VI


STALIN E TROTZKI


Ci sono pertanto uomini, come è stato dimostrato, che si sono affermati come combattenti e come organizzatori nel campo agricolo ed industriale. Giuseppe Stalin mi sembra un uomo simile. Egli ha un passato militare e rivoluzionario; la vittoriosa difesa della città di Zarizyn, che ora porta il suo nome: Stalingrado, deve essere attribuita a lui ed il suo rapporto a Lenin nell'autunno 1918, un rapporto di settanta righe, ebbe per conseguenza l'efficace mutamento di tutto il piano di guerra. Ma il lavoro dell'organizzatore Stalin, la fondazione dell'economia socialista, supera ancora le capacità del combattente.

Leone Trotzki, nel ritratto che traccia di se stesso, la sua autobiografia, si sforza di dimostrare che anch'egli è un uomo dotato in modo analogo, che anch’egli è un grande combattente ed un grande capo della ricostruzione. Soltanto che proprio questo tentativo intrapreso certamente dal migliore avvocato di Trotzki, cioè da lui stesso, mi sembra dimostrare che, nel migliore dei casi, i servizi di Trotzki rimasero limitati al periodo della guerra.

L'autobiografia di Trotzki è certamente il libro di un ottimo scrittore e probabilmente anche di un uomo tragico. Ma l'autoritratto non rispecchia però un grande uomo di Stato. Per essere tale gli mancano, secondo me, superiorità misura e senso della realtà. Un orgoglio smisurato non gli permette di tener conto del limite delle possibilità e, per quanto gradito sia uno scrittore che desidera l'impossibile. tale mancanza di misura pregiudica il concetto che "si ha dell’uomo di Stato. La logica di Trotzki, secondo me, è campata in aria; non è sostenuta da quella conoscenza dell'anima che garantisce un duraturo successo politico. Il libro di Trotzki è pieno di risentimento, soggettivo dalla prima all'ultima riga, appassionatamente ingiusto; la verità si mescola sempre all'invenzione. Questo fatto rende molto attraente il libro; ma per il giudizio di un politico una simile mentalità non è vantaggiosa.

Secondo me, un solo piccolo particolare dimostra in modo lampante la superiorità di Stalin su Trotzki: Stalin diede ordine di includere nella ufficiale Storia della guerra civile redatta da Gorki, un" ritratto di Trotzki; il libro di Trotzki, invece, ha soltanto odio e disprezzo per Stalin e muta malignamente tutti i suoi meriti in demeriti. Per l'uomo vinto è piuttosto difficile rimanere obbiettivo. Trotzki lo sa e lo esprime in belle frasi. "Non sono abituato " termina la prefazione al suo libro, "a considerare gli avvenimenti storici dal punto di vista del destino personale. Riconoscere la legalità degli avvenimenti e trovare il proprio posto in questa legalità, è il primo dovere del rivoluzionario. E’la più alta e personale soddisfazione che può capitare ad un uomo, il quale non lega il suo compito alla giornata."

Secondo me, nessuno può correre maggior pericolo di quello corso da Trotzki dopo la sua caduta, il pericolo di ogni vinto, il pericolo cioè "di considerare gli avvenimenti storici dal punto di vista del proprio destino". Trotzki vide questo pericolo, egli riconobbe l'errore a cui era tanto vicino e che lo doveva tentare. Egli lo riconobbe, decise di non cadervi ma vi cadde. Egli vide il meglio, e fece il peggio.

Trotzki mi sembra il tipico rivoluzionario al cento per cento; molto utile in tempi di lotta, ma non più quando si tratta di lavoro tranquillo e continuo e non di eccitazione Non appena il tempo eroico della rivoluzione fu superato, Trotzki deformò il mondo e gli uomini ed incominciò a vedere tutto in una luce falsa. Ostinato, mentre Lenin da lungo tempo aveva adattato le sue concezioni ai fatti, Trotzki rimase fedele a quei principi affermatisi durante l'epoca eroica, e che non erano più sostenibili nel momento in cui bisognava applicarli ai problemi sollevati dalla vita quotidiana. Trotzki se ne intende, anche il suo libro lo dimostra, di trascinare le masse in momenti di grande eccitazione. Nelle ore gravi egli seppe certamente scatenare immensi entusiasmi. Quello dì cui non fu però capace fu di "incanalare" questo entusiasmo, di utilizzarlo per la ricostruzione di un grande Stato. Di questo fu invece capace Stalin.

