INTERVENTO ALL' INCONTRO NAZIONALE 

DI FIRENZE DEL 3 MARZO  2001

Care compagne e cari compagni, desidero portarvi il saluto fraterno della redazione di Scintilla,  a nome della quale presento questo contributo alla discussione.

La riunione di oggi  è un'ulteriore dimostrazione che la questione dell' unione dei comunisti e della  costruzione di un Partito indipendente del proletariato è divenuta un'esigenza avvertita in modo pressante da numerose avanguardie di classe. 

Non tutti però la pensano così. Esiste   in molti compagni  incertezza sulla strada da seguire, sfiducia sulla possibilità di un cambiamento sociale. Perfino elementi avanzati e combattivi chiedono:  per  quale motivo la classe operaia dovrebbe abbandonare i  partiti attuali e seguire la via che proponete?  Abbiamo forse di fronte  a noi prospettive favorevoli ?

Se ci limitassimo a seguire quanto predicano le forze socialdemocratiche  noi non avremmo bisogno di alcun Partito comunista, perché a loro dire l' imperialismo non è l' ultimo stadio del capitalismo, mentre la sconfitta del socialismo proletario sarebbe  una sconfitta di tipo storico.

Di conseguenza saremmo di fronte ad una lunga fase di sviluppo  capitalista  in cui la borghesia dominerebbe incontrastata, ed al proletariato non resterebbe  che rassegnarsi ed arretrare, mettendosi al carro delle classi dominanti.

Queste forze - che in molti casi sono legate ai rivali dell' imperialismo nordamericano, o perseguono la strategia di appoggiarsi su di essi come "male minore" -  tentano di "gestire  la globalizzazione e dare regole al capitalismo mondiale", cercano di indirizzare la lotta delle masse verso la conquista "di spazi di potere nelle istituzioni", verso " l' equa distribuzione del reddito" e così via. 

Poco importa che si presentino sotto forma di neokeynesiani, di riformatori del Fondo Monetario Internazionale o di sostenitori  del "socialismo di mercato". E' del tutto evidente che se le loro tesi  fossero vere gli operai non sentirebbero alcun urgente bisogno di un Partito comunista per condurre la lotta di classe alle sue necessarie conseguenze.

Nelle condizioni di rafforzamento capitalistico e di riflusso del proletariato, la questione del Partito non assumerebbe agli occhi degli sfruttati un'importanza decisiva. Pertanto la direzione del movimento operaio e popolare  continuerebbe a restare saldamente nelle mani dei partiti riformisti, essendo questi i partiti  tipici della lotta pacifica e  parlamentare.   

In questa situazione potremmo fondare con qualche successo un centro culturale, non certo una organizzazione politica che serve a  preparare le masse alla lotta per il potere.

Per quale ragione allora parliamo di Partito ?

Perché l' analisi che compiamo della fase attuale differisce in modo sostanziale da quella del contemporaneo socialismo borghese e piccolo-borghese.

Anzitutto  riteniamo che Il fondamentale contenuto della nostra epoca rimane la transizione dal capitalismo al socialismo su scala mondiale.  Il passaggio da un modo di produzione all' altro non avviene in modo graduale,  seguendo una linea retta, ma tramite avanzate e ritirate, con grandi progressi e temporanee sconfitte, fra rivoluzioni e controrivoluzioni.

La costruzione del Socialismo procede  per tappe, costituisce un lungo periodo di lotte e di lavoro per superare il retaggio della vecchia società e crearne una più umana e decente. La  prima tappa ha coperto settanta anni  di storia, in cui il socialismo è esistito ininterrottamente come sistema sociale dalla Rivoluzione di Ottobre alla caduta dell' Albania Socialista.

Questa grande esperienza storica ha provato che il socialismo è un sistema forte e dinamico, capace di trasformare paesi arretrati in società moderne, di assicurare migliori condizioni di vita alla classe operaia ed alle masse lavoratrici; ha inoltre provato che solo il marxismo-leninismo può condurre la classe operaia alla vittoria.

Ma l' esperienza ha anche dimostrato  che quando il revisionismo usurpa la direzione del Partito - pur mantenendo forme esteriori socialiste - ciò porta inevitabilmente alla sconfitta della rivoluzione e del socialismo. Porta  alla restaurazione del sistema capitalista, in cui viene ristabilita la proprietà privata dei mezzi di produzione e  viene generata o rigenerata una classe borghese che stabilisce il suo dominio  sulla classe operaia. 

