DOVE IL MITO DI STALIN NON TRAMONTA !
Marie Jegoda Le Monde, Francia - tradotto da Internazionale nr.262, 11 dicembre 1998.
Guia, un georgiano di 24 anni, " visitatore occasionale" del Museo Stalin di Gori, non può trattenersi dal proclamare la sua ammirazione per il " grande uomo che creò un grande paese ".
Laureato da poco in Scienze politiche in un collegio americano dell' Oregon e consulente presso la società georgiana dei petroli (Gioc), Guia non può certo, vista la sua età, essere sospettato di essere un nostalgico dell'Urss. " Il mito di Stalin è ancora vivo e la sua straordinaria personalità continua a suscitare un certo fascino in Georgia", spiega il Professor Alexander Rondeli, la cui famiglia fu vittima delle purghe. " Non si può escludere che un uomo del genere possa sorgere di nuovo dal marasma sociale in cui ci troviamo oggi ", dice preoccupato questo affabile intellettuale, che ricorda lo sguardo corrucciato di sua madre quando a casa veniva pronunciato in nome della " guida" .In Georgia non è raro imbattersi in monumenti raffiguranti Stalin o, a Gori, vedere il ritratto del "piccolo padre dei popoli" nelle automobili. [..]
Sulla piazza centrale della bella cittadina, nel cuore di una valle in cui affluiscono i corsi d'acqua dalle alte montagne della vicina Ossezia, domina un immenso monolite di granito grigio che rappresenta il "generalissimo" in tutto il suo splendore. La statua ha resistito agli assalti della destalinizzazione: in effetti dopo il Ventesimo congresso del partito, nel 1956, era stato ordinato di rimuoverla, ma la cosa si rivelò impossibile dopo che gli abitanti di Gori decisero di montare la guardia al monumento giorno e notte. La statua sopravvisse alla stagnazione brezneviana, superò la perestrojka degli anni gorbacioviani e la sua eliminazione rappresenta oggi l'obiettivo del sindaco "democratico" di Gori.
Come fosse un santo Il Museo Stalin di Gori, nonostante la sua decadenza, ha ancora oggetti di valore. Creato nel 1937, nel momento in cui più imperversavano le purghe, comprendeva inizialmente solo la modesta casetta di legno in cui i genitori di Josif Visarionovic Dzugasvili, poveri contadini di Gori, 'affittavano un'unica stanza'. Paradossalmente è nel 1957, cioè un anno dopo il Ventesimo congresso, che fu costruito non lontano dall'isba di famiglia un edificio di stile neoclassico che ospita le pagelle di "Soso" (soprannome affettuoso del giovane Josif), alcune fotografie e la sua maschera mortuaria. Unico strappo a questa agiografia da santo: una copia del Testamento di Lenin, portata a conoscenza del pubblico solo nel 1989 [..]
Ultima acquisizione del museo: in un angolo del parco si trova il vagone blindato di 83 tonnellate con il quale il 'generalissimo' si recò a Potsdam. Il georgiano, che odiava l'aereo, aveva fatto noleggiare un treno speciale. "Più di 18mila uomini sorvegliavano la sicurezza del percorso. Otto treni blindati della Nkvd [vecchio nome del Kgb] perlustravano la linea che sarebbe stata presa da Stalin", racconta la guida con un pizzico di ammirazione.
"Stalin rimane colui che ha salvato l'Europa dal fascismo. In quanto georgiano sono fiero di lui", ribadisce il giovane Guia. Tuttavia l'immagine di uno Stalin salvatore e grande stratega, strumento della propaganda sovietica del dopoguerra, è stata messa a dura prova dalle rivelazioni di molte vittime del conflitto. "Ventotto milioni di sovietici sono morti durante la Seconda guerra mondiale, 11,9 milioni di militari e 17,4 milioni di civili", ricordava il 25 giugno 1998 il quotidiano Izvestija. Si è lontani dalle cifre avanzate dallo stesso Stalin dopo la guerra, cioè 7 milioni di persone. Quanto al mito della 'guida', del 'patriota giorgiano', farebbe sorridere se non fosse per il pesante tributo pagato da questo piccolo paese alla 'grande guerra patriottica'. Quattrocentomila georgiani sui 700.000 mobilitati (rispetto a una popolazione complessiva di appena 4 milioni di persone) vi persero la vita. Inoltre durante il periodo delle purghe [..] Stalin non fu tenero con i suoi concittadini.
Articolo pubblicato integralmente su Le Monde, Francia
Traduzione dal francese ripresa da Internazionale nr.262, 11 dicembre 1998