Trotzki è uno scrittore nato. Le sue amorevoli descrizioni dell'attività letteraria sono scorrevoli e gli credo sulla parola quando dice: "Un libro ben scritto, in cui si trovano pensieri nuovi, ed una buona penna, con la quale è possibile comunicare i propri pensieri ad altri, furono sempre e sono tutt'ora per me i prodotti culturali più preziosi e fidati". La tragedia dì Trotzki consiste nel fatto di non essersi accontentato dì essere un grande scrittore. Questa insaziabilità lo condusse ad essere un dottrinario litigioso per cui molte persone, di fronte al male che fece o volle fare, dimenticarono i suoi meriti.

Conosco bene questo tipo di scrittore e rivoluzionario sebbene soltanto in proporzioni ridotte. Certi capi della rivoluzione tedesca, quali Kurt Eisner e Gustavo Landauer, hanno molto di comune con Trotzki, in misura naturalmente molto minore. Il rigido sostenimento di un dogma, l'incapacità di adattarsi alle mutate condizioni, in breve la mancanza di psicologia politica, resero questi retorici e dottrinari solo per breve tempo adatti alla vita politica. Per là maggior pane della loro vita furono buoni scrittori, non politici. Non seppero trovare la via verso i1 popolo. Conoscevano troppo poco la psicologia popolare e di massa. Si sentivano legati alla massa, ma questa non si sentiva legata a loro.

Il conflitto fra Trotzki e Stalin si basa certamente su divergenze d'opinione nei problemi fondamentali, ma queste divergenze hanno origine da un contrasto più profondo. Fu il carattere dei due uomini a farli giungere ad opinioni opposte sui problemi importanti della rivoluzione russa, della nazionalità, dei contadini e sul problema se il socialismo possa vivere in un solo Paese. Stalin era del parere che fosse possibile creare un totale e reale socialismo anche senza rivoluzione mondiale, e afferma anzi che, proteggendo gli interessi nazionali dei singoli popoli sovietici il socialismo può essere creato in un solo Paese; egli era del parere che il contadino russo portava in sé le possibilità del socialismo. Trotzki lo contestava. Egli riteneva premessa necessaria a questa rivoluzione, quella mondiale; egli si atteneva rigidamente alla dottrina marxista dell’internazionalismo assoluto, era per la tattica della rivoluzione permanente, e dimostrò con grande spreco di logica l'esattezza del verbo marxista sul fatto che la costruzione del socialismo in un solo Paese era impossibile.

Più tardi però, nel 1935 , tutto il mondo riconobbe che il socialismo esisteva in un solo Paese e che inoltre erano stati creati i mezzi militari per difendere tale istituzione contro ogni possibile nemico.

Che cosa poteva fare Trotzki? Poteva tacere. Poteva dichiararsi vinto e riconoscere di aver sbagliato. Poteva riconciliarsi con Stalin. Non fu capace di vincersi. L'uomo che aveva visto quello che gli altri non avevano veduto, non vide ciò che era evidente anche a un bambino. L'alimentazione bastava, le macchine funzionavano, le materie prime venivano prodotte in quantità mai vista, il Paese fu elettrificato e motorizzato. Trotzki non lo volle riconoscere. Egli dichiarò che proprio per il fatto che tutto questo era stato raggiunto in cosi breve tempo, il tempo febbrile della prima fase della ricostruzione, essa chiudeva in sé la propria fragilità. L'Unione Sovietica, lo "Stato staliniano", come egli la chiamava, doveva, a lungo andare, precipitare da sé e sarebbe precipitata proprio nel momento in cui le potenze fasciste l'avrebbero aggredita. E Trotzki diede in sfoghi smisurati di odio contro l'uomo nel cui nome la ricostruzione era stata compiuta. Cerchiamo ora di immedesimarci in Stalin. Egli si era occupato molto presto delle questioni la cui soluzione non era impellente durante od immediatamente dopo la guerra. Già nel 1913 Lenin aveva scritto a Gorki:

"Abbiamo ora un magnifico Georgiano che lavora ad un lungo articolo sulla questione nazionale, questione di cui bisognerebbe occuparsi seriamente ".