Da ciò ne deriva che la degenerazione prima ed  il crollo poi dell' URSS e  degli altri paesi  dell' est non è stata la prova del fallimento del socialismo bensì del moderno revisionismo,  del  titoismo, dell' eurocomunismo, del trozkismo. 

La seconda cosa  che dobbiamo evidenziare  è che, nonostante tutte le menzogne sulla "fine della storia"  la attuale società capitalistica è gravida  di lotte di liberazione e di rivoluzione. Guardiamo alla realtà dei fatti.

Gli attacchi dell' imperialismo contro la classe operaia e le masse popolari diventano sempre più brutali. Lo sfruttamento delle masse lavoratrici delle metropoli e della campagna è stato portato all' estremo, così come il saccheggio delle risorse naturali. Non c'è più campo della vita sociale che non sia dominato dall' esigenza del massimo profitto.

Si è aggravata  al massimo la dipendenza dei paesi oppressi dall' imperialismo e l' immiserimento di interi popoli, a beneficio  delle oligarchia finanziaria.

Sulla faccia della terra non c'è mai c'è stato un abisso così profondo e così crescente fra le classi proprietarie ed i  nullatenenti, tra i paesi ricchi e i  paesi poveri. 

La devastazione ambientale, la diffusione di malattie vecchie e nuove sono un' ulteriore espressione della crisi generale del capitalismo, della  incapacità della borghesia di venire a capo delle contraddizioni che genera continuamente.

Ma le brutali sofferenze che affliggono masse sterminate, le pesanti  conseguenze sociali della crisi economica e dei piani neoliberisti stanno producendo anche un altro effetto: la ripresa della lotta di classe.

Il  proletariato ed i popoli si oppongono in modo sempre più deciso e crescente all' offensiva capitalista per salvaguardare il tenore di vita ed i diritti democratici. In alcuni paesi la classe operaia è già passata ad un livello più alto di mobilitazione, riprendendo la sua marcia in avanti.

Queste lotte dimostrano anche la crescita delle forze rivoluzionarie, classiste e comuniste, che svolgono un ruolo nelle stesse, stimolando lo sviluppo e l' approfondimento della lotta di classe, strappando la maschera all' opportunista riformista.

Nella nostra opinione, nonostante perduri ancora lo sbandamento e la confusione dovuta alle precedenti sconfitte,  il periodo della ritirata si va esaurendo. Sotto l' incessante attacco imperialista si va aprendo un nuovo periodo  di risveglio delle lotte, anche nelle fila del proletariato occidentale. Di questo ci parlano ad esempio i recenti scioperi alla Fiat.

La tendenza generale che possiamo osservare a livello internazionale  è  la crescita della resistenza ed in taluni casi anche dell' offensiva delle masse sfruttate, dal momento che le lotte si sviluppano sul terreno di una stabilizzazione vacillante del capitalismo.

Dunque il crollo del socialimperialismo, lungi da risolvere le contraddizioni del sistema,  ha segnato un  momento  di aggravamento della crisi generale del capitalismo. Nel corso dell' ultimo decennio si sono infatti esacerbate tutte le  principali contraddizioni: quella tra capitale e lavoro, quella tra i popoli e le nazioni oppresse e l' imperialismo, quella tra le potenze imperialiste che tendono alla guerra.

Questo significa che siamo agli esordi di un nuovo periodo che determinerà mutamenti profondi nel rapporto di forza fra le classi. L' evolversi degli avvenimenti  ci dirà  se sarà l' imperialismo a condurre il mondo verso una la catastrofe o se saranno il proletariato ed i popoli a salvare l' umanità conquistando  rapporti di produzione nuovi, socialisti.

Una cosa però è certa. Indipendentemente dalle forme  in cui si svilupperà, ed indipendentemente dalla volontà dei protagonisti, la lotta di classe è destinata ad  intensificarsi facendosi  beffe tanto delle fasulle teorie socialdemocratiche quanto della nostra arretratezza.

