Riceviamo e volentieri pubblichiamo questa profonda analisi dell'attuale periodo, che tutti noi stiamo vivendo con profonda sofferenza, la consideriamo più che una riflessione, e invitiamo i compagni ad aprire un dibattito sull'argomento. Grazie Compagna Letizia! Hasta la Victoria Siempre!


Riflessione più o meno a caldo

di: Letizia Magnani

Il peso della sconfitta è troppo forte per un ragazzo di non ancora vent’anni, cresciuto in una famiglia laica a forza di valori sociali e comunitari.

Dare l’Italia ancora una volta in mano ai fascisti è troppo per noi e per voi.

E’ troppo per me che credo nella società e nella comunità, ed è troppo per tutti coloro che, trentenni, quarantenni, cinquantenni e oltre hanno creduto e credono.

Crediamo, sì, crediamo ancora.

Ancora e nonostante tutto.

Ancora e siempre.

Ma non crediamo in questa sinistra banda, moderata e blanda, non crediamo in questa rincorsa al centro, in questo nuovo libertarismo che non ci è proprio.

Crediamo nei valori comunitari e sociali che tendono ad unire l’uomo, non a dividerlo.

Questo è ciò in cui io credo.

Ed è per questo che ogni giorno mi alzo dal letto ed è per questo che studio, lavoro, lotto e vivo.

Per questo, non per il finto benessere derivante dal consumismo, non per il finto associazionismo fatto di manichini numerati che si muovono su ordini impartiti dall’alto per un finto altruismo.

La finzione è micidiale.

E’ meglio essere cattivi, che fingere di essere buoni.

E’ meglio provocare, che fingere di capire.

Oggi non si sta più assieme.

Si è perso nei tempi il significato dello stare assieme.

Ognuno di noi è solo.

E da soli non si vince e non si perde, perché da soli non si può lottare e non si può vivere.

Occorrono gli altri per provare ad essere uomini. E occorre essere uomini per stare con gli altri.

Fin qui vuote parole trite e ritrite, già sentite, ma poca prassi.

Ma tendere alla comunità non è forse prassi? Volere, agognare la vita associativa non è forse il massimo grado di prassi?

Oggi tutto questo non c’è più.

E non c’è più per la volontà dei capetti borghesi che siedono ai tavoli importanti dei giochi mondiali, e giocano forte, senza pensare che la posta in gioco è la vita di miliardi di persone.

I bambini che muoiono di fame in Ruanda non lo sanno che sono solo pedine che servono al potere, non lo sanno che muoiono solo perché qualcuno ha voluto che così fosse.

Gli albanesi che vengono in Italia non lo sanno, ma siamo noi a volere che sia così. A volere che esistano disgraziati da accogliere, da additare, da incolpare, da punire.

Uccidere è facile. Ed è tanto più facile farlo in maniera impersonale. Uccidere un uomo a freddo è una questione da duri, ma ucciderne milioni e milioni da lontano è facile: è un gioco divertente e poco costoso, è un attimo.

Siamo colpevoli anche noi della morte.

Esiste anche un’altra forma di morte, però, si tratta di una morte psichica che è in grado di creare il potere.

Quale potere? Quello cieco detenuto dai figli di papà.

E l’Italia e le elezioni in tutto questo cosa c’entrano?

Non esiste più la sinistra.

Non esiste perché nessuno è in grado di accollarsi gli errori e, perché no, anche gli orrori, propri di quella sinistra. Ma quegli errori e quegli orrori sono serviti a portarci oggi fin qui: qui dove siamo, qui come siamo, uomini liberi.

Liberi di sbagliare, liberi di provare, liberi di vivere.

Quegli errori ci hanno dato la libertà, quegli orrori ci hanno dato la vita.

Ma la libertà, così come la vita sono due cose difficili da mantenere, difficili da gestire.

La libertà è la certezza di poter sbagliare, è la possibilità di provare, è la tentazione di fare qualcosa di giusto (e di buono).

La vita è stare assieme, è poter leggere e voler pensare.

La politica italiana di oggi nega la vita e nega la libertà.

E lo fa nella maniera più brutta, lo fa in maniera pacata, "moderata".

Lo fa sotto tono, quasi senza disturbare.

La gente non va più a votare: non ci va più perché non ci crede più, non ci va più, perché non ha più senso farlo.

Quando manca l’alternativa, quando manca la possibilità di scegliere, viene pian piano a scemare anche la voglia di farlo.

E’ invece nella natura dell’uomo scegliere. Scegliere fra alternative, scegliere le alternative.

Ma quando vengono meno le alternative, non ha più alcun senso scegliere. E con questo perde di senso l’intera vita umana.

In ciò sta l’errore dei moderati di tutti i partiti. Se in media stat virtus, non è però altrettanto vero che in media sia anche la felicità.

Ma la felicità è astratta, dirà qualcuno, non è concreta, è immateriale.

Ma la gioia del vivere è quanto mai materiale.

Ed è gioia star bene con se stessi, sapere che la strada intrapresa è, per quanto dura, buona; e accettare, se non capire, il senso della vita.

Ma le piccole diatribe di capetti riducono tutti questo a miseria. Riducono la vita e sviliscono il senso, annullano la gioia e scoloriscono la strada.

La politica fatta di slogan e di parole urlate non è ormai più politica.

