SENZA PAROLE
(di Stefano Ghio - Torino)
Bertinotti è sempre
peggio, ogni giorno che passa; in un'intervista rilasciata a Daria Gorodisky
del Corriere della Sera e pubblicata dallo stesso quotidiano
nell'edizione di martedì 22 febbraio, l'(in)Fausto segretario nazionale del
PdRC inanella "chicche" una dietro l'altra.
Inizia con una frase
che rappresenta bene la nuova linea bertinottiana: " Non c'è pregiudizio
verso gli Stati Uniti", che nella pratica significa: "Mi genufletto
davanti ai miei nuovi padroni dell'Unione e al loro ruolo di servi degli
Usa".
Successivamente
sproloquia "Riconosco che in Sharon è avvenuto un cambiamento (...) è bene
incoraggiarlo", rispondendo ad una domanda della giornalista sulle novità
mediorientali; dimentica, questo novello servo dell'entità sionista e degli
Usa, che questa si deve ritirare da tutti i territori illegalmente
occupati, e non solo da dove pare al boia Sharon.
Subito dopo cambia
linea sulla questione iraqena: non più richiesta di ritiro delle truppe
occupanti ma un semplice: "L'UE deve sostenere l'intervento di un ONU
emancipata dall'unilateralismo Usa (...) in modo che il Consiglio di Sicurezza
possa programmare il ritiro delle truppe", che è cosa ben diversa dalla
richiesta di ritiroimmediato delle truppe.
Ma il Bertinotti non
finisce mai di stupire: a pagina 10 de La Stampa del 25 febbraio, in
un'intervista rilasciata alla ex-Jena de il manifesto - al secolo
Riccardo Barenghi - continua nei suoi sproloqui, questa volta a (s)proposito
del socialismo reale.
Inizia con l'asserire
che la perestrojka gorbacioviana andava incoraggiata, ma che l'unica volta in
cui aveva creduto a una riforma del socialismo reale fu con la Primavera di
Praga.
Il "nostro" dimentica di contestualizzare gli avvenimenti che magnifica: la Primavera di Praga fu semplicemente un tentativo di fermare la deriva revisionista brezneviana del governo cecoslovacco per instaurare al suo posto un "socialismo di mercato", in pratica un ritorno al capitalismo, mascherandolo da "socialismo dal volto umano"; la perestrojka invece rappresentava, vent'anni dopo, il tentativo smaccatamente ostentato di portare l'URSS al ritorno al capitalismo selvaggio dei tempi degli zar Romanov - come del resto è ampiamente dimostrato da tutta la successiva storia della Russia e delle altre Repubbliche che facevano parte dell'ex Unione Sovietica.
Il baccante prosegue
asserendo: "Uno schieramento progressista filoamericano è una
contraddizione in termini. O è progressista o è filoamericano": questo
signore dimentica che la maggioranza della coalizione di cui fa parte è
convintamente filoamericana; di qui al definire l'Unione, e di conseguenza i
partiti che la compongono, una coalizione reazionaria il passo è breve ed
obbligato!
E siccome è stato lui
stesso a voler portare a tutti i costi il suo partito all'interno della
coalizione suddetta, se ne evince che anche il PdRC è un partito reazionario.
Ciò che i
marxisti-leninisti-maoisti italiani vanno asserendo da anni è ora finalmente
dichiarato anche dal segretario del PdRC.
Torino,
28 febbraio 2005