Ricordatevi che l’importante è la rivoluzione e che ognuno di noi, da solo, non vale nulla. Soprattutto siate sempre capaci di sentire nel più profondo qualsiasi ingiustizia commessa contro chiunque, in qualsiasi parte del mondo. E’ la qualità più bella di un rivoluzionario.

Che Guevara

Analisi del mese (gennaio 1967) Dal Diario del Che

Com'era d'aspettarsi, l'atteggiamento di Monje è stato prima evasivo e poi di vero e proprio tradimento.

Il partito ci stà già attaccando e forse, alla lunga, potrà essere un vantaggio (ne sono quasi certo). La gente più Onesta e combattiva sarà con noi, anche se dovrà attraversare delle crisi di coscienza più o meno gravi.

Guevara, finora, ha risposto bene. Vedremo come si comporteranno tanto lui come i suoi nel futuro.

Tania è partita, ma nè gli argentini nè lei hanno dato segni di vita. Adesso comincerà la tappa della guerriglia propriamente detta e metteremo la truppa alla prova; il tempo dirà quali saranno i risultati e quali le prospettive della rivoluzione boliviana.

Di tutto quello che avevo previsto, ciò che si è sviluppato più lentamente è il reclutamento dei combattenti boliviani.

prima edizione italiana: luglio 1968

Giangiocomo Feltrinelli editore

 

Per non lottare ci saranno sempre moltissimi pretesti in tutte le epoche ed in tutte le circostanze, ma mai, senza lotta, si potrà avere la libertà. Il Che non sopravvisse alle sue idee, ma seppe fecondarle col suo proprio sangue.

Non c'è dubbio che i suoi critici pseudo-rivoluzionari, colla loro vigliaccheria politica e la loro eterna mancanza d'azione sopravviveranno alla prova lampante della loro stupidità.

E’ interessante, come si vedrà nel Diario, che Mario Monje, uno di questi campioni rivoluzionari, che stanno ormai diventando tipici nell'America Latina, approfittandosi del titolo di Segretario del Partito Comunista della Bolivia, abbia preteso di contestare al Che la direzione politica e militare del movimento.

E dato che annunciò inoltre la sua intenzione di rinunciare preventivamente alla sua carica nel Partito prima di assumere la nuova posizione, credeva, a quanto pare, che fosse sufficiente essere stato Segretario del Partito per avere diritto a questa prerogativa.

Mario Monje, naturalmente, non aveva nessuna esperienza guerrigliera né aveva mai partecipato ad alcun combattimento, e nemmeno il suo autodefinirsi comunista l'obbligava a prescindere dal gretto e volgare nazionalismo che già i precursori che lottarono per la prima indipendenza boliviana erano riusciti a superare.

Fidel Castro

Dalla prefazione al Diario del Che

(prima edizione)


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