Non più valori, non più programmi, non più uomini da votare, non più persone che votano.

Ma non valori, slogan, capetti da rendere famosi, masse ignoranti da persuadere.

E neanche masse: la differenza la fanno le percentuali ristrette di mediani, di moderati. La differenza nel maggioritario bipolare la fanno pochi uomini.

Le elezioni sono pilotate da un solo uomo e per questo perse da tutti.

E’ questo mediano mediocre che decide per tutti.

La democrazia è quindi annullata in una monocrazia insulsa, o al più in un'oligocrazia sbagliata.

Se questi avesse almeno la coscienza del suo potere? Se questi almeno avesse potere?

Se così fosse ci sarebbe almeno qualcuno contro cui lottare per ristabilire i principi comunitari di democrazia e di libertà.

Ma così non è.

Perché questa persona non lo sa.

Perché questa persona non esiste.

Se esistessero ancora la destra e la sinistra storica, la politica potrebbe ancora esercitarsi: avrebbe ancora sfogo, respirerebbe ancora a pieni polmoni, anziché come sembra col polmone artificiale.

Non appena la politica smetterà di respirare anche artificialmente, anche la società finirà miseramente, morirà per sempre e con lei noi, "uomini di buona volontà".

Neanche la destra più estrema avrebbe voluto questo.

Ma ciò che più mi avvilisce è che la sinistra attuale, la sinistra tutta, ancora non capisca.

Questa blanda sinistra si illude di avere un nemico da combattere, Berlusconi. E così perde di vista ogni cosa e perfino se stessa.

Così perde di vista il suo ruolo storico, trasversale ed internazionale.

Berlusconi è sì un nemico contro cui combattere. Ma a maggior ragione occorre oggi lottare contro le brutte copie di finti cavalieri che stanno a sinistra, si dicono uomini di sinistra, e invece pensano come uomini di destraNota 1.

D’Alema ha perso non perché abbia sbagliato la propria politica, ma perché ha fatto una politica non propria. Perché ha fatto la politica di Berlusconi.

Ed ha perso perché, oltre ad aver fatto una politica non propria, l’ha fatta anche male. Ha copiato ed è stato scoperto. Un bel cappello da asino non glielo toglie nessuno.

E’ indubbio che i soldi facciano gola. E’ indubbio che le paiettes, il lusso, lo champagne, le ville, le navi piacciano a tutti.

Ma vile e navi non sono nostre.

Caro D’Alema, Karl Marx è morto povero a Londra, Che Guevara è morto povero in Bolivia. E quanti Marx e quanti Guevara vivono al mondo poveri, con meno di un dollaro al giorno? A loro non servono navi e ville: a loro basta la vita.

O meglio la non vita che sono costretti a fare anche per colpa tua.

Se la destra di oggi paga a suon di miliardi, noi "mettiamo in campo" i valori nostri, quelli che ancora si respirano fra i compagni che ancora lavorano per il partito nelle varie feste dell’Unità.

Tiriamo fuori il valore della Solidarietà e quello dell’Amicizia. Tiriamo fuori quello di Giustizia e di Democrazia. Tiriamo fuori quello di Libertà e di Umanità.

Tiriamo fuori ciò che è nostro proprio di uomini.

Forse allora la chiesa capirebbe che noi non mangiamo i bambini, ma che li facciamo e cresciamo con Amore.

Forse in quel caso la gente tornerebbe a votare e a sorridere.

Il carrozzone può passare e andare: noi non saliremo, resteremo a terra, nudi e decorosi nella nostra povertà materiale e ricchezza spirituale.

Che gli altri muoiano per il cancro del consumismo che è in corsa verso la fine, senza accorgersi che se l’umanità volge al termine, anche lui finirà in niente, in polvere e cenere.

Dimentichiamo le luci e le paiettes della rivista. Non agogniamo alla fama stupida e vuota.

Cerchiamo di riempire di senso ogni azione: cerchiamo di tornare a are un senso alle parole che ormai sono niente.

Le parole senza senso sono solo segno

I valori dimenticati non sono più.

Le azioni fatte tanto per farle sono solo gesti nel vuoto di una stanza. Sono movimenti in non luoghi e basta.

Le facce sorridenti dei candidati sui muri sono tutte uguali.

Se non ci fosse sotto o sopra o di fianco quel simbolino tu non capiresti chi è "dei nostri" e chi è "dei loro".

Le frasi sono le stesse, scritte dagli stessi pubblicitari per lo stesso fine: vincere, vincere, vincere.

E anche i simboli in verità ormai non simboleggiano quasi nulla.

E’ tutto finito ragazzi andiamo a casa: dove tv e internet ci accoglieranno maliziosi e benigni col loro sorriso (virtuale anch’esso) rassicurante e convincente.

Finiremo così, come predetto da Orwell, salvo il fatto che quel potere era intelligente, mentre questi pseudo poteri sono solo furbi.

Ma noi non cogliamo più la differenza fra furbo e intelligente, fra bene e male, fra rosso e nero.

Spero che nel resto del mondo le cose non vadano così, e la vita sia ancora vita e l’amore sia ancora amore. Ma temo che questa sia solo una speranza vuota e vana.

Rimbocchiamoci le maniche: ascoltiamo il passato, dimentichiamo il presente e proviamo a vivere.

17 aprile 2000


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