Contributo di analisi teorica su quanto scaturito dal dibattito sulle iniziative tenute a Genova per l'Anniversario del 90° della Rivoluzione Socialista d'Ottobre, inviatoci dalla compagna Francesca di Genova.
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Guardando lo scontro di
classe tra borghesia e proletariato si vede palese la politica sia reazionaria
che revisionista.
L’una attacca le concezioni
marxiste del mercato economico e del lavoro ed è guerrafondaia, la seconda è
impegnata alla denigrazione delle conquiste del proletariato e tende a
cancellare, anzi a riscrivere per continuare sulla strada della falsificazione
della storia del comunismo.
Quindi si propone per i comunisti una posizione centrale come linea politica sul piano ideologico (come diceva Lenin) guardando sia i punti di “rivoluzione” che i punti di “ progresso democratico borghese”. Ciò significa anche che la linea di intervento dovrebbe essere portata sul piano del materialismo dialettico perché l’anticomunismo sia della destra reazionaria e fascista come quello della “sinistra” parlamentare - istituzionale attacca con misure per ora ideologiche. Come ha osservato la Chiaia, durante la conferenza (presentazione del libro), ci può essere una condizione oggettiva di stato in rivoluzione ( e in questo caso è la incerta fiducia al potere dei partiti di stato) ma può mancare la soggettività.
Francesca
Genova 2-3 Novembre 2007
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Cara Francecsa, ho letto con attenzione il tuo contributo teorico in merito all’attualità della Rivoluzione d’Ottobre e provo ad addentrarmi nella tua analisi di attualizzazione e tentare di svilupparla per una ulteriore e più approfondita teorizzazione e su cui potremmo lavorare di comune accordo per approfondire il lavoro ed una eventuale valorizzazione successiva
Luciano
Genova, 14 Novembre 2007
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USCIRE
DALL’ALIENAZIONE – RIAPPROPRIARSI DELLA DIALETTICA
Alla luce dell’attuale condizione di oppressione e supersfruttamento economico a carico della classe subalterna, non più il proletariato dei tempi di Marx ed Engels ma la sua evoluzione oppressa oggi nelle sue specificità ed estesa nella egemonia delle diversificazioni subentrate con l’evolversi della lotta di classe, la classe borghese esercita il potere economico e politico, innanzitutto, per mezzo della padronanza dei mezzi di produzione, che oggi investono più che nel passato la sfera della soggettività. Ecco appunto, come tu ravvedi nella tua analisi, questa può mancare. I mezzi di produzione, di cui oggi dispone la società capitalista «avanzata», si sono evoluti dal tempo di Marx ed Engels, ma la loro rigorosa analisi resta invariata ed è storicamente attuale, conforme con la spietata e sistematica azione di sfruttamento ed alienazione esercitata sulle masse.
Con Marx notiamo - «Se ci si domanda… che cosa sono dunque il pensiero e la coscienza e donde essi provengono, si trova che essi sono prodotti del cervello umano e che l’uomo stesso è un prodotto della natura, che si è sviluppato nel suo ambiente e insieme con esso.» -
Con Engels approfondiamo - «Il grande problema fondamentale di tutta la filosofia, e specialmente della filosofia moderna, è quello del rapporto del pensiero coll’essere… dello spirito con la natura…» -
E… ancora sulla dialettica consapevole (da Hegel liberatolo dall’idealismo metafisico), con Marx ed Engels viene trasportata nella concezione materialista della natura: «La natura è la prova della dialettica, e bisogna riconoscere che la moderna scienza naturale (all’incirca siamo a cavallo tra il 1845 e il 1848) ha fornito per questa prova dei materiali straordinariamente ricchi» ( questo come fa notare Lenin – è stato scritto prima della scoperta del radio, degli elettroni, della trasformazione degli elementi, ecc.!), - «che ogni giorno si aumentano mostrando in tal modo che nella natura, in fin dei conti, le cose procedono in modo dialettico e non in modo metafisico».
Nell’epoca attuale l’analisi di Marx ed Engels, risulta essere sorprendentemente moderna alla luce del progresso e realizzazioni tecnologiche raggiunto grazie all’applicazione delle scoperte scientifiche.
Con Marx possiamo, infatti, constatare - «… la dialettica è la scienza delle leggi generali del movimento, così del mondo esterno come del pensiero umano». - «… la trasformazione della quantità in qualità; - gli impulsi interni dello sviluppo, generati dalle contraddizioni, dagli urti tra le diverse forze e tendenze operanti sopra un dato corpo oppure entro i limiti di un dato fenomeno o nell’interno di una data società…».
