandono della lotta di classe contro il capitalismo per il socialismo.

La sua origine

La falce e martello incrociati sono il simbolo dell'unità delle masse contadine, rappresentate dalla falce, e della classe operaia e dei lavoratori, rappresentati dal martello. All'inizio, il vessillo che rappresenta le lotte operaie e popolari è la bandiera rossa che simboleggia il sangue versato dai lavoratori e dal popolo. Un vessillo antichissimo. La leggenda, e nelle leggende c'è sempre un fondo di verità, tramanda che la prima volta, la bandiera rossa, sia stata usata in Germania nel 1512. Nel 1848 il popolo di Parigi la innalzò sulle barricate. Lo stesso fecero i comunardi nel 1871. In seguito fu adottata da tutti i partiti socialisti e comunisti. Nel 1917 la adottò la Russia Sovietica come bandiera nazionale. Più recente è la storia del simbolo della falce e martello. Questi due emblemi del lavoro vengono già adottati dai partiti della seconda Internazionale fondata a Parigi nel 1889. Ma appaiono per la prima volta "incrociati" nel 1917 durante la Rivoluzione d'Ottobre. Nel 1918, quando viene varata la prima Costituzione, il simbolo della falce e martello è al centro dello stemma della Repubblica federativa socialista sovietica russa. Nel 1924, quando entra in vigore la Costituzione dell'URSS, esso campeggia anche nella bandiera rossa accompagnato dalla stella che indica la via del socialismo. Sotto la spinta del Partito comunista e dell'Unione Sovietica prima con Lenin e in seguito con Stalin diviene il simbolo principale dei partiti comunisti e socialisti che aderiscono alla IIIª Internazionale. In Italia il PSI guidato da Filippo Turati adottò tale simbolo per la prima volta al congresso di Bologna nell'ottobre 1919 nella prospettiva di una possibile entrata, poi non avvenuta, nell'Internazionale comunista. Fu mantenuto per cinquantanove anni, accompagnato da un libro e dal sole nascente (Il Sol dell'avvenire), fino al congresso del 1978 quando divenuto segretario Bettino Craxi, nel quadro del rigetto completo di ogni pur labile riferimento al socialismo di Marx ed Engels e di esaltazione del pensiero liberale di Proudhon, riuscì a far cambiare il vecchio simbolo del suo partito con il garofano. Ricordiamo a tal proposito che Sandro Pertini osteggio con forza questa decisione e che volle al suo funerale, come da sue disposizioni testamentarie, la vera bandiera - come la chiamava il Presidente Partigiano - del Partito Socialista, quella con falce e martello.  Il vecchio simbolo in verità, sempre più piccolo, continuò ad apparire ai piedi del garofano ancora per un certo periodo. Fino al 1984, quando al congresso di Verona il simbolo scompare in una scenografia da discoteca, allestita dal craxiano Filippo Panseca, dove predominano gli specchi. Sparirà poi definitivamente il 19 giugno 1985.

Il P.C.I., i revisionisti e i suoi eredi

Analogo percorso seguono opportunisticamente i revisionisti giunti al vertice del Partito Comunista Italiano. La falce e il martello incrociati erano stati adottati fin dalla nascita del Partito Comunista a Livorno nel 1921, ad esso e solo per il simbolo elettorale o per le insegne (distintivo) indossate dai suoi dirigenti e militanti, su richiesta di Palmiro Togliatti, fu aggiunto nel primissimo dopoguerra il tricolore d’Italia con la stella d’Italia a simboleggiare l’unità della nazione, mentre la bandiera del Partito restava quella tradizionale, rossa con falce, martello e stella, affiancata nelle cerimonie ufficiali e ricorrenze dalla bandiera nazionale. E’ nel gennaio del '91, a Rimini, quando il P.C.I. ormai definitivamente controllato al vertice dai revisionisti, rappresentati dal rinnegato Achille Occhetto che il Partito Comunista fondato a Livorno nel 1921 viene liquidato e sostituito con il PDS, il nuovo partito relega il simbolo storico del PCI, assai ridotto, ai piedi del nuovo simbolo, una specie di albero che vorrebbe essere una Quercia ma in realtà sembra essere un grosso garofano verde (analogo a quello del PSI di Craxi). Resiste fino al '98, quando il “nuovo” segretario Massimo D'Alema scioglie anche il PDS e dà vita ai DS (Democratici di sinistra), i quali alla base della quercia pongono ora la rosa “socialista” con la scritta PSE (Partito socialista europeo). Nel frattempo a Mosca, i revisionisti, eredi di Krusciov, smantellano ciò che resta della grande Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche ed anche la gloriosa bandiera rossa con la falce e martello viene ufficialmente ammainata nel 1991 dall'allora presidente Boris Eltsin che al suo posto reintroduce due simboli dell’autocrazia zarista: la bandiera bianca-rosso-blu e l'aquila a due teste dei Romanov che viene cucita sulle divise dei militari.