L' acuirsi della crisi, la percezione fra le ampie masse che il capitalismo non ha più nulla da offrire se non supersfruttamento, disoccupazione, guerre di rapina, arretramento sociale, determina  condizioni propizie per l' attuazione dei nostri obiettivi. Allo stesso tempo pone  numerosi compiti  alle classe operaia, ed in particolar modo ai suoi elementi avanzati. Compiti  che non possono in alcun  modo essere risolti sulla base dei vecchi partiti che fanno del cretinismo parlamentare la loro principale attività.

Il risveglio  del gigante proletario addormentato esige la simultanea costruzione del Partito  autonomo della classe operaia, se non vogliamo consegnarci mani e piedi legati alla borghesia.

Ogni cedimento, ogni ritirata, ogni illusione che la socialdemocrazia  possa fronteggiare l' aggressività dell' imperialismo comporta pericoli enormi per il proletariato ed i popoli. In realtà il revisionismo ed il liberal-riformismo stanno spianando la strada alla reazione, alla politica di guerra e di oppressione, paralizzando e smobilitando la forza di classe, inseguendo le destre sul loro stesso terreno antioperaio.

Il principale incarico  che i comunisti italiani oggi devono assolvere è la costruzione del Partito marxista-leninista,  capace di dirigere la lotta delle masse verso la realizzazione di quelle trasformazioni sociali, economiche e politiche  che servono per la liberazione della classe operaia dallo sfruttamento e  con essa dell' intera società.

Un compito arduo, sia per le manovre del nostro avversario di classe sia perché il lungo periodo di egemonia revisionista  ha lasciato il segno. Siamo però convinti che le migliaia di comunisti che esistono e che sorgeranno nei conflitti sociali sapranno rialzare  la testa, siamo convinti che il proletariato non si lascerà ingannare in eterno dai capifila della menzogna e del tradimento.

Nella fase attuale  i nostri sforzi devono essere soprattutto indirizzati a stabilire i prerequisiti del Partito, cioè a definire la sua piattaforma ideologica, politica ed organizzativa  che ci consentirà di portare a termine il nostro compito.

Il tema che si pone in modo più pressante  nell' incontro  odierno è evidentemente quello dell' avvio concreto di un processo di unificazione delle genuine  forze comuniste. Prima di formulare alcune proposte è necessario  affrontare un problema cruciale. Quale  metodo dobbiamo adottare  per chiudere il lungo periodo di sbriciolamento  organizzativo e di sbandamento ideologico che abbiamo alle spalle ? In che modo  riusciremo a raggiungere  un livello più elevato ?

Noi crediamo che il modo con cui Lenin e l' Iskra forgiarono l' unità sia ancora da esempio per tutti i comunisti. Non ci stancheremo mai di ripetere che per  uscire dalla palude non basta la voglia di unirsi e di discutere. Occorre prima di tutto definirsi, occorre differenziarsi da coloro che vogliono continuare a sguazzarci.

La questione fondamentale  da risolvere per unirsi è quella di tirare  una precisa linea di demarcazione nei confronti di concezioni e pratiche non proletarie,  stabilendo senza equivoci i nostri capisaldi teorici-ideologici, i "punti fermi" di principio, gli scopi ed i compiti dei comunisti. 

Assieme ai compagni del Circolo Lenin abbiamo voluto compiere uno sforzo in questa direzione formulando degli elementi essenziali per sviluppare un lavoro in comune; questo  non solo perché riteniamo che il ristretto lavoro pratico  e locale sia un danno,  ma anche perché siamo convinti che ci troviamo all' inizio di in un processo di unificazione in cui tendenze antimarxiste  possono sviare sul nascere il movimento.

Diversamente da alcuni compagni riteniamo infatti che il processo di formazione del Partito debba necessariamente  basarsi  su precise basi ideologiche ed organizzative,  sulla base di una assoluta omogeneità  in questo campo.

Non si tratta, compagni,  di "valorizzare ciò che divide". Al contrario bisogna capire se esiste oppure no quel mastice che ci consente di unirci saldamente, se abbiamo una comune identità  ed un comune patrimonio teorico-pratico  cui riferirci.