Stalin se ne occupò. Ebbe delle idee. Si affermò come organizzatore. Ma Stalin non è una persona affascinante, egli rimase in seconda linea vicino a Trotzki, abbagliante cd indaffarato. Trotzki è un buon oratore, probabilmente il migliore fra i viventi egli sa trascinare. Stalin parla, come già dissi, con un certo umorismo, ma è lungo e monotono. La popolarità che l'altro si acquistò di colpo, egli dovette conquistarsela lentamente. Egli si regge unicamente sulla sua opera.

La brillantezza, non sempre autentica, di Trotzki rese quindi per lunghi anni meno visibile le qualità più solide di Stalin. Ma quando venne il tempo in cui le idee di Trotzki incominciarono ad aver un suono falso e a non corrispondere più allo scopo, fu Stalin che se ne avvide per primo e per primo lo disse. Già nel dicembre 1924 egli si era convinto che, in contrasto con la teoria dominante, la costituzione di una società interamente socialista in un solo Paese era possibile e, conseguentemente in modo ancora più chiaro di quello usato da Lenin e con una formula molto più severa, egli indicò sin d'allora la strada da percorrere: incrementare l'industrializzazione del Paese e contemporaneamente riunire in società i contadini. Egli dichiarò senza possibilità d'equivoco ciò che fino allora era stato negato, e cioè che, con una giusta politica di partito, la maggior parte dei contadini russi avrebbe potuto venir inserita nella società socialista, ed egli lo dimostrò in modo schietto, asciutto, inconfutabile. Trotzki, con la sua abbagliante arte oratoria, confutò in maniera stringente gli inconfutabili argomenti di Stalin. Questi sapeva che in realtà i suoi argomenti erano inconfutabili, ma dovette vedere come molta gente avesse fede nelle brillanti ma false confutazioni di Trotzki. Stalin non si accontentò di vedere e dire quello che era giusto. Egli lavorò, percorse la strada giusta. Riunì i contadini in società, industrializzò, lavorò intorno al socialismo nell'Unione Sovietica e lo costruì. La sua realtà vinse l'inconfutabile teoria di Trotzki.Victrix causa diis placuit sed victa Catoni Trotzki non volle ammettere di essere stato confutato. Tenne discorsi infiammati, scrisse articoli abbaglianti, opuscoli; libri, spiegò che la realtà di Stalin era solo apparenza, dato che non si adattava alle sue teorie. Trotzki disturbava. Il congresso del partito si dichiarò contro di lui e finalmente lo si mandò in esilio, fuori del Paese.

Il lavoro di Stalin prosperava. Si produsse carbone, ferro e minerali, si costruirono officine elettriche, l'industria pesante non restò indietro a quella di altri Paesi, si costruirono città, i salari aumentarono, furono vinte le resistenze piccolo-borghesi dei contadini, i loro beni comuni diedero frutto cd in sempre maggior numero entrarono nelle aziende collettive.

Sé Lenin era stato il Cesare dell'Unione Sovietica, Stalin diventò il suo Augusto, il suo "ampliatore" sotto tutti i rapporti. Il lavoro costruttivo di Stalin cresceva continuamente. Ma Stalin dovette constatare che esistevano pur sempre persone che non volevano credere a questo lavoro visibile e tangibile, che credevano invece di più alle tesi di Trorzki che non all'evidenza. Anzi, proprio fra gli uomini di cui Stalin era amico e che aveva chiamato ad occupare elevati posti, ve ne furono alcuni che credettero di più alle parole di Trotzki che non all'opera di Stalin. Essi ostacolarono questo lavoro, fecero opposizione, sabotarono. Furono chiamati a rendere conto del loro operato, la loro colpa venne comprovata, Stalin li graziò e li chiamò di nuovo ad occupare posti importanti.

