ANTONIO GRAMSCI IL MAESTRO DEL COMUNISMO ITALIANO - FONDATORE DEL PARTITO COMUNISTA D'ITALIA - SEZIONE ITALIANA DELLA IIIa INTERNAZIONALE
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Cronologia della vita di Antonio Gramsci (principali avvenimenti del periodo Torinese) Antonio Gramsci nasce il 22 gennaio 1891 ad Ales in provincia di Cagliari. Nel 1897 il padre, coinvolto in una vicenda giudiziaria, perde l'impiego e la madre riesce a mantenere la famiglia in condizioni decorose ma modeste che costringono il giovane a interrompere per due anni gli studi, avendo trovato un impiego all'ufficio del catasto di Ghilarza. 1911 A vent'anni Gramsci consegue la licenza liceale al liceo Dèttori di Cagliari. Risalgono agli anni del Liceo l'interesse per gli articoli di Salvemini, Croce, Prezzolini, le prime letture di Marx, l'attenzione ai problemi sociali ed economici della Sardegna e la frequentazione degli ambienti giovanili socialisti. Date le condizioni disagiate della famiglia, per iscriversi all'Università decide di concorrere a una delle borse di studio riservate dal Collegio Carlo Alberto di Torino agli studenti bisognosi delle ex province del Regno di Sardegna, corrispondente a 70 lire mensili per dieci mesi all'anno. Verso la fine dell'estate parte per Torino e, a ottobre, vince la borsa di studio, classificandosi al nono posto nella graduatoria, dove compare, come secondo, lo studente Palmiro Togliatti, proveniente da Sassari. Gramsci si iscrive alla Facoltà di Lettere per Filologia moderna. A Torino, capitale del Regno, si stanno concludendo le celebrazioni per il cinquantenario dell'Unità d'Italia che hanno visto una grandiosa Esposizione Universale, dedicata al lavoro e all'industria, di interesse artistico e tecnico. Le dimostrazioni pro e contro la guerra di Libia si vanno intensificando e ne sono spesso protagonisti, su fronti opposti, gli operai e gli studenti. Il movimento studentesco è attratto dal nascente nazionalismo e solo un ridotto, anche se agguerrito, gruppo di studenti socialisti si oppone all'esaltazione patriottica, animando le assemblee studentesche. Torino ha ormai raggiunto i 428.000 abitanti e l'industria automobilistica, con in capo la Fiat, si sta rafforzando sempre più, accanto a piccole e medie imprese, botteghe di artigiani e di negozianti. La città si presenta discontinua nella sua struttura urbanistica, cresciuta per borghi che presentano ancora una forte separatezza tra di loro e, a fronte dello sviluppo industriale che ha concentrato maestranze dalle campagne, permane l'annoso problema delle carenze abitative. Gli imprenditori si sono uniti in Consorzio per fronteggiare le pressioni rivendicative su orario e salario mentre la Fiom costituisce il riferimento principale per gli operai metalmeccanici. Nel dicembre, la Fiom stipula con il Consorzio un contratto che impegna a non scioperare senza prima tentare di accordarsi con la direzione. Tale clausola contribuisce a creare sacche di dissidenza tra gli operai organizzati e a lasciar spazio all'insorgere di un movimento spontaneo e antagonista. Le Società operaie di mutuo soccorso presentano il maggior numero di iscritti in Borgo San Paolo, in Borgo Vittoria, in Barriera Milano, a Valdocco. Contemporaneamente la città offre interessi culturali nelle scienze e nelle arti, la vita di teatro è brillante sia nella zona centro, con il Carignano e numerosi teatri minori, sia nei borghi presso le parrocchie e i circoli sociali. L'industria cinematografica è in piena espansione e sembra coinvolgere la vita della piccola e media borghesia in un clima di vivacità e benessere, controllato da un perbenismo imperante. Lo scenario che si presenta al giovane Gramsci è quindi particolarmente complesso e ricco di stimoli. 