Questi fondamenti  non ci servono  al solo fine di dare un giudizio sulla prestigiosa   esperienza accumulata dal proletariato in questo secolo. Senza l' elemento ideologico, cioè senza avere come guida i principi marxisti-leninisti e le leggi oggettive della rivoluzione e del socialismo, il Partito potrebbe forse comprendere  le condizioni in cui si lotta e svolgere una analisi corretta della situazione ? Potrebbe elaborare e motivare teoricamente  una giusta linea politica ed un programma rivoluzionario ? Potrebbe orientare e dirigere il proletariato  nei tre fronti di lotta principali; quello economico, quello politico e quello ideologico che riassume in se i primi due ?

Se il Partito comunista non  è il promotore   della coscienza di classe, se non possiede il marxismo-leninismo, se nel suo seno convivono le tendenze più disparate e le concezioni più incoerenti,  non starà mai alla testa delle masse, ma alla loro coda   e ne verrà trascinato.

Senza ombra di dubbio il pragmatismo ed il  movimentismo portano acqua solo al mulino della borghesia, dal momento che ogni allontanamento, ogni indebolimento dall' ideologia proletaria agevolano l' ideologia dominante e frenano il processo di costruzione del Partito, disperdendo ulteriormente le forze.

Inutile cercare di scansare il problema rinviandolo. Il giudizio sulla impostazione ideologica da seguire spetta unicamente all' odierno movimento comunista, pena svalutare l' elemento cosciente ed inchinarsi di fronte al movimento spontaneo.

Da tali presupposti ne deriva che l' unificazione delle forze  non può avvenire tramite la costituzione  di "aree" o di "reti" dal contenuto contraddittorio  e parziale; non è  una "costituente" in cui si assemblano realtà eterogenee e si mettono a tacere le questioni spinose. Tanto meno possiamo basarci  sul metodo "delle concessioni e delle mediazioni" che sono le conseguenze inevitabili di una concezione sbagliata dell' unificazione, che cioè non parte dai principi.

Se  infatti prendiamo in considerazione determinate organizzazioni, gruppi e persone in quanto tali e non la loro sostanza ideologica e politica, la loro linea, il loro atteggiamento verso il revisionismo, noi non avremo mai una vera unificazione  ma un guazzabuglio che sarà la brutta copia di  Rifondazione in piccolo.

Questo perché dovremo mettere necessariamente tutti sullo stesso piano, stendendo un velo pietoso sui contrasti di principio, seppellendo i disaccordi di fondo, senza ricercarne le cause e la loro origine di classe. In tal modo si  giunge solo a compromessi che annacquano e deformano il marxismo-leninismo.

Per avanzare verso il Partito dobbiamo procedere in modo diametralmente opposto all' eclettismo ed al conciliatorismo, a quelle "vie di mezzo" che sono manifestazioni dell' influenza borghese sul proletariato.

In primo luogo, concependolo come un processo che muove da cause profonde ed oggettive, che producono costantemente le basi del ravvicinamento e dell' unità, indipendentemente da quello che rappresentano determinate organizzazioni, gruppi e persone e alcune volte perfino contro   la loro volontà.

In secondo luogo, considerandolo  inseparabile dai suoi fondamentali contenuti ideologici, politici, programmatici ed organizzativi, inscindibile da una teoria rivoluzionaria coerente e verificata nel vivo della lotta delle masse.

In terzo luogo, capendo che l' unificazione non si compie necessariamente fra tutte le  realtà  esistenti, ma si realizza  attraverso distinzioni e schieramenti,  attraverso mutamenti e spostamenti all' interno delle precedenti tendenze, attraverso la partecipazione  al lavoro comune di elementi nuovi che non appartengono a questa o a quella corrente, attraverso l’  esclusione di chi non vuole rendersi conto delle esigenze dello sviluppo oggettivo.

Infine, convincendosi che per avanzare dobbiamo rompere completamente con i partiti riformisti e socialdemocratici, al fine di formare una struttura indipendente  che compia il lavoro preparatorio alla costruzione del Partito.

Questi punti di vista non rappresentano a nostro parere una forzatura né tanto meno una scorciatoia. Al contrario il processo di unificazione avanzando su queste basi richiederà probabilmente più tempo, ma progredirà sicuramente perché poggerà  su  basi che non potranno essere incrinate.

