INTERVENTO ALL' INCONTRO NAZIONALE
DI FIRENZE DEL 3 MARZO 2001
Care
compagne e cari compagni, desidero portarvi il saluto fraterno
della redazione di Scintilla, a nome della quale presento
questo contributo alla discussione.
La
riunione di oggi è un'ulteriore dimostrazione che la
questione dell' unione dei comunisti e della costruzione di
un Partito indipendente del proletariato è divenuta un'esigenza
avvertita in modo pressante da numerose avanguardie di classe.
Non
tutti però la pensano così. Esiste in molti
compagni incertezza sulla strada da seguire, sfiducia sulla
possibilità di un cambiamento sociale. Perfino elementi avanzati
e combattivi chiedono: per quale motivo la classe
operaia dovrebbe abbandonare i partiti attuali e seguire la
via che proponete? Abbiamo forse di fronte a noi
prospettive favorevoli ?
Se
ci limitassimo a seguire quanto predicano le forze
socialdemocratiche noi non avremmo bisogno di alcun Partito
comunista, perché a loro dire l' imperialismo non è l' ultimo
stadio del capitalismo, mentre la sconfitta del socialismo
proletario sarebbe una sconfitta di tipo storico.
Di
conseguenza saremmo di fronte ad una lunga fase di sviluppo
capitalista in cui la borghesia dominerebbe incontrastata,
ed al proletariato non resterebbe che rassegnarsi ed
arretrare, mettendosi al carro delle classi dominanti.
Queste
forze - che in molti casi sono legate ai rivali dell'
imperialismo nordamericano, o perseguono la strategia di
appoggiarsi su di essi come "male minore" - tentano
di "gestire la globalizzazione e dare regole al
capitalismo mondiale", cercano di indirizzare la lotta delle
masse verso la conquista "di spazi di potere nelle
istituzioni", verso " l' equa distribuzione del
reddito" e così via.
Poco
importa che si presentino sotto forma di neokeynesiani, di
riformatori del Fondo Monetario Internazionale o di sostenitori
del "socialismo di mercato". E' del tutto evidente che
se le loro tesi fossero vere gli operai non sentirebbero
alcun urgente bisogno di un Partito comunista per condurre la
lotta di classe alle sue necessarie conseguenze.
Nelle
condizioni di rafforzamento capitalistico e di riflusso del
proletariato, la questione del Partito non assumerebbe agli occhi
degli sfruttati un'importanza decisiva. Pertanto la direzione del
movimento operaio e popolare continuerebbe a restare
saldamente nelle mani dei partiti riformisti, essendo questi i
partiti tipici della lotta pacifica e parlamentare.
In
questa situazione potremmo fondare con qualche successo un centro
culturale, non certo una organizzazione politica che serve a
preparare le masse alla lotta per il potere.
Per
quale ragione allora parliamo di Partito ?
Perché
l' analisi che compiamo della fase attuale differisce in modo
sostanziale da quella del contemporaneo socialismo borghese e
piccolo-borghese.
Anzitutto
riteniamo che Il fondamentale contenuto della nostra epoca rimane
la transizione dal capitalismo al socialismo su scala mondiale.
Il passaggio da un modo di produzione all' altro non avviene in
modo graduale, seguendo una linea retta, ma tramite
avanzate e ritirate, con grandi progressi e temporanee sconfitte,
fra rivoluzioni e controrivoluzioni.
La
costruzione del Socialismo procede per tappe, costituisce
un lungo periodo di lotte e di lavoro per superare il retaggio
della vecchia società e crearne una più umana e decente. La
prima tappa ha coperto settanta anni di storia, in cui il
socialismo è esistito ininterrottamente come sistema sociale
dalla Rivoluzione di Ottobre alla caduta dell' Albania
Socialista.
Questa
grande esperienza storica ha provato che il socialismo è un
sistema forte e dinamico, capace di trasformare paesi arretrati
in società moderne, di assicurare migliori condizioni di vita
alla classe operaia ed alle masse lavoratrici; ha inoltre provato
che solo il marxismo-leninismo può condurre la classe operaia
alla vittoria.
Ma
l' esperienza ha anche dimostrato che quando il
revisionismo usurpa la direzione del Partito - pur mantenendo
forme esteriori socialiste - ciò porta inevitabilmente alla
sconfitta della rivoluzione e del socialismo. Porta alla
restaurazione del sistema capitalista, in cui viene ristabilita
la proprietà privata dei mezzi di produzione e viene
generata o rigenerata una classe borghese che stabilisce il suo
dominio sulla classe operaia.