1912 Nei primi mesi di vita universitaria, Gramsci vive isolato, in gravi disagi materiali, tormentato dal freddo, dalla fame, dalla mancanza di denaro e con diversi problemi di salute, come ricorderà in toccanti passi delle Lettere dal carcere. Abita in Corso Firenze, 57, sul Lungo Dora e la sua quotidianità di immigrato si svolge tra la fredda stanza , l'Università di Via Po e le latterie dove consuma pranzi frugali. E' avviato dal professor Matteo Bartoli agli studi di glottologia con ricerche sul dialetto sardo e frequenta il corso di letteratura italiana di Umberto Cosmo, che aveva fino a quell'anno insegnato al Liceo Gioberti. l'Università offre al giovane studente un insegnamento assai elevato, di onestà intellettuale, di ricerca rigorosa. Sono momenti di cambiamento culturale, il culto della scienza, rappresentato da studiosi quali Cesare Lombroso, Rodolfo Renier, Arturo Graf comincia ad essere messo in discussione dal nascente neo-idealismo de "La Critica" di Croce e di Gentile e dalle nuove correnti artistico-letterarie di Marinetti e D'Annunzio. Gramsci frequenta numerosi corsi e nelle aule di Lettere, alle lezioni di Arturo Farinelli, e di Giurisprudenza, alle lezioni di Luigi Einaudi, incontra nuovamente Palmiro Togliatti, con il quale stabilisce punti di contatto, fondati sul comune interesse alla ricerca sulle ragioni dell'arretratezza della Sardegna. Dalle discussioni tra i due giovani, nasce l'abitudine a lunghe camminate per i portici e le vie della città. A gennaio, sul problema del "sabato inglese", di fronte alla dura pressione imprenditoriale del Consorzio, esplodono conflitti che contrappongono operai federati della Fiom a operai dissidenti. Con alternanza di scioperi e serrate, l'agitazione si protrae per sessantacinque giorni, animando il centro cittadino di numerose manifestazioni. L'Università di via Po è un osservatorio privilegiato delle manifestazioni operaie, ma certamente decisiva per le scelte future di Gramsci è l'amicizia con Angelo Tasca, universitario, figlio di operai, socialista convinto. Fuori dall'ambiente universitario, attorno a Tasca si raduna un gruppo di giovani, lettori della "Voce" di Prezzolini, a contato diretto con il mondo operaio. Sarà con queste nuove amicizie e con le rinnovate passioni socialiste che Gramsci uscirà dall'isolamento e scoprirà il mondo della Torino operaia. Nell'autunno supera brillantemente alcuni esami e si trasferisce al n. 33 di Via San Massimo. 1913 Pur continuando inizialmente a frequentare l'Università, le precarie condizioni di salute e i crescenti interessi sociali e politici lo portano ad allontanarsi sempre più dal mondo accademico torinese che, dopo aver presentato per il giovane un importante percorso di formazione culturale, gli apparirà come pedante, erudito, permeato di affarismo. Alcuni professori saranno bersaglio di una feroce ironia, come si desume dalle Cronache torinesi. A primavera, la città è nuovamente attraversata da manifestazioni: la Fiom, sotto la direzione di Bruno Buozzi, si è riorganizzata e presenta agli imprenditori un programma di rivendicazioni sul quale gli operai si battono, resistendo con un duro sciopero che si protrae fino a giugno. Anche se l'accordo che conclude i novantatre giorni di sciopero risulta un compromesso, raggiunto con l'aiuto del Governo Giolitti, il movimento operaio e il sindacato ne escono rafforzati. Gli scioperi operai, i cortei in via Po, le assemblee al parco Michelotti coinvolgono Gramsci in una osservazione diretta delle dinamiche sociali e in un interesse che diventerà sempre più prioritario. Due