Una volta definiti i punti fermi, una volta scelto questo metodo, non dobbiamo preoccuparci delle sfumature di opinione esistenti tra i compagni,  delle divergenze secondarie o delle polemiche personali. Esse esistono e rimarranno per un certo tempo, e sarebbe irragionevole  escludere compagni affetti da una certa incoerenza o dalla tendenza al litigio, che vanno recuperati con le  dovute maniere.

Abbiamo piena fiducia nella capacità dei comunisti e dei lavoratori avanzati di risolvere questi problemi attraverso una discussione aperta e rigorosa, anche accesa, oltre che per mezzo della attiva partecipazione  al lavoro  tra le masse che ci consente il  riscontro delle posizioni.

Quello che dobbiamo combattere oggi  in modo spietato è la mentalità ristretta di gruppo, il superato sistema dei circoli  e  delle parrocchie che riduce la forza e la capacità politica di tutti noi. Queste caratteristiche negative del movimento rivoluzionario si esprimono prevalentemente in due modi: da una parte con l' autoreferenzialità che porta talune realtà a rinchiudersi in se stesse ed a considerarsi  il nucleo del futuro Partito - o addirittura a proclamarsi tali - senza averne gli attributi essenziali; dall' altra con la tendenza a dar vita ai soliti coordinamenti in cui i partecipanti  non danno vita ad un reale processo di integrazione, non mettono assieme le loro forze ed i loro strumenti per crearne dei nuovi e superiori,  ma ripropongono elevata al cubo la divisione esistente.

Veniamo allora a formulare alcune proposte.  La prima cosa da fare, secondo noi, è passare alla creazione di un organismo che sia un momento per invertire la tendenza alla  frammentazione, superando l' episodicità e la ristrettezza del confronto. Pensiamo ad un comitato di unificazione dei comunisti italiani che nasca sulla base di una dichiarazione vincolante nella quale vengano espressi i principi fondanti, gli scopi ed  i compiti del Partito, nella quale risultino chiare le discriminanti nei confronti del moderno revisionismo e dell' estremismo avventurista, nella quale risulti chiaro che non si può stare con il piede in due staffe, quella della rivoluzione e quella dell' opportunismo.

In questo stadio ogni organizzazione, ogni gruppo di compagni conserverà  la propria relativa autonomia, ma dovrà dichiarare pubblicamente il proprio coinvolgimento nel processo di unificazione comportandosi coerentemente in tal senso, sia per quello che riguarda l' intervento comune nel proletariato, sia nello sviluppo del dibattito.

Questo organismo dovrà agire  secondo un piano di lavoro, comprendente l' elaborazione di un progetto di programma, che ci porterà entro tempi prestabiliti ad uno stadio superiore, a quello della unità organica. Probabilmente non ancora il Partito marxista-leninista, ma  una vera organizzazione nazionale per la sua costruzione in cui le diverse  realtà, gruppi, riviste  e singoli compagni che avranno compiuto questo percorso, che si saranno conosciute meglio ed avranno iniziato a lavorare insieme,  cesseranno di esistere in quanto tali e si fonderanno effettivamente.

L' obiettivo a medio termine è dunque quello di creare una struttura di lavoro politico con una direzione coesa, istanze intermedie e di base  per far marciare il processo di unità  dei comunisti, adottando fin da subito il centralismo democratico come principio organizzativo.

Al di fuori di un gruppo dirigente  che esprima l' unicità del processo di fusione delle forze  comuniste, al di fuori  di  una forte centralizzazione, di una ferma disciplina e della necessaria vigilanza, non si potrà fare alcun  passo in avanti, non si potrà imprimere nella situazione concreta quell' indirizzo da noi auspicato.

Ma dobbiamo anche riconoscere che una vera disciplina è possibile solo se non esistono divergenze di principio a livello  ideologico ed organizzativo. Disciplina bolscevica  e "rispetto reciproco" di posizioni inconciliabili sono infatti termini  impossibili da accordare o da aggirare con qualsivoglia formula. 

Il secondo obiettivo è cominciare a dar vita ad una effettiva azione politica su scala nazionale. Oggi il movimento operaio ed il movimento socialista esistono uno accanto all' altro, disgiuntamente. Ciascuno va per la sua strada e questo provoca l' indebolimento di entrambi.