I falsi comunisti

In Italia, i falsi partiti comunisti, prima il PRC e poi il PdCI, nati a seguito della liquidazione del PCI revisionista, ereditano il suo simbolo quello cioè con la falce e martello incastonata nel tricolore che, ricordiamo, fu disegnato da Renato Guttuso. Nel simbolo del PRC molto timidamente dove due bande, verde e rossa, fiancheggiano il campo bianco; più evidente è nel simbolo del PdCI dove la bandiera tricolore fa da sfondo alla bandiera rossa con la falce e martello. In questo caso occorre ricordare che il simbolo del PdCI richiama in modo chiaro quello del P.C.I., varia appunto solo nelle dimensioni del tricolore, questo è da imputare alla contesa che lacerò, fin dall’inizio, i rapporti con i vecchi compagni della base, su chi avesse competenza all’utilizzo del simbolo del P.C.I., a questo proposito è da notare che in prima istanza il PRC adottò il simbolo originale ma poi dovette recedere dal proposito e optò per una modifica. Il PRC comunque, in questo senso, già vacilla e di fatto sta liquidando la falce e martello. infatti, il simbolo del partito transnazionale "Sinistra europea", di cui il PRC è fondatore e Bertinotti presidente, è rappresentato solo da una stella, al cui interno è evidenziato un cuneo rosso, incastonata nientemeno che nel simbolo dell'Unione europea. Inoltre, i Giovani comunisti, l'organizzazione giovanile del PRC, che evidentemente fa da apripista, sono arrivati a mettere in discussione il simbolo della falce e martello, non solo la falce e martello sono sempre più assenti dalla loro scenografia sostituiti dai ritratti del Che e di Marcos e da bandiere della pace e immagini di manifestazioni pacifiste, ma il dibattito principale si è sviluppato fra i favorevoli e i contrari alla sua eliminazione in nome dell'appartenenza ai movimenti. Le stesse tessere dei Giovani comunisti, come una delle ultime che ricordiamo per un particolare, quella del 2005, riporta il simbolo della falce e martello solo in un tondo microscopico in attesa evidente di sparire del tutto.

Il simbolo del P.C.d’Italia (marxista-leninista) 

Il legame del P.C.d’Italia (m-l) con la falce e martello incrociati è invece indissolubile. La falce e il martello sono divenute parte integrante del suo simbolo e della sua bandiera fin dalla fondazione del Partito a Livorno  nell’Ottobre 1966. Si tratta di un simbolo che si rifà allo storico simbolo apparso nelle prime manifestazioni e scioperi, organizzati dalle leghe contadine e cooperative, certamente ereditato dalla simbologia utilizzata dai primi Soviet. La falce e il martello incrociati, di colore nero,  sono incastonati al centro di una stella color oro a cinque punte, questo ad affermare l’indissolubile unità ideologica dei comunisti marxisti-leninisti. Mentre i partiti revisionisti, riformisti e falsi comunisti, l'hanno gradualmente ridotta e in alcuni casi fatta sparire del tutto, la falce e martello del P.C.d’I (m-l) spicca al centro della stella a cinque punte, a mettere in risalto, l’unità ideologica, la fedeltà ai principi del socialismo scientifico e del materialismo storico e  il carattere di classe del Partito. Il simbolo del P.C.d’I. (m-l) continua dunque ad essere un vero simbolo comunista, difeso e mostrato con orgoglio dalla Linea Rossa, erede e continuatrice del patrimonio storico, politico e culturale del Partito.

Linea Rossa del P.C.d’Italia (marxista-leninista) Genova

INDEX