articoli scritti per il foglio studentesco "Il Corriere universitario", costituiscono l'esordio giornalistico di Gramsci, firmati Alfa Gamma, pseudonimo ripreso sovente in seguito. Ritornato in Sardegna per le vacanze estive, si interessa alla campagna per le elezioni generali e rimane colpito dalla partecipazione del mondo contadino, povero e analfabeta, alla vita politica. Tornato a Torino, in novembre, si stabilisce nello stesso edificio abitato da Tasca, al n.15 di Piazza Carlo Emanuele II (Piazza Carlina), dove rimarrà per quasi nove anni e riprende i contatti con il movimento socialista torinese, in particolare con i giovani del Fascio centrale che si ritrovano alla Camera del Lavoro, nel "palazzo rosso" di Corso Siccardi 12 (attualmente Corso Galileo Ferraris 2, il "palazzo rosso" è stato abbattuto nei primi anni sessanta). Conosce in quelle assemblee Umberto Terracini, mentre al fascio giovanile di Borgo S. Paolo inizia a frequentare Mario Montagnana, Battista Santhià, Vincenzo Bianco. Probabilmente risale a quei mesi l'iscrizione di Gramsci alla sezione di Torino del Partito socialista 1914 Nella primavera supera ancora alcuni esami, riottenendo il sussidio della borsa di studio. Partecipa alle riunioni dei giovani socialisti i quali, resosi vacante il quarto collegio di Torino di Borgo San Paolo, propongono la candidatura di Gaetano Salvemini, storico pugliese, socialista e antigiolittiano. In quegli anni, i giovani studenti socialisti sono sensibili principalmente al fascino di due movimenti culturali e politici: quello che si raccoglie attorno a "L'Unità" di Gaetano Salvemini, fondata sul finire del 1911 e quello che fa riferimento all'"Avanti!" che dal 1912 ha come direttore Benito Mussolini, dirigente molto noto del Partito socialista romagnolo, esponente dell'ala rivoluzionaria. A novembre, Mussolini abbandonerà il partito e inizierà le pubblicazioni de "Il Popolo d'Italia", inneggiando all'interventismo. Il Partito socialista, nonostante il crollo dell'Internazionale socialdemocratica di fronte agli imperialismi insorgenti, è ancora internazionalista e mantiene la linea della neutralità assoluta. Nel giugno la manifestazione antimilitarista di Ancona, repressa in modo cruento dalla polizia, suscita un'ondata di scioperi, ricordata come "la settimana rossa". A Torino scoppiano gravi incidenti tra soldati e dimostranti e una vera battaglia si svolge in via Roma e nelle piazze circostanti. La polizia apre il fuoco e due dimostranti sono uccisi. L'impressione è enorme e la Cgl ordina di cessare lo sciopero, di fronte a un movimento che sembra sfuggirle di mano e che presenta forti caratteristiche anarco-sindacaliste. La preoccupazione per gli effetti presso l'opinione pubblica è ben fondata, le elezioni amministrative registrano una dura sconfitta per i socialisti. 28 luglio l'Austria dichiara guerra alla Serbia. Gramsci interviene nel dibattito sulla posizione del Partito socialista di fronte alla guerra con l'articolo del 31 ottobre su "Il Grido del Popolo", intitolato Neutralità attiva ed operante, in polemica con Tasca favorevole alla neutralità assoluta. A novembre supera l'esame di letterature neo latine ma, come riferisce il Prof. Bartoli, le periodiche crisi nervose gli impediscono di procedere con alacrità agli studi. Ha nuovamente un periodo di isolamento e di restrizioni economiche. 