Da
ciò ne deriva che la degenerazione prima ed il crollo poi
dell' URSS e degli altri paesi dell' est non è stata
la prova del fallimento del socialismo bensì del moderno
revisionismo, del titoismo, dell' eurocomunismo, del
trozkismo.
La
seconda cosa che dobbiamo evidenziare è che,
nonostante tutte le menzogne sulla "fine della storia"
la attuale società capitalistica è gravida di lotte di
liberazione e di rivoluzione. Guardiamo alla realtà dei fatti.
Gli
attacchi dell' imperialismo contro la classe operaia e le masse
popolari diventano sempre più brutali. Lo sfruttamento delle
masse lavoratrici delle metropoli e della campagna è stato
portato all' estremo, così come il saccheggio delle risorse
naturali. Non c'è più campo della vita sociale che non sia
dominato dall' esigenza del massimo profitto.
Si
è aggravata al massimo la dipendenza dei paesi oppressi
dall' imperialismo e l' immiserimento di interi popoli, a
beneficio delle oligarchia finanziaria.
Sulla
faccia della terra non c'è mai c'è stato un abisso così
profondo e così crescente fra le classi proprietarie ed i nullatenenti,
tra i paesi ricchi e i paesi poveri.
La
devastazione ambientale, la diffusione di malattie vecchie e
nuove sono un' ulteriore espressione della crisi generale del
capitalismo, della incapacità della borghesia di venire a
capo delle contraddizioni che genera continuamente.
Ma
le brutali sofferenze che affliggono masse sterminate, le pesanti
conseguenze sociali della crisi economica e dei piani
neoliberisti stanno producendo anche un altro effetto: la ripresa
della lotta di classe.
Il
proletariato ed i popoli si oppongono in modo sempre più deciso
e crescente all' offensiva capitalista per salvaguardare il
tenore di vita ed i diritti democratici. In alcuni paesi la
classe operaia è già passata ad un livello più alto di
mobilitazione, riprendendo la sua marcia in avanti.
Queste
lotte dimostrano anche la crescita delle forze rivoluzionarie,
classiste e comuniste, che svolgono un ruolo nelle stesse,
stimolando lo sviluppo e l' approfondimento della lotta di
classe, strappando la maschera all' opportunista riformista.
Nella
nostra opinione, nonostante perduri ancora lo sbandamento e la
confusione dovuta alle precedenti sconfitte, il periodo
della ritirata si va esaurendo. Sotto l' incessante attacco
imperialista si va aprendo un nuovo periodo di risveglio
delle lotte, anche nelle fila del proletariato occidentale. Di
questo ci parlano ad esempio i recenti scioperi alla Fiat.
La
tendenza generale che possiamo osservare a livello internazionale
è la crescita della resistenza ed in taluni casi anche
dell' offensiva delle masse sfruttate, dal momento che le lotte
si sviluppano sul terreno di una stabilizzazione vacillante del
capitalismo.
Dunque
il crollo del socialimperialismo, lungi da risolvere le
contraddizioni del sistema, ha segnato un momento
di aggravamento della crisi generale del capitalismo. Nel corso
dell' ultimo decennio si sono infatti esacerbate tutte le principali
contraddizioni: quella tra capitale e lavoro, quella tra i popoli
e le nazioni oppresse e l' imperialismo, quella tra le potenze
imperialiste che tendono alla guerra.
Questo
significa che siamo agli esordi di un nuovo periodo che
determinerà mutamenti profondi nel rapporto di forza fra le
classi. L' evolversi degli avvenimenti ci dirà se
sarà l' imperialismo a condurre il mondo verso una la catastrofe
o se saranno il proletariato ed i popoli a salvare l' umanità
conquistando rapporti di produzione nuovi, socialisti.
Una
cosa però è certa. Indipendentemente dalle forme in cui
si svilupperà, ed indipendentemente dalla volontà dei
protagonisti, la lotta di classe è destinata ad intensificarsi
facendosi beffe tanto delle fasulle teorie
socialdemocratiche quanto della nostra arretratezza.