Che cosa dovette pensare Stalin, quando sperimentò che questi suoi colleghi ed amici, nonostante la palese riuscita del suo lavoro, aderivano ancora al suo nemico Trotzki, erano segretamente in relazione con lui e tentavano di sabotare il suo lavoro, lo "Stato staliniano", per far tornare il loro vecchio condottiero nel Paese.

Quando vidi Stalin, era finito il processo contro il primo gruppo di trotzkisti, fra cui Zinovicv e Kamenev; gli accusati erano stati condannati e fucilati ed era in corso l'istruttoria contro il secondo gruppo di trotzkisti, fra i quali Pjatakov, Radek, Bucarin e Rikov; si sapeva solo vagamente di che cosa questi ultimi erano accusati e non si sapeva ancora se e contro quali di essi sarebbe stato istruito il processo.

In questo intervallo, cioè fra l'uno e l'altro processo, vidi Stalin.

Sulle fotografie Stalin sembra alto, largo e maestoso. In realtà è piuttosto piccolo ed esile; nelle vaste sale del Cremlino dove lo vidi, sembrava sperduto.Stalin parla lentamente, con voce piana ed un poco rauca.Non gli piace il dialogo con brevi domande, risposte, interruzioni, ma preferisce infilare periodi lenti e ponderati. Egli parla spesso come se dettasse. Mentre parla va su e giù, si dirige poi improvvisamente verso uno dei presenti, un dito della bella mano puntato contro di lui. Oppure, mentre forma una delle sue frasi pensate, disegna arabeschi e figure su un foglio di carta con una matita rossoblù.

Non mi era stato comunicato su quali argomenti dovessi parlare con Stalin. Non mi ero preparato alcuno schema, desideravo lasciare all'impressione dell'uomo e dell'ora la scelta dell'argomento. Temevo piuttosto che ne potesse risultare una di quelle conversazioni più o meno ufficiali, come Stalin fece con due o tre scrittori occidentali. Infatti in un primo momento il colloquio prese un simile andamento. Si parlò della funzione dello scrittore nella società socialista, dell'effetto rivoluzionario spesso ottenuto anche da scrittori reazionari, quale Gogol ad esempio, dell’appartenenza o meno dell'intellettuale ad una classe e della libertà di parola e di stampa nell'Unione Sovietica. Stalin fu in un primo tempo reticente e stette sulle generali. Gradatamente però si accalorò e presto riconobbi che potevo parlare liberamente con quell'uomo. Parlai francamente ed egli pure rispose francamente.

Stalin parla senza ornamenti e sa anche esprimere semplicemente pensieri complicati. Spesso parla troppo semplicemente; come un uomo abituato a formulare i suoi pensieri in modo da essere compreso da Mosca a Vladivostok. Non sarà spiritoso, ma ha certamente il senso dell'umorismo; qualche volta il suo umorismo diventa aspro. Ogni tanto ride di un riso lento e scaltro. Egli conosce a fondo diverse materie e cita, non preparato, nomi, date e fatti a memoria.Si parlò di libertà di stampa, di democrazia e, come già ebbi a dire, della adorazione della sua persona. Soltanto all'inizio della conversazione Stalin si espresse in termini generali e fece uso di certe locuzioni stereotipate del vocabolario del partito. Successivamente dal capo di partito emerse una personalità non priva talvolta dì contraddizione, ma sempre avveduta e riflessiva.

Egli si eccitò quando parlammo dei processi dci trotzkisti !. Parlò diffusamente delle accuse contro Pjatakov e Radek, argomento che allora non era ancora noto. Parlò del panico in cui persone incapaci di pensare seriamente erano gettate dal pericolo fascista. Feci nuovamente notare l’effetto nega' tivo prodotto all'estero dal procedimento troppo sbrigativo del processo contro Zinoviev, anche fra i simpatizzanti. Sta' lin mise un po' in ridicolo coloro che desideravano documenti scritti prima di decidersi a credere ad un tradimento; congiurati incalliti, secondo lui, hanno raramente l'abitudine di la' sciare in giro i documenti. Infine egli parlò con amarezza e commozione di Radek, lo scrittore, il più popolare degli uomini del secondo processo trotzkista. Egli parlò delle sue relazioni amichevoli con questo uomo. " Voi Ebrei" egli disse, "avete creato una leggenda che è eternamente vera, quella di Giuda ", ed era strano sentire quest'uomo, altri' menti cosi asciutto e logico, esprimere queste, semplici parole patetiche. Egli raccontò di una lunga lettera che Radek gli aveva scritto e nella quale affermava la sua innocenza con molte cattive ragioni. E disse che il giorno seguente, sotto il peso di indizi e testimonianze, Radek aveva confessato.