Le concezioni di Marx ed Engels, costituiscono, come affermava Lenin, nel loro assieme il materialismo dialettico moderno e il moderno socialismo scientifico come teoria e programma del movimento operaio in tutti i paesi del mondo civile…
Concezioni lungimiranti, teoria e pratica della dialettica che sono perfettamente riscontrabili nel modo di sfruttamento dell’uomo sull’uomo della società al potere, possiamo constatare che le attuali conoscenze dello scibile umano hanno prodotto mezzi di superiore oppressione e sfruttamento, quelle che definisco - «macchine della diffusione della conoscenza» - vedere, a questo proposito, il progresso scientifico-tecnologico che investe in modo particolare la giovane generazione – (televisione, computer, telefonini e sistemi digitali, altresì surrogati dell’industrializzazione dell’editoria) macchine che sono (con il loro potere mediatico sul pensiero) nelle mani della classe borghese o per meglio dire del potere economico che questa gestisce e da cui trae profitto (appropriazione di plusvalore), un ristretto numero di persone (altamente scientificamente preparati) può così manipolare il prodotto della conoscenza, ossia il pensiero e la coscienza collettiva, revisionare e falsificare la storia (appropriandosi, dunque, non solo della ricchezza in sé, quale espressione del vero potere mercantile ma anche di un tipo di plusvalore che investe la sfera della conoscenza umana). L’azione d’intervento quale potrebbe essere (?) per tentare un approccio di critica razionale e costruttiva, da parte dei comunisti, nel periodo di arretramento oggi, purtroppo, subito in questi ultimi diciott’anni (1989 – 2007) dalle posizioni che riuscivamo ad occupare in occidente nella società ad economia capitalista. Con le esigue forze, e i mezzi di cui disponiamo, è solo, e non potrebbe essere altrimenti, allo stato di condizione attuale, difensivo - a seguito della sconfitta subita dal movimento operaio e rivoluzionario internazionale è palese che la forza, per contrastare la campagna di denigrazione revisionista e falsificazione della storia del movimento operaio e comunista internazionale, è da ricostruire. Occorre, innanzitutto, per avviare la ricostruzione del procedimento di recupero delle posizioni perdute, lavorare per la centralità di una linea politica che si ponga sul piano ideologico la strategia dialettica necessaria, una strategia che ponga al centro il ritorno sul piano culturale del materialismo dialettico e storico. Fondamentale e necessario per contrastare e rintuzzare i colpi che sul piano ideologico, vengono incentrati dalla reazione borghese e revisionista e dove appunto si celano le posizioni che dal punto di vista, alienato, della classe subalterna risulta essere ancora ingannevole per la demagogia che questi esprimono nel tentativo di porre una netta distinzione tra le posizioni politiche nella società. tra destra e sinistra. La realtà è il contrario di questo approccio dicotomico per eccellenza, infatti non esiste in realtà alcuna distinzione, essendo entrambi portatori di una cultura che pone l’economia capitalista avanzata quale espressione della centralità del potere della classe borghese con l’espansione del mercato nella cosìddetta globalizzazione (identificabile con l’analisi leninista dell’imperialismo allo stadio di massima espansione) come il fine ultimo in cui anche la classe oppressa (proletariato) troverebbe risposta alle sue aspettative di affrancamento, nella pratica conseguente, la diffusione dell’alienazione (illusione) su scala planetaria del cosiddetto “sogno americano”. La condizione oggettiva rivoluzionaria è racchiusa in questa sfera della conoscenza che solo il materialismo dialettico potrà far emergere e far esplodere nella conseguente reazione di rivoluzione allo stato di cose esistenti: emersa la soggettività (rivoluzionaria della classe oppressa) presa coscienza della propria alienazione condizionata dai detentori dei mezzi di produzione, anche come già visto dei mezzi (di produzione) della diffusione della conoscenza, la fiducia, già incerta e vacillante, ma non ancora indirizzata in senso rivoluzionario, per i partiti (borghesi e revisionisti) rappresentanti lo stato borghese (la dicotomia tra destra e sinistra nell’ambito dell’agone “dialettico” borghese) non avrà più alcuna influenza e l’attenzione si svilupperà alla ricerca di darsi lo strumento necessario che conduca il movimento rivoluzionario alla definitiva distruzione dello stato di cose esistenti. Occorre dunque, innanzitutto, lavorare politicamente sul piano dialettico culturale ed è un immane compito che attende ogni vero comunista.
Alla luce di quanto esposto, la parte avanzata e cosciente del proletariato, la parte rivoluzionaria, i comunisti marxisti-leninisti elevati nella prassi dall’avanzare in vaste aree della periferia del pianeta dal movimento di lotta e di emancipazione e di scontro diretto con la politica guerrafondaia dell’imperialismo (vedi i popoli che hanno optato per la Guerra Popolare, come in Nepal, Perù, Filippine, ecc..), per mezzo dell’applicazione strategica del marxismo-leninismo elevatosi nel periodo di massimo sviluppo dell’imperialismo allo stadio del maoismo (stadio superiore filosofico del marxismo-leninismo che abbiamo conosciuto in Occidente come il Pensiero di Mao) non può che essere di optare per un salto di qualità. Il salto di qualità è quello di riunificate le realtà sinceramente rivoluzionarie (marxiste-leniniste e maoiste) presenti nel nostro paese e di dare l’avvio alle procedure necessarie per la ricostruzione del vero Partito Comunista, strumento d’avanguardia necessario che quando riconosciuto dalla classe oppressa, dal proletariato, sarà il tramite per condurre la conseguente campagna culturale di riappropriazione del proprio pensiero (soggettività), dell’identità sopita (alienazione della coscienza collettiva).
Come diceva Lenin :
« Senza teoria
rivoluzionaria non vi può essere movimento rivoluzionario» - Prima di unirci e
per unirci dobbiamo anzitutto delimitarci risolutamente e con precisione, dal
revisionismo e dai revisionisti - Altrimenti la nostra unione sarebbe soltanto
una finzione, che maschererebbe la confusione esistente di fatto e
ostacolerebbe la sua radicale eliminazione.
«Il nostro compito più urgente
è quello di “creare un'organizzazione di rivoluzionari capace di garantire alla
lotta politica l'energia, la fermezza e la continuità”, cioè un “partito
politico di ferro” e di rivoluzionari di professione adatto a dirigere “tutta
la lotta di emancipazione del proletariato”. Il proletariato non ha altra arma
che l'organizzazione nella lotta per il potere».
Luciano Bezerédy
Genova, 14 novembre 2007
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