L'
acuirsi della crisi, la percezione fra le ampie masse che il
capitalismo non ha più nulla da offrire se non
supersfruttamento, disoccupazione, guerre di rapina, arretramento
sociale, determina condizioni propizie per l' attuazione
dei nostri obiettivi. Allo stesso tempo pone numerosi
compiti alle classe operaia, ed in particolar modo ai suoi
elementi avanzati. Compiti che non possono in alcun modo
essere risolti sulla base dei vecchi partiti che fanno del
cretinismo parlamentare la loro principale attività.
Il
risveglio del gigante proletario addormentato esige la
simultanea costruzione del Partito autonomo della classe
operaia, se non vogliamo consegnarci mani e piedi legati alla
borghesia.
Ogni
cedimento, ogni ritirata, ogni illusione che la socialdemocrazia
possa fronteggiare l' aggressività dell' imperialismo comporta
pericoli enormi per il proletariato ed i popoli. In realtà il
revisionismo ed il liberal-riformismo stanno spianando la strada
alla reazione, alla politica di guerra e di oppressione,
paralizzando e smobilitando la forza di classe, inseguendo le
destre sul loro stesso terreno antioperaio.
Il
principale incarico che i comunisti italiani oggi devono
assolvere è la costruzione del Partito marxista-leninista,
capace di dirigere la lotta delle masse verso la realizzazione di
quelle trasformazioni sociali, economiche e politiche che
servono per la liberazione della classe operaia dallo
sfruttamento e con essa dell' intera società.
Un
compito arduo, sia per le manovre del nostro avversario di classe
sia perché il lungo periodo di egemonia revisionista ha
lasciato il segno. Siamo però convinti che le migliaia di
comunisti che esistono e che sorgeranno nei conflitti sociali
sapranno rialzare la testa, siamo convinti che il
proletariato non si lascerà ingannare in eterno dai capifila
della menzogna e del tradimento.
Nella
fase attuale i nostri sforzi devono essere soprattutto
indirizzati a stabilire i prerequisiti del Partito, cioè a
definire la sua piattaforma ideologica, politica ed organizzativa
che ci consentirà di portare a termine il nostro compito.
Il
tema che si pone in modo più pressante nell' incontro
odierno è evidentemente quello dell' avvio concreto di un
processo di unificazione delle genuine forze comuniste.
Prima di formulare alcune proposte è necessario affrontare
un problema cruciale. Quale metodo dobbiamo adottare per
chiudere il lungo periodo di sbriciolamento organizzativo e
di sbandamento ideologico che abbiamo alle spalle ? In che modo
riusciremo a raggiungere un livello più elevato ?
Noi
crediamo che il modo con cui Lenin e l' Iskra forgiarono l'
unità sia ancora da esempio per tutti i comunisti. Non ci
stancheremo mai di ripetere che per uscire dalla palude non
basta la voglia di unirsi e di discutere. Occorre prima di tutto
definirsi, occorre differenziarsi da coloro che vogliono
continuare a sguazzarci.
La
questione fondamentale da risolvere per unirsi è quella di
tirare una precisa linea di demarcazione nei confronti di
concezioni e pratiche non proletarie, stabilendo senza
equivoci i nostri capisaldi teorici-ideologici, i "punti
fermi" di principio, gli scopi ed i compiti dei comunisti.
Assieme
ai compagni del Circolo Lenin abbiamo voluto compiere uno sforzo
in questa direzione formulando degli elementi essenziali per
sviluppare un lavoro in comune; questo non solo perché
riteniamo che il ristretto lavoro pratico e locale sia un
danno, ma anche perché siamo convinti che ci troviamo all'
inizio di in un processo di unificazione in cui tendenze
antimarxiste possono sviare sul nascere il movimento.
Diversamente
da alcuni compagni riteniamo infatti che il processo di
formazione del Partito debba necessariamente basarsi su
precise basi ideologiche ed organizzative, sulla base di
una assoluta omogeneità in questo campo.
Non
si tratta, compagni, di "valorizzare ciò che
divide". Al contrario bisogna capire se esiste oppure no
quel mastice che ci consente di unirci saldamente, se abbiamo una
comune identità ed un comune patrimonio teorico-pratico
cui riferirci.