Stalin odia Leone Trotzki? Per forza lo deve odiare. Feci già notare che a separare i due concorre non solo la diversità di carattere, ma anche quella di opinione. E’ difficile pensare a contrasti più acuti di quelli esistenti fra il discorsivo Trotzki con i suoi rapidi pensieri ed il semplice Stalin sempre riservato, che formula lentamente e tenacemente i suoi pensieri. Il poeta austriaco Grillparzer dice che "le idee, le trovate non sono pensieri. Il pensiero conosce il limite; la trovata lo trascura e, nell'esecuzione, non sa spicciarsi ". Leone Trotzki, lo scrittore, ha i pensieri fulminei spesso errati. Giuseppe Stalin ha le opinioni lente, faticosamente elaborate, ma fondamentalmente esatte. Trotzki è un abbagliante fenomeno isolato, Stalin è il tipo di contadino ed operaio assurto a, genio, predestinato alla vittoria, perché in lui è riunita la forza di entrambe le classi. Trotzki è un razzo che si spegne rapidamente, Stalin il fuoco duraturo che riscalda.

Se un drammaturgo contrapponesse due uomini di carattere cosi antitetico, verrebbe accusato di premeditazione e di ricerca d'effetto. Trotzki è duttile nel discorso e nel gesto, si esprime senza difficoltà in più lingue, è orgoglioso, cangiante, spiritoso. Stalin è piuttosto pesante, ha dovuto conquistarsi la sua istruzione tenacemente in un seminario di preti. Non è duttile. Ma è esattamente informato sulle necéssità dei suoi contadini ed operai, egli appartiene a loro, non ebbe mai bisogno, come Trotzki, che proviene da un'altra classe, di aprirsi una strada verso di loro.

A Stalin non deve essere ripugnante la mobilità, la ambiguità e l'orgoglio di Trotzki, come a quest'ultimo la durezza e l'angolosità dì Stalin.Stalin ha davanti a sé un compito immane, che richiede tutta la forza anché di un uomo straordinariamente forte e deve impiegare una grandissima parte della sua forza per neutralizzare le dannose conseguenze dei magnifici e pericolosi pensieri di Trotzki. "Il passato non bolscevico di Trotzki non è un caso", dice il testamento di Lenin. Questo fatto è certamente sempre presente a Stalin ed egli vede in Trotzki un uomo al quale la grande duttilità permette sempre di ritornare al suo passato non bolscevico con intima convinzione. Anzi, Stalin deve odiare Trotzki in primo luogo perché è sempre in contraddizione con lui ed in secondo luogo perché Trotzki mediante tutto quello che dice, scrive, fa, anzi con la sua stessa esistenza, minaccia il lavoro di Stalin.

I rapporti fra Stalin e Trotzki non si esauriscono però pensando soltanto alla loro rivalità, alla diversità del loro carattere e delle loro opinioni, cd al loro odio. Il grande organizzatore Stalin che ha intuito che i contadini russi sono suscettibili di essere socializzati, questo grande calcolatore e psicologo Stalin tenta anche di utilizzare per i suoi fini le capacità dell'avversario che non sottovaluta affatto. Egli si intrattenuto con molte persone che spiritualmente sono creature di Trotzki. Si dice che egli non abbia riguardi; ma da molti anni lotta per guadagnare alla sua causa dei capaci trozkisti invece di annientarli, e la tenace fatica, con la quale egli tenta di utilizzarli per il suo lavoro, ha qualche cosa di commovente.


capitolo VII°