IL PROGRAMMA DELL'UNIONE? UNA VERA VERGOGNA!

 

(di Stefano Ghio - Torino)

 

 

Il giorno 10 gennaio il Mortadella ha finalmente reso pubblico quello che dovrebbe essere il programma della coalizione di centro-sinistra per le prossime elezioni politiche: si tratta di un corposo documento di ben 274 pagine del quale, di seguito, troverete una sintesi di alcuni punti - tratta dall'articolo di Andrea Colombo a pagina 5 dell'edizione de il manifesto di mercoledì 11 gennaio - ed un breve commento.

Per quel che concerne l'Iraq si sposa la linea esposta qualche tempo fa dal segretario dei DS Piero Fassino circa il "proporre immediatamente al parlamento il rientro dei nostri soldati. Le modalità di ritiro andranno definite in consultazione con le autorità iraqene affinché le condizioni di sicurezza siano garantite"; lo stesso "ciclista bolognese" aveva già sposato questa posizione nei giorni sucessivi alla dichiarazione dello Smilzo, quando disse che non avrebbe fatto colpi di teatro come la Spagna.

All'epoca la parte sinistra della coalizione (minoranza DS, Verdi, PdCI e PdRC) aveva promesso battaglia su questo punto, ma come si vede a nulla sono servite le dichiarazioni rilasciate dai vari esponenti "radical-riformisti" che ritenevano validi i pronunciamenti espressi in precedenza attraverso le mozioni parlamentari che, è bene ricordare, richiedevano il ritiro immediato delle truppe.

Sul tema del Lavoro "l'Unione si dichiara contraria ai contenuti della legge Maroni (conosciuta anche come legge Biagi o Legge 30, n.d.a.) e dei decreti attuativi", ma non intende abrogarla, bensì superarla - una formulazione ambigua che si presta alle più disparate interpretazioni, anche se il pensiero del Presidente del Consiglio dei Ministri in pectore è arcinoto a chi segue attentamente le vicende politiche italiane.

Per quanto attiene al tema delle Retribuzioni, il "maratoneta emiliano" afferma che "l'Unione mira a superare il criterio dell'inflazione programmata nei rinnovi dei contratti di lavoro per garamtire la copertura dell'inflazione reale".

E' del tutto evidente che questo non può che riguardare soltanto il futuro: ci chiediamo come si pensa di far recuperare tutto il potere di acquisto che i lavoratori hanno perso in questi anni.

E' pur vero che occorre allineare le retribuzioni al livello dell'inflazione reale, ma si tratta della misura minima per garantire ai proletari una sopravvivenza decente: occorre studiare un sistema di reintegro del potere di acquisto dei salari anche per ciò che concerne il passato, se si ha realmente a cuore il rilancio dell'economia nazionale; esso dipende in massima parte - lo capirebbe anche un bambino - dalle possibilità di spesa delle famiglie, che a sua volta dipende dal monte salari che si ha a disposizione.

Per quanto riguarda la Scuola il centro-sinistra dichiara che, una volta al governo,  opererà in "Discontinuità netta con le politiche del centro-destra" ma non si parla di abrogare la controriforma Moratti.

Sulle Unioni Civili lo "insaccato più famoso d'Italia" intende "introdurre il riconoscimento giuridico delle unioni civili, anche gay"; il problema è che, da buon democristiano e quindi servo del Vaticano, non può assolutamente dare un seguito concreto a questa enunciazione: pertanto non prevede alcuno strumento giuridico per dare seguito all'impegno, lasciando quindi essere, questo enunciato, lettera morta buona soltanto per tentare di conquistare i voti della comunità omosessuale.

A proposito di Giustizia e Sicurezza è prevista, viene da dire finalmente, "l'introduzione del reato di tortura e la soppressione dei reati di opinione"; per contro si dà il la alla "riduzione e razionalizzazione delle ipotesi di reato", una formula estremamente ambigua che permetterà a chiunque di utilizzarla a piacere.

Per quanto concerne il tema dell'Immigrazione si annuncia il "superamento dei Centri di Permanenza Temporanea (CPT) garantendo strumenti efficaci per l'identificazione dei clandestini ed il rimpatrio degli espulsi; nella pratica questo significa che l'unica cosa che cambierà sarà il nome dei CPT, non certo il concetto di fondo al quale si ispirano.

Infine, sull'Ambiente si opera per la "sospensione dell'iter per la costruzione del ponte sullo stretto di Messina e rifiuto dei condoni edilizi"; questo significa, però, che il progetto del TAV e tante altre opere faraoniche, inutili e dannose per la salute dei cittadini - che però hanno il "pregio" di essere sponsorizzate dalla maggioranza centrista della coalizione - saranno regolarmente finanziate e portate avanti.

Appaiono quindi giustificate le preoccupazioni di Pecoraro Scanio e di Bertinotti che lamentano una decisa sterzata a destra del progetto di programma, anche se tutta questa attenzione ai bisogni ede alle esigenze della popolazione è dettato esclusivamente da una questione di opportunismo: se non si opponessero a quanto sopra enunciato, la prevedibile conseguenza sarebbe che queste due compagini vedrebbero crollare le proprie quotazioni - leggasi voti - e ciò si tradurrebbe in un ridimensionamento della loro pattuglia di parlamentari, che per loro rappresenta il fine ultimo del proprio agire politico.

Nessuno si sogna di contestare i Verdi per questo motivo, mentre discorso molto diverso riguarda un partito come il PdRC che si ostina a definirsi comunista a parole, mentre nella pratica assume una politica esclusivamente riformista; questo suo modo di agire è del tutto contrario ad una pratica comunista che prevede, come fine ultimo, la presa del potere attraverso lo "assalto al palazzo d'inverno" e non con le elezioni parlamentari borghesi.

 

Torino, 12 gennaio 2006

 

 

 

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