Questi
fondamenti non ci servono al solo fine di dare un
giudizio sulla prestigiosa esperienza accumulata dal
proletariato in questo secolo. Senza l' elemento ideologico,
cioè senza avere come guida i principi marxisti-leninisti e le
leggi oggettive della rivoluzione e del socialismo, il Partito
potrebbe forse comprendere le condizioni in cui si lotta e
svolgere una analisi corretta della situazione ? Potrebbe
elaborare e motivare teoricamente una giusta linea politica
ed un programma rivoluzionario ? Potrebbe orientare e dirigere il
proletariato nei tre fronti di lotta principali; quello
economico, quello politico e quello ideologico che riassume in se
i primi due ?
Se
il Partito comunista non è il promotore della
coscienza di classe, se non possiede il marxismo-leninismo, se
nel suo seno convivono le tendenze più disparate e le concezioni
più incoerenti, non starà mai alla testa delle masse, ma
alla loro coda e ne verrà trascinato.
Senza
ombra di dubbio il pragmatismo ed il movimentismo portano
acqua solo al mulino della borghesia, dal momento che ogni
allontanamento, ogni indebolimento dall' ideologia proletaria
agevolano l' ideologia dominante e frenano il processo di
costruzione del Partito, disperdendo ulteriormente le forze.
Inutile
cercare di scansare il problema rinviandolo. Il giudizio sulla
impostazione ideologica da seguire spetta unicamente all' odierno
movimento comunista, pena svalutare l' elemento cosciente ed
inchinarsi di fronte al movimento spontaneo.
Da
tali presupposti ne deriva che l' unificazione delle forze non
può avvenire tramite la costituzione di "aree" o
di "reti" dal contenuto contraddittorio e
parziale; non è una "costituente" in cui si
assemblano realtà eterogenee e si mettono a tacere le questioni
spinose. Tanto meno possiamo basarci sul metodo "delle
concessioni e delle mediazioni" che sono le conseguenze
inevitabili di una concezione sbagliata dell' unificazione, che
cioè non parte dai principi.
Se
infatti prendiamo in considerazione determinate organizzazioni,
gruppi e persone in quanto tali e non la loro sostanza ideologica
e politica, la loro linea, il loro atteggiamento verso il
revisionismo, noi non avremo mai una vera unificazione ma
un guazzabuglio che sarà la brutta copia di Rifondazione
in piccolo.
Questo
perché dovremo mettere necessariamente tutti sullo stesso piano,
stendendo un velo pietoso sui contrasti di principio, seppellendo
i disaccordi di fondo, senza ricercarne le cause e la loro
origine di classe. In tal modo si giunge solo a compromessi
che annacquano e deformano il marxismo-leninismo.
Per
avanzare verso il Partito dobbiamo procedere in modo
diametralmente opposto all' eclettismo ed al conciliatorismo, a
quelle "vie di mezzo" che sono manifestazioni dell'
influenza borghese sul proletariato.
In
primo luogo, concependolo come un processo che muove da cause
profonde ed oggettive, che producono costantemente le basi del
ravvicinamento e dell' unità, indipendentemente da quello che
rappresentano determinate organizzazioni, gruppi e persone e
alcune volte perfino contro la loro volontà.
In
secondo luogo, considerandolo inseparabile dai suoi
fondamentali contenuti ideologici, politici, programmatici ed
organizzativi, inscindibile da una teoria rivoluzionaria coerente
e verificata nel vivo della lotta delle masse.
In
terzo luogo, capendo che l' unificazione non si compie
necessariamente fra tutte le realtà esistenti, ma si
realizza attraverso distinzioni e schieramenti, attraverso
mutamenti e spostamenti all' interno delle precedenti tendenze,
attraverso la partecipazione al lavoro comune di elementi
nuovi che non appartengono a questa o a quella corrente,
attraverso l esclusione di chi non vuole rendersi
conto delle esigenze dello sviluppo oggettivo.
Infine,
convincendosi che per avanzare dobbiamo rompere completamente con
i partiti riformisti e socialdemocratici, al fine di formare una
struttura indipendente che compia il lavoro preparatorio
alla costruzione del Partito.
Questi
punti di vista non rappresentano a nostro parere una forzatura
né tanto meno una scorciatoia. Al contrario il processo di
unificazione avanzando su queste basi richiederà probabilmente
più tempo, ma progredirà sicuramente perché poggerà su
basi che non potranno essere incrinate.