La nostra  iniziativa deve consistere nel portare il socialismo scientifico nel movimento operaio. Questo vuol dire dotarsi dei mezzi necessari per partecipare in modo attivo e propositivo nella lotta di classe, per avviare una efficace attività nel proletariato, nel movimento antimperialista e antifascista, fra tutti gli strati oppressi dal capitalismo monopolistico.

Dobbiamo fare ciò allo scopo di conquistare una influenza e di acquisire  legami immediati nello sviluppo della situazione italiana, allo scopo di staccare progressivamente quegli elementi che costituiranno l' ossatura di  un Partito di quadri con una linea di massa.

In due parole  significa prima di tutto realizzare un  giornale politico.

Non un bollettino in cui si esprimano le diverse "anime",  rispecchiando la confusione esistente ma una tribuna della lotta di classe, che consolidi, unifichi e organizzi l' attività di tutti i veri comunisti così da fondere il lavoro locale e trasformarlo in lavoro nazionale, così da dare una base concreta  alla nostra  fusione.

Un' unione che va consolidata a livello ideologico ed organizzativo nella attività comune  condotta giorno per giorno, in una pubblicistica comune, con un collettivo  redazione stabile  e decine e decine di corrispondenti e diffusori.

Senza un giornale politico che nasca dallo sforzo collettivo dei rivoluzionari non potremo  ottenere alcuna organizzazione nazionale che si appoggi sulle masse ma continueremo ad avere tanti circoli ristretti che sparpagliano le forze nel lavoro locale, sprecando la maggior parte del loro valore.

Senza un giornale politico che leghi  il marxismo-leninismo con il movimento operaio, che porti la posizione dei comunisti nel proletariato e nelle altre classi oppresse, è impossibile creare un lavoro di Partito,  è impossibile sviluppare e diffondere tra le masse una vasta propaganda ed una agitazione a favore delle nostre concezioni.

Crediamo che queste siano le condizioni fondamentali per aprirci una strada verso il Partito, che ci sarà soltanto quando gli elementi di avanguardia della classe operaia assicureranno l' egemonia dentro il processo di edificazione e nella sua direzione.

Per concludere, compagne e compagni, un accenno sull' ultimo punto all' ordine del giorno.  La lotta per la rivoluzione ed il socialismo nella sua essenza è sempre una lotta internazionale. Siamo pertanto convinti della esigenza dell' unità dei comunisti e dei rivoluzionari di tutto il mondo, così come dell' unità del proletariato e dei popoli. 

In quanto marxisti-leninisti, sentiamo profondamente il problema di allacciare ed estendere relazioni con Partiti ed organizzazioni comuniste nel mondo.  Anche in questo campo dobbiamo tracciare una precisa linea di confine, senza lasciarci ingannare dalle etichette. Noi guardiamo anzitutto  a quelle realtà che si sono formate e sviluppate nel corso dell' accerchiamento imperialista-revisionista e durante gli ultimi anni di pesante offensiva anticomunista, tenendo alta e portando avanti la bandiera di Marx, Engels, Lenin, Stalin  e lo spirito della rivoluzione di Ottobre, senza fare alcuna  concessione.

Con queste realtà, con i partiti, i gruppi, i giornali, che lottano contro l' imperialismo rigettando per  principio la linea revisionista adottata nel XX congresso del PCUS, proseguita nell' epoca di Breznev e culminata con il giuda Gorbaciov, dovremo sforzarci di avere  relazioni organiche e fraterne. Questo perché soltanto uno stretto rapporto con i punti più alti  del movimento comunista internazionale potrà aiutare la  maturazione delle condizioni soggettive che porteranno alla nascita del Partito in Italia.

Crediamo altresì che i tempi per una nuova Internazionale Comunista non siano ancora maturi. Essa sarebbe basata solo su un gruppo ristretto di partiti ed organizzazioni.

Il compito principale è oggi  quello di creare i partiti in ogni paese. Su queste basi si potrà ricostruire un forte movimento comunista con il suo centro direttivo che incarni l' unità degli operai rivoluzionari di tutto il mondo.

Scusateci  se abbiamo superato il tempo previsto, e se non abbiamo detto nulla di veramente originale. Ma non c' è altra via, perché ciò corrisponde all' esperienza positiva del movimento comunista ed operaio.

 

 

home