1915 Nell'inverno dà lezioni private e segue ancora il corso di filosofia sull'interpretazione critica del marxismo del professore Annibale Pastore. Il 12 aprile supera l'esame di letteratura italiana che segnerà il distacco progressivo e definitivo dal mondo universitario. Sono per l'Italia i mesi travagliati che preparano l'entrata in guerra. A Torino si mantiene forte l'opposizione operaia alla guerra e, del resto, Giovanni Agnelli difende ancora la linea del neutralismo di Giolitti. Le fabbriche lavorano a pieno ritmo, le ordinazioni belliche hanno permesso di superare la crisi e lasciano prevedere ottimi affari e nelle industrie metallurgiche si comincia ad adottare il sistema tayloristico di produzione per accrescere i ritmi di lavoro. Nel resto del paese, i maggiori gruppi della borghesia italiana sono per l'intervento e le manifestazioni interventistiche di studenti, di piccola borghesia, di disoccupati, si susseguono. Anche a Torino il clima diventa sempre più acceso e, dopo una serie di manifestazioni e di scontri, il 17-19 maggio nasce spontaneo uno sciopero generale contro la guerra che porta numerosi cortei a manifestare dalle barriere verso il centro cittadino. La cavalleria è lanciata contro il corteo che si snoda dalla Camera del Lavoro verso via Cernaia. Muore un giovane operaio e, di fronte ai gravi disordini, la Direzione socialista pubblica un comunicato in cui invita a tornare al lavoro e lascia libere le singole Federazioni di pronunciarsi a favore o contro l'imminente dichiarazione di guerra. Il 24 maggio l'Italia dichiara guerra all'Austria. In autunno Gramsci inizia la collaborazione al settimanale "Il Grido del Popolo", diretto da Giuseppe Bianchi, ove conosce Pia Carena, stenografa e traduttrice di testi francesi. Stabilisce con lei un'intesa intellettuale e sentimentale. A dicembre, è nominato direttore del Regio Collegio di Oulx ma preferisce, nonostante lo stipendio risulti meno della metà, lavorare alla pagina torinese dell' "Avanti!", quotidiano edito a Milano. Resterà redattore del quotidiano socialista dal 10 dicembre 1915 al 31 dicembre 1920, svolgendo una viva collaborazione a tutto il giornale e, in particolare, come critico teatrale nella rubrica Teatri e come "trafilettista", nella rubrica Sotto la Mole. I pezzi non sono firmati secondo la regola dell'anonimato vigente per i redattori del giornale proletario. 1916 Di fronte alla guerra, gli interventisti mantengono viva la tensione patriottica con una campagna incessante sulla "Gazzetta del Popolo" mentre numerosi, nell'anno, sono gli arresti di giovani operai socialisti e anarchici. La produzione bellica determina un forte afflusso di immigrati in città, dal 1914 al 1918 la popolazione torinese aumenta del 15 per cento, nonostante le decine di migliaia di uomini sotto le armi. L'intensità del lavoro nei vari stabilimenti è altissima, la Fiat è in massima espansione e inizia la costruzione della grande fabbrica del Lingotto. In fabbrica la disciplina è di tipo militare e la libertà di sciopero è soppressa. Per Gramsci, è un anno ricco di attività sia per la collaborazione a "Il Grido del Popolo" e all' "Avanti!", sia per la partecipazione a conferenze e conversazioni nei circoli socialisti. Collabora anche alla rivista "L'alleanza cooperativa" 1917 Cura la redazione di un numero unico della Federazione giovanile socialista piemontese, rivolto alla formazione spirituale dei giovani. Il foglio esce l'11 febbraio con il titolo "La Città futura" e, tra gli altri, pubblica brani di Benedetto Croce, Armando Carlini, Gaetano Salvemini. Lo scoppio della Rivoluzione di febbraio a Pietroburgo lo entusiasma: in un suo articolo su "Il Grido del Popolo" del 29 aprile, Note sulla rivoluzione russa, esalta la linea, negando ogni carattere autoritario. La simpatia e la fiducia dei socialisti torinesi e del movimento operaio per gli avvenimenti russi cresce di mese in mese e il malcontento verso il carovita e la guerra si esprime attraverso lo slogan "fare come in Russia". Ad agosto, in vista del XV congresso nazionale del Psi, le sezioni e le federazioni provinciali socialiste di Firenze, Milano, Torino, Genova e Napoli decidono di costituire la Frazione intransigente rivoluzionaria. Gramsci collabora ai preparativi per la visita a Torino di un gruppo di delegati russi dei Soviet che si concluderà, il 13 agosto, con una grande manifestazione operaia in favore della rivoluzione russa. La guerra ha portato ad un rapido aumento del costo della vita mentre i salari sono risultati in costante diminuzione, la speculazione commerciale, la deficienza dei trasporti hanno provocato sovente la carenza di farina in città. Il 22 agosto, la mancanza del pane determina a Torino uno sciopero generale spontaneo e una aperta rivolta contro la guerra. I disordini si accendono un po' dovunque, in via Milano, via Garibaldi, rione Vanchiglia. Nei giorni seguenti, barricate sono erette in Borgo San Paolo, in Barriera Nizza, in Barriera Milano. La folla saccheggia ed incendia la Chiesa di San Bernardino . La resistenza dei rivoltosi dura fino alla sera del 24. La dura repressione della polizia e dell'esercito provoca la morte di circa cinquanta manifestanti e l'arresto di quasi tutti i dirigenti politici locali. Gramsci pubblica su "Il Grido del Popolo" un'ampia cronaca dei moti dal titolo Le cinque giornate del proletariato torinese. Nei movimenti degli ultimi mesi risultano particolarmente attive le donne propagandiste quali Maria Giudice, Rita Montagnana, Teresa Noce. Contemporaneamente è cresciuto anche il malcontento della classe media, che sarà determinante nel processo reazionario del dopoguerra. Dopo i moti del pane, imprenditori, come Dante Ferraris, e nazionalisti, come Vittorio Cian, costituiscono l'Alleanza Nazionale, allo scopo di opporsi con le armi ad altre eventuali sollevazioni popolari. Il governo proclama Torino zona di guerra per consentire un maggior controllo contro i rivoltosi. Dopo l'arresto della direttrice Maria Giudice, Gramsci diventa di fatto direttore de "Il Grido del Popolo" e ricopre la carica di segretario della Commissione esecutiva della sezione socialista. Questo momento segna il passaggio ad una fase attiva di militanza politica in un ruolo di primo piano. 24 ottobre: ritirata di Caporetto. Si registra un'ondata di patriottismo per la disfatta di Caporetto a cui partecipano anche i dirigenti socialisti Treves e Turati, con un articolo dal titolo Proletariato e resistenza, mentre la frazione massimalista del Partito Socialista diventa sempre più rigida nei confronti dei riformisti e la spaccatura sarà insanabile. Il 18-19 novembre, Gramsci partrecipa a Firenze alla riunione clandestina della Frazione intransigente rivoluzionaria, presenti, fra gli altri, Bordiga e Serrati. E' di quei giorni la notizia della "Rivoluzione d'ottobre" a Pietrogrado, 24-25 ottobre (6-7 novembre), notizia che giunge deformata e ridimensionata sui giornali italiani. Il 21 dicembre, Gramsci esalta la rivoluzione russa in un articolo sull'"Avanti!" dal titolo La rivoluzione contro Il Capitale. Nel corso dell'anno, Gramsci conduce su "Il Grido del Popolo" una campagna per il rinnovamento culturale e ideologico del movimento socialista. Intreccia il suo impegno giornalistico con conferenze tenute nei circoli operai su temi di attualità politica e sociale. Peraltro la censura è particolarmente vigile e il movimento socialista è semiclandestino per il resto dell'anno. Con alcuni giovani, Attilio Carena, Andrea Viglongo, Carlo Boccardo, fonda un "Club di vita morale", rivolto all'educazione dei giovani orientati verso gli ideali socialisti. L'associazione cesserà la sua attività nell'anno seguente. 