Una
volta definiti i punti fermi, una volta scelto questo metodo, non
dobbiamo preoccuparci delle sfumature di opinione esistenti tra i
compagni, delle divergenze secondarie o delle polemiche
personali. Esse esistono e rimarranno per un certo tempo, e
sarebbe irragionevole escludere compagni affetti da una
certa incoerenza o dalla tendenza al litigio, che vanno
recuperati con le dovute maniere.
Abbiamo
piena fiducia nella capacità dei comunisti e dei lavoratori
avanzati di risolvere questi problemi attraverso una discussione
aperta e rigorosa, anche accesa, oltre che per mezzo della attiva
partecipazione al lavoro tra le masse che ci consente
il riscontro delle posizioni.
Quello
che dobbiamo combattere oggi in modo spietato è la
mentalità ristretta di gruppo, il superato sistema dei circoli
e delle parrocchie che riduce la forza e la capacità
politica di tutti noi. Queste caratteristiche negative del
movimento rivoluzionario si esprimono prevalentemente in due
modi: da una parte con l' autoreferenzialità che porta talune
realtà a rinchiudersi in se stesse ed a considerarsi il
nucleo del futuro Partito - o addirittura a proclamarsi tali -
senza averne gli attributi essenziali; dall' altra con la
tendenza a dar vita ai soliti coordinamenti in cui i partecipanti
non danno vita ad un reale processo di integrazione, non mettono
assieme le loro forze ed i loro strumenti per crearne dei nuovi e
superiori, ma ripropongono elevata al cubo la divisione
esistente.
Veniamo
allora a formulare alcune proposte. La prima cosa da fare,
secondo noi, è passare alla creazione di un organismo che sia un
momento per invertire la tendenza alla frammentazione,
superando l' episodicità e la ristrettezza del confronto.
Pensiamo ad un comitato di unificazione dei comunisti italiani
che nasca sulla base di una dichiarazione vincolante nella
quale vengano espressi i principi fondanti, gli scopi ed i
compiti del Partito, nella quale risultino chiare le
discriminanti nei confronti del moderno revisionismo e dell'
estremismo avventurista, nella quale risulti chiaro che non si
può stare con il piede in due staffe, quella della rivoluzione e
quella dell' opportunismo.
In
questo stadio ogni organizzazione, ogni gruppo di compagni
conserverà la propria relativa autonomia, ma dovrà
dichiarare pubblicamente il proprio coinvolgimento nel processo
di unificazione comportandosi coerentemente in tal senso, sia per
quello che riguarda l' intervento comune nel proletariato, sia
nello sviluppo del dibattito.
Questo
organismo dovrà agire secondo un piano di lavoro,
comprendente l' elaborazione di un progetto di programma, che ci
porterà entro tempi prestabiliti ad uno stadio superiore, a
quello della unità organica. Probabilmente non ancora il Partito
marxista-leninista, ma una vera organizzazione nazionale
per la sua costruzione in cui le diverse realtà, gruppi,
riviste e singoli compagni che avranno compiuto questo
percorso, che si saranno conosciute meglio ed avranno iniziato a
lavorare insieme, cesseranno di esistere in quanto tali e
si fonderanno effettivamente.
L'
obiettivo a medio termine è dunque quello di creare una
struttura di lavoro politico con una direzione coesa, istanze
intermedie e di base per far marciare il processo di unità
dei comunisti, adottando fin da subito il centralismo democratico
come principio organizzativo.
Al
di fuori di un gruppo dirigente che esprima l' unicità del
processo di fusione delle forze comuniste, al di fuori
di una forte centralizzazione, di una ferma disciplina e
della necessaria vigilanza, non si potrà fare alcun passo
in avanti, non si potrà imprimere nella situazione concreta
quell' indirizzo da noi auspicato.
Ma
dobbiamo anche riconoscere che una vera disciplina è possibile
solo se non esistono divergenze di principio a livello ideologico
ed organizzativo. Disciplina bolscevica e "rispetto
reciproco" di posizioni inconciliabili sono infatti termini
impossibili da accordare o da aggirare con qualsivoglia formula.
Il
secondo obiettivo è cominciare a dar vita ad una effettiva
azione politica su scala nazionale. Oggi il movimento operaio ed
il movimento socialista esistono uno accanto all' altro,
disgiuntamente. Ciascuno va per la sua strada e questo provoca l'
indebolimento di entrambi.
