MA
DALLIRAQ SE NE VANNO O NO?
(di
Stefano Ghio Torino)
Sara
Menafra su il manifesto del 1° marzo, in un suo articolo
a pagina 9 intitolato Via dallIraq. Ma non i
carabinieri, dà conto di una dichiarazione di Fassino che
apparentemente è contraria alla linea ufficiale
dellUnione.
Il
segretario dei Ds afferma che se lUnione dovesse
andare al governo il ritiro si farà entro il 2006 (...) si
potrebbe progettare un pacchetto forte di aiuti economici,
politici e anche sul terreno della sicurezza, per esempio
dislocando un contingente significativo ed importante di forze di
polizia, di carabinieri che possono contribuire insieme alle
autorità irachene alla sicurezza sul terreno.
Questa
affermazione contrasta con quanto scritto nel programma della
coalizione dove, a pagina 102, si dice chiaramente: Se
vinceremo le elezioni, immediatamente proporremo al parlamento
italiano il conseguente rientro dei nostri soldati nei tempi
tecnicamente necessari.
Immediate
sono state le reazioni di Elettra Deiana - PdRC: I
carabinieri fanno parte delle trupppe, e le truppe non sono in
una missione decisa dallONU, dunque devono rientrare come
tutti gli altri, e come si dice con chiarezza nel
programma, e di Pino Sgobio - PdCI: DallIraq,
sempre più in preda alla guerra civile, bisogna ritirarsi
immediatamente, senza tentennamenti di sorta e senza alcuna
indecisione.
Il giorno
successivo, sempre sul quotidiano di via Tomacelli, ci pensa
Ciccio Papero a dirimere il contenzioso; il Ciclista Bolognese
afferma che ci sarà una decisione immediata per il ritiro
delle nostre truppe, tenendo ovviamente conto delle norme di
sicurezza e lavorando su un vero piano di aiuti.
Lo stesso
corsivo non firmato nel quale compare la dichiarazione di Prodi
si conclude così: Tutto lascia pensare che quelle norme
di sicurezza faranno scivolare la data del ritiro - in caso
di vittoria elettorale di qualche mese. Ossia alla fine
del 2006, quindi la stessa data indicata da Berlusconi!
Questo
dimostra inequivocabilmente lidentità dei programmi delle
due coalizioni maggiori, e che le due formazioni sedicenti
comuniste presenti in parlamento servono esclusivamente da
copertura a sinistra di un disegno ultramoderato, antipopolare ed
antioperaio, che sia Silvio come Romano intendono portare avanti,
a dispetto delle loro presunte diatribe.
Torino,
03 marzo 2006