Celebrazioni del bicentenario (1799-1999)
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La Repubblica di Napoli del 1799
Uomini Politici della Rivoluzione francese a cui si ispirarono i patrioti della Repubblica Partenopea
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L'attività politica durante laRivoluzione Francese, venne svolta prevalentemente dagli intellettuali riuniti nei Club ( associazioni della borghesia) che ebbero grande influenza sull'opinione pubblica. Spiccò su tutti con maggior decisione il Club che si riuniva in via Saint-Honorè, nel convento di San Giacomo (Jacobus) dei frati domenicani detti "giacobini"; ed è così che nacquero i Giacobini. La posizione del club Giacobino fu la più radicale (estremista), nel panorama politico francese.
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Maximilien Robespierre
Discorso:Virtù e democrazia (1794)
Saint-Just
Biografia
Buonarroti Filippo
Rivoluzionario e teorico politico francese, di origini italiane.
Uno dei più noti rivoluzionari europei del primo Ottocento.
Biografia
Babeuf -François-Noël (Gracchus)
1760 - 1797
Biografia

Arma del XVIII sec. - Napoli, Museo Nazionale di S. Martino.
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La Repubblica di Napoli del 1799 |
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Ad essa si ispirarono, in Napoli, giovani evoluti, progressisti della nobiltà e del ceto medio, distinguendosi, peraltro, dal modello francese per una spiccata autonomia di pensiero e in ciò favoriti, in un primo momento, da una relativa libertà di circolazione del pensiero a mezzo stampa. Carlo Lauberg, Mario Pagano, Vincenzo Russo, Domenico Cirillo, Eleonora De Fonseca Pimentel ed altri, furono gli alfieri di quella schiera che, radunatasi la mattina del 22 gennaio 1799 sulla piazza del Castello di Sant'Elmo, piantò l'albero della libertà e dichiarò la decadenza della monarchia proclamando la Repubblica Napoletana, una e indivisibile, sotto la protezione della "Grande Nazione Francese". Fuggito Ferdinando IV in Sicilia, il popolo, specialmente nelle campagne e nelle zone di montagna, venne istigato alla sollevazione dalla forze monarchico-borboneche capeggiate dall'alto clero nobiliare, contro il nuovo ordine sociale dei patrioti napoletani e contro le armi francesi, nelle quali ravvisava soltanto un esercito invasore, e questo grazie alla menzognera propaganda clericale, che li descriveva come dei "senza Dio". "Patrioti e popolo", dice Vincenzo Cuoco, "avevano diverse idee, diversi costumi, finanche due lingue diverse; quelli si erano formati sopra modelli stranieri, le loro massime non erano nate dal fondo della nazione e il popolo non sapeva che farsene". |
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Represse l'insorgenza realista nelle Puglie con la sua legione e, al ritiro delle truppe francesi dal territorio dell'ex Regno delle due Sicilie alla fine di Aprile '99, gli viene affidato in Abruzzo l'incarico di presidiare la fortezza di Pescara. Il Pronio e il Barone De Riseis lo cingono d'assedio, riesce nonostante l'impari differenza di forze ed armamenti a compiere numerose sortite dirette a fornire il necessario approvvigionamento e alla distruzione delle postazioni dell'artiglieria delle truppe sanfediste. Carafa viene fatto prigioniero e tradotto a Napoli in catene, dove venne ucciso (ghigliottinato) sulla piazza del mercato il 4 Settembre dell'anno 1799. |
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Fu membro del Comitato Militare, quindi del Comitato Centrale, Ministro della Guerra, infine Generale in capo dell'esercito repubblicano. Fu contrario ad accettare la capitolazione offerta dal Cardinale Ruffo, che prevedeva l'onore delle armi e la libertà per tutti i Repubblicani. Smentita da Ferdinando IV la capitolazione stipulata dal Ruffo, fu incatenato ed il 24 Settembre 1799 salì al patibolo. |