1918 Pur dedicandosi anche a studi sulla lingua italiana per una edizione della Utet, mantiene la sua prioritaria attività di giornalista politico con articoli in polemica con Treves e Salvemini, in difesa di Cosmo, in commemorazione alla nascita di Marx, e riguardanti l' analisi del processo che deve condurre il Partito socialista a partito rivoluzionario. Ricordiamo, ad esempio, l'articolo del 12 gennaio, La critica critica, ove diventa esplicita la rottura con il socialismo riformista. Numerose le pubblicazioni su "Il Grido del Popolo", tra il 1917 e il 1918, di scritti dei rivoluzionari bolscevici, tra cui Lenin, Trockij, ma anche di intelletuali italiani, quali Antonio Labriola, Luigi Einaudi, Saverio Nitti ecc. A ottobre "Il Grido del Popolo" cessa le pubblicazioni per far posto all'edizione piemontese dell' "Avanti!" il cui primo numero esce il 5 dicembre, redattore capo Ottavio Pastore, redattori Antonio Gramsci, Alfonso Leonetti, Leo Galetto, Pia Carena e in seguito Palmiro Togliatti. Verso la fine dell'anno Gramsci conosce Piero Gobetti, giovanissimo direttore della rivista "Energie Nove", a cui collaborerà anche Gramsci con l'articolo Stato e sovranità. 3 novembre: l'Austria firma l'armistizio e l'esercito italiano entra a Trento e Trieste. 1919 Nel febbraio, gli operai metallurgici conquistano le "otto ore" e le elezioni politiche generali registrano un forte balzo in avanti del Partito socialista. Ad aprile, Gramsci svolge tra i soldati sardi della Brigata Sassari, inviata a Torino per compiti di pubblica sicurezza, una intensa propaganda socialista. Nello stesso mese Gramsci, Tasca, Togliatti e Terracini decidono di fondare la rivista "l'Ordine Nuovo" "Rassegna settimanale di cultura socialista". Tasca anticipa la somma di 60 mila lire per le spese di pubblicazione. Il primo numero esce il 1 maggio. Segretario di redazione è Gramsci, il lavoro amministrativo è affidato a Pia Carena. La sede nello stesso stabile della redazione dell'"Avanti!", in via Arcivescovado 3. Alla rivista collaborano anche giovani operai come Mario Montagnana e giovani intellettuali come Piero Gobetti che si occuperà della critica teatrale. A maggio Gramsci è eletto nella Commissione esecutiva della sezione socialista torinese. A luglio, durante lo sciopero politico di solidarietà con la Repubblica dei Soviet, è arrestato per alcuni giorni ed inviato alle carceri Nuove di Torino. In un suo articolo del 5 giugno, intitolato Il Consiglio di fabbrica, delinea l'elaborazione teorica di nuovi organismi di democrazia operaia attraverso i quali gli operai avrebbero imparato a governare la fabbrica e, in un processo storico, il nuovo stato proletario. Nel settembre 1919, ufficiali del Presidio di Torino si scontrano con la Guardia regia, corpo formato dal Presidente del consiglio Nitti, nel corso di una manifestazione di protesta per la "vittoria mutilata" e in appoggio alla manifestazione di Fiume organizzata da D'Annunzio. Il Fascio torinese di combattimento trova numerosi aderenti in elementi ultranazionalisti. Ha come fondatori Cesare Maria De Vecchi, esponente del ricco ceto agricolo, e Mario Gioda, un fervente interventista che aveva pubblicato un attacco su "Il Popolo d'Italia" a Giovanni Agnelli, accusandolo di illecito arricchimento durante la guerra. I torinesi iscritti al Fascio sono poco più di duecento, molti dipendenti pubblici, una presenza non marginale di bassi gradi della Fiat e di immigrati del Sud, mentre le classi medio-alte restano ancora legate alla tradizione giolittiana. Nel dopoguerra la composizione della classe operaia è mutata, si registrano nuove leve del lavoro, poco inclini al collettivismo, più portate alla ricerca di evasione. Il Partito socialista nazionale e il movimento sindacale si trovano di fronte alla crisi rivoluzionaria dei prossimi due anni, denominata "biennio rosso", in una situazione di progressivo e insanabile distacco. 