| BREVE BIOGRAFIA |
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CAFIERO
CARLO
di: CARLO LEOPOLDO OTTINO - da: “Dizionario Enciclopedico UTET” [...] Uomo politico (Barletta 1846 - Nocera Inferiore 1892). Rampollo della nobile famiglia dei marchesi Cafiero, ricchi latifondisti pugliesi, dopo aver conseguito a Napoli la laurea in giurisprudenza, fu addetto d’ambasciata nella legazione italiana in Belgio. Disilluso tuttavia dagli ambienti politico-diplomatici, abbandonò la pur promettente carriera nel 1865 intraprendendo numerosi viaggi in Europa: nel 1867 incominciò a frequentare i circoli rivoluzionari parigini e strinse a Londra con Marx ed Engels dei rapporti che avrebbero conservato per lui tracce durature. Acceso di entusiasmo, Cafiero divenne ben presto propagandista della Prima Internazionale nell’Italia meridionale. Recatosi a Napoli nel 1871, riorganizzò la sezione napoletana dell’internazionale e collaborò ai nove numeri del settimanale d’ispirazione bakuniniana “La Campana”, uscito con il sottotitolo “Risorgimento della plebe” dal 7 gennaio al 10.3.1872. Nell’agosto 1872 presiedette la conferenza di Rimini (Primo congresso della federazione italiana dell’associazione internazionale dei lavoratori) che sancì la prevalenza della tendenza antiautoritaria rispetto a quello che, nel fervore delle polemiche, era stato definito il “comunismo autoritario tedesco” formulato da Marx. Era ormai in fase di maturazione l’orientamento verso l’anarchismo di Cafiero, che si era anzi recato in Svizzera, allo scopo specifico di conoscere personalmente Bakunin. La personalità del grande agitatore russo esercitò su Cafiero un profondo fascino: con Andrea Costa ed Errico Malatesta, egli divenne uno dei principali esponenti delle idee libertarie, nella prima epoca di sviluppo del socialismo italiano, pronunciandosi a favore della “propaganda del fatto”, dell’azione diretta, cioè, esplicantesi sul piano insurrezionale o della pratica terroristica anche individuale. Assolutamente disinteressato e proteso alle esigenze della lotta di classe allora particolarmente violenta, Cafiero procedette in pari tempo, dopo la morte dei genitori da cui aveva tra l’altro ereditato ca. 200 ha di fertili poderi, alla liquidazione totale del suo patrimonio devolvendolo alla propaganda rivoluzionaria e al soggiorno di Bakunin in Italia: fu anzi proprio l’uso piuttosto disordinato fattone dal rivoluzionario russo e dai suoi amici che incrinò i loro rapporti nei pochi anni che precedettero la sua morte, avvenuta nel 1876. Implicato nei fatti insurrezionali del 1874, Cafiero fu prosciolto l’anno seguente per insufficienza di indizi. Ma la sua teorizzazione di “un prossimo futuro movimento a base di bande armate” doveva trovare, nell’incandescente situazione sociale seguita all’unificazione del Sud, applicazioni immediate seppur effimere: insieme col Malatesta, Cafiero ebbe funzione preminente nell’insurrezione del Matese, nell’aprile 1877, costituendo la cosiddetta “banda di San Lupo” e subendo in conseguenza ca. 17 mesi di carcere preventivo; soltanto il 25 Agosto 1878 un verdetto assolutorio gli restituiva, in precarie condizioni di salute, la libertà. Appunto durante la prigionia, egli elaborò il suo famoso e fortunato compendio del primo volume del Capitale apprezzato dallo stesso Marx e pubblicato dal Bignami nel 1879. Dopo la scarcerazione trascorse un periodo all’estero, riavvicinandosi al Costa che aveva frattanto abbandonato il movimento anarchico; del resto, il lavoro del Compendio aveva segnato anche per Cafiero l’inizio di un graduale, e assai travagliato, ritorno al marxismo. Nel 1883 la sua fibra già minata da lotte e persecuzioni cedette nella crisi inguaribile dell’infermità mentale; ricoverato per vari anni nel manicomio fiorentino di S. Bonifacio, fu poi inutilmente trasportato nella sua terra natia ed infine morì nel manicomio di Nocera Inferiore.
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| INDEX - COMPENDIO AL CAPITALE DI CARLO MARX |