RUSSIA 1918
Invasione straniera e guerra civile

 

 

Nel marzo del 1918 i generali ex zaristi a capo delle armate bianche (i controrivoluzionari) tentano di restaurare l'antico regime iniziando le operazioni militari in Siberia e negli Urali con l'ammiraglio Kolcak, nella Russia meridionale con i generali Denikin e Wrangel, nella Russia settentrionale con i generali Judenic e Miller.

La flotta dell'Intesa (Gran Bretagna, Francia, Stati Uniti e Giappone) sbarca truppe a nord (Murmansk e Arcangelo) e a sud (nei porti del Mar Nero) in appoggio ai bianchi. Contemporaneamente anche truppe ribelli (cosacchi bianchi) e nazionaliste (estoni, lettoni, lituani, polacchi e ucraini) cominciarono a premere ai confini russi.

Nel 1919 i Polacchi sfondano i confini, invadendo l'Ucraina mentre Judenic minaccia Pietrogrado e Denikin Mosca; in aprile comincia la controffensiva sovietica. Il crollo dei bianchi e il ritiro delle truppe dell'Intesa avviene nell'autunno del 1920; nel tardo 1921 a Kronstadt insorgono i marinai ma l'intervento dell'Armata rossa soffoca la rivolta nel sangue.

La guerra civile e l'intervento dell'Intesa ebbero gravi conseguenze sullo sviluppo della rivoluzione d'ottobre. I bolscevichi, sentendosi minacciati, assunsero una posizione di difesa e di chiusura che avrebbe ben presto portato all'isolamento della Repubblica dei Soviet e ad un governo dittatoriale.

 

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