1920 A Torino, a primavera, nelle industrie metallurgiche si registra una dura opposizione all'applicazione dell'ora legale che esplode in aspre lotte e in episodi di occupazione delle fabbriche, l'agitazione è denominata "sciopero delle lancette". Gruppi di operai danno vita ai primi esperimenti di Consigli di fabbrica e la questione del loro riconoscimento impegna per un mese i metallurgici torinesi e per dieci giorni tutta la classe operaia della città. Il movimento si esaurisce, sconfessato dalla direzione del Psi e della Cgl. Gli uomini de "l' Ordine Nuovo", teorizzatori dei Consigli, sono accusati dalla Cgl e dalla Fiom di anarco-sindacalismo. Il movimento torinese, lasciato nel più completo isolamento, registra una pesante sconfitta e crea un fossato profondo tra i dirigenti torinesi e la Cgl nazionale. Gramsci, attraverso il giornale ha appoggiato l'iniziativa per la costituzione di "gruppi comunisti di fabbrica", trovandosi sovente in aperto contrasto con Tasca. Al II Congresso dell'Internazionale comunista che si è svolto agli inizi di aprile, Lenin ha pienamente approvato le tesi di Gramsci sul rinnovamento del Partito socialista italiano. Le complesse trattative della Fiom per gli aumenti salariali non danno esito positivo e, ad agosto, si giunge definitivamente alla rottura. Il sindacato proclama l'ostruzionismo nelle fabbriche. A partire dalla Romeo di Milano, gli industriali rispondono con l'intransigenza e dichiarano la serrata. L'atteggiamento cauto della direzione nazionale della Fiom è scavalcato dalla sezione milanese che dà la direttiva di occupare gli stabilimenti. Il governo Giolitti, paventando lo scatenarsi di un movimento insurrezionale, mantiene una posizione neutrale, confidando in una risoluzione della vertenza a livello sindacale, ma l'atteggiamento intransigente degli industriali determina il dilagare ovunque dell'occupazione delle fabbriche, con punte di massima pressione a Milano, Torino e Genova. La forma di direzione autonoma degli operai è il Consiglio di fabbrica ma solo a Torino il movimento riesce a creare un coordinamento alla Camera del lavoro nello sforzo di organizzare la gestione delle fabbriche metallurgiche tale da assicurare la produzione. I più noti dirigenti socialisti, tra cui Gramsci, partecipano alle assemblee di fabbrica mentre, a livello nazionale, nel Partito socialista, la spaccatura tra la corrente riformista e i massimalisti si fa più dura. La tattica del governo Giolitti è quella di dividere il movimento e, contemporaneamente, di condurre industriali e sindacato ad un punto di impotenza, per poter gestire direttamente la vertenza. Il 19 settembre, il governo riesce a stipulare un accordo tra le parti che, sul terreno sindacale, porta a un successo della Fiom, stabilendo un nuovo assetto dei rapporti tra capitale e lavoro salariato e garantendo un maggior controllo sindacale nella gestione produttiva. Gli ordinovisti mantengono una posizione critica sul compromesso raggiunto e, all'estrema sinistra, gli anarchici, di cui esponente nazionale è Errico Malatesta, si interrogano sull' occasione rivoluzionaria mancata. Dall'altra parte, il giudizio degli industriali è catastrofico e Mussolini, su "Il Popolo d'Italia" promette un appoggio contro i "bolscevici". A Torino, l'avanguardia rivoluzionaria della Fiat Centro, denunciando i dirigenti sindacali e i politici del Psi, si pronuncia per la costituzione di un Partito comunista rivoluzionario. Lo sgombero delle fabbriche avviene comunque pacificamente. Il 4 settembre, Gramsci pubblica l'articolo dal titolo Il partito comunista e, il 28-29 novembre, partecipa come osservatore al convegno di Imola, dove viene costituita ufficialmente la frazione comunista capeggiata da Bordiga. Il 24 dicembre esce l'ultimo numero de "l'Ordine Nuovo" come settimanale che, a partire del nuovo anno, diventerà quotidiano, con la direzione di Gramsci. 