FISCHI E FIASCHI
(di Stefano Ghio - Torino)
La banda degli
aspiranti comici si allarga sempre più, nelle file rifondarole; dopo la
dichiarazione di Rina Gagliardi di cui riferisco nell'articolo del 17 febbraio scorso,
è ora la volta del suo capo, l'On. Bertinotti, di mettersi nelle condizioni di
poter essere scritturato dal Cavaliere Nero per il suo programma comico
"Zelig, facciamo cabaret", anzi ora "Zelig circus".
Ieri a Roma si è
svolta una manifestazione degli operai Fiat contro le politiche aziendali
volute dalla dirigenza del gruppo e avallate in tutto e per tutto dal governo,
in questo bisogna dire ben spalleggiato dalle (non) opposizioni parlamentari e
dai sindacati "gialli" che nella fattispecie non sono solo l'Ugl e la
Fismic, ma anche e soprattutto - vista la loro larga rappresentanza tra i
lavoratori nell'azienda torinese - la Fim e la Uilm, il braccio metalmeccanico
di Cisl e Uil.
Intendiamoci: anche la
Fiom ha la sua larga parte di responsabilità in tutto ciò che è avvenuto negli
ultimi anni all'interno della fabbrica con sede nella vecchia capitale sabauda,
e gli operai più avanzati e coscienti questo lo sanno bene e si tengono alla
larga da questi burocrati riformisti.
Arrivare ad affermare
che "quello di cui abbiamo bisogno è il segno dell'unità" è la prova
che il Bertinotti può far credere alla maggioranza del suo partito che è
cambiato, che è un comunista, che ha posizioni radicali, ma nella realtà egli,
condannando i giusti e sacrosanti fischi al segretario della Cisl Savino
Pezzotta (che, ricordo, è il leader del sindacato più filogovernativo della
triade confederale) si pone sempre più chiaramente dalla parte delle ragioni di
chi ha firmato il patto per l'Italia, enorme grimaldello nelle mani dei padroni
per scardinare le precedenti conquiste operaie.
Ma l'(in)Fausto
segretario rifondarolo è in buona compagnia: lo stesso ragionamento, infatti,
si può estendere al segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani, che
stigmatizza i fischi rivolti al collega Pezzotta dicendo "Per quanto mi
riguarda penso che queste cose non debbano accadere".
Questa sua
dichiarazione dimostra, una volta di più, cosa sia in realtà la Cgil: uno
strumento utile al padrone per pacificare le lotte operaie.
Gli operai debbono
prendere coscienza di quello che sono realmente questi signori, ed agire di
conseguenza: restituire le tessere già rinnovate alla Cgil e al PdRC, aderendo
all'unico vero sindacato dei lavoratori - lo Slai Cobas per il Sindacato di
Classe.
Torino,
13 marzo 2005