La
nostra iniziativa deve consistere nel portare il socialismo
scientifico nel movimento operaio. Questo vuol dire dotarsi dei
mezzi necessari per partecipare in modo attivo e propositivo
nella lotta di classe, per avviare una efficace attività nel
proletariato, nel movimento antimperialista e antifascista, fra
tutti gli strati oppressi dal capitalismo monopolistico.
Dobbiamo
fare ciò allo scopo di conquistare una influenza e di acquisire
legami immediati nello sviluppo della situazione italiana, allo
scopo di staccare progressivamente quegli elementi che
costituiranno l' ossatura di un Partito di quadri con una
linea di massa.
In
due parole significa prima di tutto realizzare un giornale
politico.
Non
un bollettino in cui si esprimano le diverse "anime",
rispecchiando la confusione esistente ma una tribuna della lotta
di classe, che consolidi, unifichi e organizzi l' attività di
tutti i veri comunisti così da fondere il lavoro locale e
trasformarlo in lavoro nazionale, così da dare una base concreta
alla nostra fusione.
Un'
unione che va consolidata a livello ideologico ed organizzativo
nella attività comune condotta giorno per giorno, in una
pubblicistica comune, con un collettivo redazione stabile
e decine e decine di corrispondenti e diffusori.
Senza
un giornale politico che nasca dallo sforzo collettivo dei
rivoluzionari non potremo ottenere alcuna organizzazione
nazionale che si appoggi sulle masse ma continueremo ad avere
tanti circoli ristretti che sparpagliano le forze nel lavoro
locale, sprecando la maggior parte del loro valore.
Senza
un giornale politico che leghi il marxismo-leninismo con il
movimento operaio, che porti la posizione dei comunisti nel
proletariato e nelle altre classi oppresse, è impossibile creare
un lavoro di Partito, è impossibile sviluppare e
diffondere tra le masse una vasta propaganda ed una agitazione a
favore delle nostre concezioni.
Crediamo
che queste siano le condizioni fondamentali per aprirci una
strada verso il Partito, che ci sarà soltanto quando gli
elementi di avanguardia della classe operaia assicureranno l'
egemonia dentro il processo di edificazione e nella sua
direzione.
Per
concludere, compagne e compagni, un accenno sull' ultimo punto
all' ordine del giorno. La lotta per la rivoluzione ed il
socialismo nella sua essenza è sempre una lotta internazionale.
Siamo pertanto convinti della esigenza dell' unità dei comunisti
e dei rivoluzionari di tutto il mondo, così come dell' unità
del proletariato e dei popoli.
In
quanto marxisti-leninisti, sentiamo profondamente il problema di
allacciare ed estendere relazioni con Partiti ed organizzazioni
comuniste nel mondo. Anche in questo campo dobbiamo
tracciare una precisa linea di confine, senza lasciarci ingannare
dalle etichette. Noi guardiamo anzitutto a quelle realtà
che si sono formate e sviluppate nel corso dell' accerchiamento
imperialista-revisionista e durante gli ultimi anni di pesante
offensiva anticomunista, tenendo alta e portando avanti la
bandiera di Marx, Engels, Lenin, Stalin e lo spirito della
rivoluzione di Ottobre, senza fare alcuna concessione.
Con
queste realtà, con i partiti, i gruppi, i giornali, che lottano
contro l' imperialismo rigettando per principio la linea
revisionista adottata nel XX congresso del PCUS, proseguita nell'
epoca di Breznev e culminata con il giuda Gorbaciov, dovremo
sforzarci di avere relazioni organiche e fraterne. Questo
perché soltanto uno stretto rapporto con i punti più alti
del movimento comunista internazionale potrà aiutare la maturazione
delle condizioni soggettive che porteranno alla nascita del
Partito in Italia.
Crediamo
altresì che i tempi per una nuova Internazionale Comunista non
siano ancora maturi. Essa sarebbe basata solo su un gruppo
ristretto di partiti ed organizzazioni.
Il
compito principale è oggi quello di creare i partiti in
ogni paese. Su queste basi si potrà ricostruire un forte
movimento comunista con il suo centro direttivo che incarni l'
unità degli operai rivoluzionari di tutto il mondo.
Scusateci
se abbiamo superato il tempo previsto, e se non abbiamo detto
nulla di veramente originale. Ma non c' è altra via, perché
ciò corrisponde all' esperienza positiva del movimento comunista
ed operaio.