1921 15-21 gennaio, a Livorno: XVII Congresso del Partito socialista, scissione e formazione del "Partito comunista d'Italia, sezione della III Internazionale". Gramsci, che non interviene ufficialmente al Congresso, entra a far parte del Comitato centrale del nuovo partito. Presentato candidato del Pcd'I alle elezioni politiche del 15 maggio, non viene eletto. Nel corso dell'anno, la caduta di competitività dei prodotti italiani sui mercati internazionale a causa delle difficoltà di riconversione dell'industria di guerra, priva la classe operaia del suo potere di contrattazione e la colpisce duramente con licenziamenti in massa, soprattutto nel settore metalmeccanico. La reazione degli industriali all'occupazione delle fabbriche si fa sentire e l'utilizzazione delle squadre in camicia nera diventa sistematica: nella notte tra il 25 e il 26 aprile l'atto più grave è costituito dall'assalto alla Camera del Lavoro. La sede è data alle fiamme e saccheggiata. L'articolo di Gramsci, intitolato Uomini di carne e d'ossa, esprime il profondo dolore, la difesa strenua e ragionata, l'affetto profondo verso gli operai, piegati e colpiti dalle ritorsioni degli industriali e dall'insorgente movimento fascista. Nelle elezioni generali del maggio, il Blocco Nazionale, comprendente liberali, fascisti, nazionalisti, ottiene a Torino il 49,9 per cento di voti contro il 29,3 per cento dei socialisti, il 16,9 per cento del Pcd'I, il 13,12 per cento dei popolari guidati da don Luigi Sturzo. I fascisti iscritti che erano 581 nel marzo, diventano 4312 nel dicembre. Il quotidiano torinese più influente, "La Stampa" del giolittiano Alfredo Frassati, riesce a mantenere un vigile impegno nella denuncia delle illegalità fasciste. 1922 Gramsci partecipa a Roma al II Congresso del Pcd'I e, a fine maggio, lascia definitivamente Torino per Mosca, designato dal Comitato centrale a rappresentare il Partito comunista d'Italia nell'esecutivo dell'Internazionale. L'anno si chiude con la marcia su Roma (27 ottobre) e con il primo governo Mussolini (31 ottobre). A Torino, il fronte operaio è colpito duramente dalle squadre fasciste di Piero Brandimarte che imperversano in città provocando l'assassinio di undici antifascisti e il ferimento di un numero imprecisato di persone. La polizia e l'esercito rimangono inerti spettatori e gran parte dei quadri attivi comunisti sono costretti a lasciare la città. Sono i tragici eventi del 18-22 dicembre, ricordati come "la strage di Torino ". Successivamente, il movimento operaio antifascista è piegato pesantemente dai decreti legge che colpiscono sia l'aspetto economico, con la tassazione del salario degli operai, sia l'aspetto antagonista, con la non perseguibilità dei responsabili dei delitti per "fini nazionali", come vengono ritenuti gli eccidi torinesi. Gramsci verrà eletto deputato nella
circoscrizione Veneto-Venezia Giulia e rientrerà in Italia, dopo circa due
anni di assenza. Nel 1926, sarà arrestato e tradotto a Ustica. Nel 1928, il
Tribunale Speciale lo condannerà a più di venti anni di carcere.Morirà
all'alba del 27 aprile 1937. Le sue ceneri sono a Roma, al Cimitero degli
Inglesi.
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